And the winner is... Zocca! Collegati alla storia più bella
di Monica Tappa
E’ la II A della “Martiri della Libertà” ad aggiudicarsi il Campionato di lettura L’emozione della diretta via computer con una compagna sul letto d’ospedale
3 MINUTI DI LETTURA
E alla fine … ha vinto Zocca. È stata infatti la classe 2ªA della scuola “Martiri della Libertà” di Zocca che si è portata a casa il titolo di “Campione Intercomunale di Lettura” 2017 superando, sul filo dei punti, la 1ªF di Castelnuovo, la 2ªB di Savignano, la 2ªC di Marano e le classi 2ªE e 2ªC di Vignola al Campionato di lettura che, da nove anni, coinvolge le classi seconde delle scuole secondarie di I grado dei comuni aderenti al Sistema Bibliotecario Intercomunale di Vignola.
«I ragazzi – dice Elisabetta Zanettini, bibliotecaria - in questi mesi, si sono dati battaglia su titoli, trame e personaggi dimostrando grande interesse, partecipazione ed entusiasmo in un clima di sana competizione, ma soprattutto di rispetto e collaborazione. Vanno rinnovati, sicuramente, i complimenti alla classe vincitrice e a tutti gli studenti che hanno partecipato con grande impegno, ma vorrei rivolgere un ringraziamento particolare agli insegnanti per la loro collaborazione e al “conduttore” del nostro campionato, Eros Miari per la sua professionalità e la sua travolgente passione».
Che poi… hanno vinto tutti. E sono andati oltre, questi ragazzi. Perché a volte, nella realtà, le storie belle si intrecciano ad altre che invece belle non sono, e stringono la pancia e il cuore e fanno odiare un po’ la vita quando fa così. E si aggrappano un poco alle emozioni e ai bordi degli occhi, le storie quando sono belle anche se belle non sono. E fanno respirare un po’ sospesi, col fiato mozzato, in bilico tra la grande bellezza e il buio. Per chi c’era, e per chi l’ha saputo, sicuramente resterà nella memoria un’immagine particolare, che fa parte di una fiaba in cui si spera sempre il lieto fine, ma chissà se sarà così.
C’era un pc, acceso, in uno dei gruppi. E quel pc era allo stesso tempo una finestra e un filo rosso, che legava i ragazzini che erano lì a una compagna che invece non poteva esserci e ha partecipato, con loro, da un letto d’ospedale (auguri, auguri tantissimi, a te...)
Ci vuole coraggio per pesare il cuore con entrambe le mani, canta Tiziano Ferro in una delle sue canzoni e questa frase era come se rimbombasse negli animi, pensando a quel pc e a quel che c’era dentro e attorno alla luce azzurrina di un monitor che creava strane ombre danzanti sul viso di ragazzini concentrati. Uniti, nonostante tutto. Fortissimi. Vincenti, tutti, loro, che spesso senza mettersi in cattedra a saperli guardare tratteggiano una via che sa di giustezza e di armonia molto più di quella che tracciamo noi adulti.
E in questa storia, a partire dall’attenzione di Miari e degli insegnanti fino alla cura con la quale si sono mossi i ragazzi, mi ha colpito quel senso di appartenenza che arriva a coinvolgere chi vive seguendo il cuore, o il buon senso, o l’amore (troppa retorica?). E ricorda, tra gli altri, quel “non so che” che fa andare “contro” o oltre le convenzioni e le regole e crea magie. Come è accaduto, quasi settanta anni fa, in un paesucolo toscano di montagna alle pendici del monte Giovi, che si chiamava Barbiana e che a chiamarlo paese gli si faceva un regalone: ché “Barbiana è una chiesa con la canonica, con una ventina di case sparse nel bosco e nei campi circostanti, isolate tra loro e senza strade, acqua, luce e scuola, grazie a un giovane che si chiamava Lorenzo e che molti chiamavano il pretino matto. E altri, i più fortunati, forse, Il maestro. A lui si deve una delle più importanti esperienze educative del nostro paese cui rende omaggio, in modo potentissimo, l’albo “Il maestro” di Fabrizio Silei e Simone Massi, Orecchio Acerbo Editore, appena arrivato in libreria.
