Corruzione: Rispoli condannato a 5 anni
di Carlo Gregori
Appalti stradali truccati. “Stangato” l’ex dirigente del Comune di Castelfranco. Un anno al tecnico carpigiano Prisciandaro
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CASTELFRANCO. Cinque anni a Nicola Rispoli (ex dirigente dell'Ufficio Tecnico del Comune di Castelfranco) e un anno a Marco Prisciandaro (geometra e ex addetto all'Ufficio Tecnico del Comune di Carpi). Per entrambi interdizione perpetua dai pubblici uffici e divieto tassativo di trattare per le pubbliche amministrazioni. Previste provvisionali ai Comuni per i quali erano in servizio. Per Rispoli confisca di beni per 6mila euro. E poi tre anni e sei mesi all’imprenditore che, secondo la ricostruzione del pm Francesca Graziano, faceva da controparte e mediatore per “aggiustare” la gare d’appalto: Mario Silvestri. Un anno a Giulio Fila. Assolta Chiara Gazzadi. Assolto e prescritto Mario Speria. Assolto un artigiano di Castelfranco. Si è concluso così il maxi-processo per il “Caso Demiurgo” della Squadra Mobile di Modena che aveva portato alla luce un giro di mazzette al 5% per favorire le gare d’appalto per lavori stradali a ditte “amiche”. Un impianto accusatorio riconosciuto fondato dal Terzo Collegio del Tribunale. E che è stato visto con soddisfazione dalla Procura e dallo stesso pm Graziano.
Corrotto e concussore: questo dunque il “ritratto penale” che emerge alla fine del processo per l’architetto Nicola Rispoli, l’ex dirigente tecnico del Comune di Castelfranco (difeso dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini) che ricorrerà in appello. Un manager pubblico che secondo i giudici ha percepito denaro illecito e anche favori per assegnare la costruzione di una scuola e soprattutto di una gara per segnaletica stradale. Dall’altra parte della provincia, a Carpi, il tecnico comunale Prisciandaro è stato invece prosciolto dall’accusa di corruzione ma condannato per turbativa d’asta (lo difendeva Manfredo Termanini).
A unire i due casi sempre lo stesso uomo, un anziano imprenditore: Mario Silvestri (difeso da Riccardo e Giorgio Pellicciardi). Per lui 3 anni e sei mesi di carcere perché secondo i giudici (ma sarà chiarito nelle motivazioni) è credibile che fosse colui che si accordava per sé e per altri con i tecnici comunali “amici” in cambio di denaro. Tra prescrizioni e assoluzioni, è questo il nucleo dell’inchiesta che è resistito. Unico neo: i due mesi di carcere in custodia cautelare fatti da Speria, allora indagato, ora imputato assolto. Secondo l’accusa, il meccanismo aveva portato i tecnici ad accumulare un tesoretto: «Dal 2008 al 2012 (con una pausa nel 2010), è stata appurata l'assegnazione di appalti sempre alle stesse identiche ditte - spiegò la questura - l'importo di ogni singolo appalto variava dai 10-15mila euro fino a 100mila euro per gli interventi più importanti». Gli investigatori avevano raccolto prove sui tecnici arrestati: favorivano le ditte amiche modificando gli importi contenuti nelle buste degli appalti in cambio di regalie.
Corrotto e concussore: questo dunque il “ritratto penale” che emerge alla fine del processo per l’architetto Nicola Rispoli, l’ex dirigente tecnico del Comune di Castelfranco (difeso dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini) che ricorrerà in appello. Un manager pubblico che secondo i giudici ha percepito denaro illecito e anche favori per assegnare la costruzione di una scuola e soprattutto di una gara per segnaletica stradale. Dall’altra parte della provincia, a Carpi, il tecnico comunale Prisciandaro è stato invece prosciolto dall’accusa di corruzione ma condannato per turbativa d’asta (lo difendeva Manfredo Termanini).
A unire i due casi sempre lo stesso uomo, un anziano imprenditore: Mario Silvestri (difeso da Riccardo e Giorgio Pellicciardi). Per lui 3 anni e sei mesi di carcere perché secondo i giudici (ma sarà chiarito nelle motivazioni) è credibile che fosse colui che si accordava per sé e per altri con i tecnici comunali “amici” in cambio di denaro. Tra prescrizioni e assoluzioni, è questo il nucleo dell’inchiesta che è resistito. Unico neo: i due mesi di carcere in custodia cautelare fatti da Speria, allora indagato, ora imputato assolto. Secondo l’accusa, il meccanismo aveva portato i tecnici ad accumulare un tesoretto: «Dal 2008 al 2012 (con una pausa nel 2010), è stata appurata l'assegnazione di appalti sempre alle stesse identiche ditte - spiegò la questura - l'importo di ogni singolo appalto variava dai 10-15mila euro fino a 100mila euro per gli interventi più importanti». Gli investigatori avevano raccolto prove sui tecnici arrestati: favorivano le ditte amiche modificando gli importi contenuti nelle buste degli appalti in cambio di regalie.
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