Io e Vasco/ Ivano Zanotti: «Vasco entrerà nel Guinness»
MODENA . Una chiamata all’improvviso. E non è una chiamata qualsiasi quella che riceve Ivano Zanotti, bolognese doc di 37 anni, uno dei più grandi batteristi italiani. Sul display del suo smartphone compare il nome di Guido Elmi, il manager di Vasco Rossi. Anche un “big drummer” come Ivano, che sa picchiare e accarezzare la batteria come pochi e non solo in Italia perchè tante e importanti sono le sue collaborazioni internazionali, sente scorrere nelle vene un fiume di adrenalina. «Devi venire in studio da Vasco, c’è un pezzo da registrare».
Ivano è già lì, Vasco non c’è, ma Cambiamenti, il secondo singolo dell’album Sono Innocente ha nella sua sezione ritmica il sound inconfondibile di Ivano Zanotti, un ragazzone che vanta esperienze importantissime in Italia e all’estero e che può saltare dal genere fusion, al rock, al blues e al pop con estrema disinvoltura tanto è il suo patrimonio tecnico. Ha iniziato a suonare a otto anni, poi un’escalation continua che lo ha portato alla corte di Eugenio Finardi, Alan Sorrenti, Federico Pongipollini, il mitico capitan Fede di Ligabue, e ancora Antonello Venditti, Francesco Guccini e Loredana Bertè con la quale è in tour.
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E’ stato l’unico batterista del concerto Amiche in Arena che si è tenuto a Verona con tutte le grandi artiste della musica italiana. Incontriamo Ivano Zanotti in occasione di un clinic da Lenzotti strumenti musicali che tiene in compagnia del chitarrista Giuseppe Scarpato e del bassista Giorgio Santisi.
Ivano, raccontaci della collaborazione con Vasco?
«Mi è arrivata la chiamata di Guido Elmi e sono volato in studio da Vasco a registrare Cambiamenti. Vasco quel giorno non c’era, ci siamo incontrati dopo e quando ci siamo visti mi ha detto a modo suo “bella camicia ragazzo”. Ma lo conoscevo già perchè nel 2007 e nel 2008 ho aperto i suoi concerti. Durante i live, però, è difficile incrociarlo perchè lo vedi sempre e solo con la sua band. Sono comunque in contatto con tanti suoi musicisti attuali ed ex come il Gallo, Stef e Maurizio Solieri».
C’è anche una possibilità per i live con Vasco in futuro?
«Se n’è accennato, ma Vasco è ancora Usa dipendente e vuole batteristi a stelle e strisce. Quella degli americani è una mania che penalizza ingiustamente soprattutto i bassisti e i batteristi italiani. Comunque, se serve, mi faccio fare un passaporto falso americano ».
Cos’ha di speciale Vasco?
«Oltre alla genialità, è l’unico artista italiano che si è avvicinato veramente al rock’n roll. Si è inventato un sound diverso da tutti e non si ferma. Nell’ultimo album c’è una chiara impronta metal: io preferisco quelli precedenti, ma dopo 20 dischi e 40 anni di carriera ci sta di provare a cambiare. E poi è sempre vero: quando sali su certi palchi non puoi bluffare. L’adrenalina sale a mille e devi essere te stesso. Lui è l’immortale».
Modena Park, è l’evento degli eventi?
«Certo. Sarà un concerto incredibile destinato a fare entrare Vasco nel Guinness dei primati perchè batterà tutti i numeri e i record della musica italiana. Oltre 200mila persone a Modena, un pubblico incredibile, la degna cornice per festeggiare i 40 anni di carriera e a casa tua. Sono di Bologna e mi chiedo spesso come Modena possa riuscire a gestire un simile concerto. Che sarà un kolossal».
Paolo Vecchi
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