Gazzetta di Modena

Modena

CASO GUERCINO. INTANTO IL SOSPETTATO RESTA IN CARCERE 

Don Gherardi risponde per ore al procuratore

Don Gherardi risponde per ore al procuratore

Caso Guercino: ieri mattina don Gianni Gherardi, il parroco di San Vincenzo (la chiesa dove si trovava la tela rubata), è stato ascoltato come persona informata sui fatti dal procuratore di Modena...

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Caso Guercino: ieri mattina don Gianni Gherardi, il parroco di San Vincenzo (la chiesa dove si trovava la tela rubata), è stato ascoltato come persona informata sui fatti dal procuratore di Modena Lucia Musti e dalla titolare dell’indagine, il pm Claudia Ferretti. Il sacerdote è rimasto a lungo a rispondere ai magistrati su alcuni punti ancora adesso poco chiari di questa vicenda tutta da ricostruire (gli atti della Procura di Casablanca devono ancora arrivare in Italia).
Ieri sera, poi, è arrivata la sentenza della Corte d’Appello di Bologna che ha rigettato la richiesta del sospettato, Mustapha Tahir, di poter passare dagli arresti in carcere ai domiciliari.
Il sacerdote è stato convocato come semplice testimone. Don Gianni ha sempre ripetuto di non conoscere Tahir, il marocchino ora a Sant’Anna in attesa dell’udienza di estradizione per il Marocco, che secondo la Procura di Casablanca ha fatto parte sia della gang che ha compiuto il clamoroso furto della tela nell’agosto 2014 sia lo spedizioniere della tela rubata e arrotolata dentro un tappeto. Tahir, però, risulta essere suo inquilino nell’appartamento di via Gherarda accanto all’uscita secondaria di San Vincenzo: lì abitava con la moglie e i figli piccoli fino al momento dell’arresto ed era considerato un immigrato irreprensibile, con lavoro regolare e senza alcuna “macchia” nella fedina penale. È possibile che don Gianni non l’abbia mai incontrato? L’incontro tra il parroco, il procuratore e il suo sostituto avvenuto ieri mattina s’inquadra nell’ambito dell’inchiesta modenese sul clamoroso e misterioso furto del quadro. La nostra Procura sta infatti continuando l’indagine sul furto: sulla tecnica, sulle circostanze e soprattutto sui componenti della banda. Questa indagine resta parallela a quella marocchina che riguarda l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e vede coinvolti 4 residenti di Casablanca, tutti in carcere, e alcuni fiancheggiatori denunciati. Non si sa nulla sul rientro in Italia della tela rovinata.
Carlo Gregori

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