Don Milani aveva scritto “I care” che significa “me ne importa, mi sta a cuore”, sul muro. Questi ragazzi insegnanti e formatori lo hanno portato in mezzo a noi. Grazie.
«I ragazzi – dice Elisabetta Zanettini, bibliotecaria - in questi mesi, si sono dati battaglia su titoli, trame e personaggi dimostrando grande interesse, partecipazione ed entusiasmo in un clima di sana competizione, ma soprattutto di rispetto e collaborazione. Vanno rinnovati, sicuramente, i complimenti alla classe vincitrice e a tutti gli studenti che hanno partecipato con grande impegno, ma vorrei rivolgere un ringraziamento particolare agli insegnanti per la loro collaborazione e al “conduttore” del nostro campionato, Eros Miari per la sua professionalità e la sua travolgente passione».
Che poi… hanno vinto tutti. E sono andati oltre, questi ragazzi. Perché a volte, nella realtà, le storie belle si intrecciano ad altre che invece belle non sono, e stringono la pancia e il cuore e fanno odiare un po’ la vita quando fa così. E si aggrappano un poco alle emozioni e ai bordi degli occhi, le storie quando sono belle anche se belle non sono. E fanno respirare un po’ sospesi, col fiato mozzato, in bilico tra la grande bellezza e il buio. Per chi c’era, e per chi l’ha saputo, sicuramente resterà nella memoria un’immagine particolare, che fa parte di una fiaba in cui si spera sempre il lieto fine, ma chissà se sarà così.
C’era un pc, acceso, in uno dei gruppi. E quel pc era allo stesso tempo una finestra e un filo rosso, che legava i ragazzini che erano lì a una compagna che invece non poteva esserci e ha partecipato, con loro, da un letto d’ospedale (auguri, auguri tantissimi, a te...)
Ci vuole coraggio per pesare il cuore con entrambe le mani, canta Tiziano Ferro in una delle sue canzoni e questa frase era come se rimbombasse negli animi, pensando a quel pc e a quel che c’era dentro e attorno alla luce azzurrina di un monitor che creava strane ombre danzanti sul viso di ragazzini concentrati. Uniti, nonostante tutto. Fortissimi. Vincenti, tutti, loro, che spesso senza mettersi in cattedra a saperli guardare tratteggiano una via che sa di giustezza e di armonia molto più di quella che tracciamo noi adulti.
E in questa storia, a partire dall’attenzione di Miari e degli insegnanti fino alla cura con la quale si sono mossi i ragazzi, mi ha colpito quel senso di appartenenza che arriva a coinvolgere chi vive seguendo il cuore, o il buon senso, o l’amore (troppa retorica?). E ricorda, tra gli altri, quel “non so che” che fa andare “contro” o oltre le convenzioni e le regole e crea magie. Come è accaduto, quasi settanta anni fa, in un paesucolo toscano di montagna alle pendici del monte Giovi, che si chiamava Barbiana e che a chiamarlo paese gli si faceva un regalone: ché “Barbiana è una chiesa con la canonica, con una ventina di case sparse nel bosco e nei campi circostanti, isolate tra loro e senza strade, acqua, luce e scuola, grazie a un giovane che si chiamava Lorenzo e che molti chiamavano il pretino matto. E altri, i più fortunati, forse, Il maestro. A lui si deve una delle più importanti esperienze educative del nostro paese cui rende omaggio, in modo potentissimo, l’albo “Il maestro” di Fabrizio Silei e Simone Massi, Orecchio Acerbo Editore, appena arrivato in libreria.
Don Milani aveva scritto “I care” che significa “me ne importa, mi sta a cuore”, sul muro. Questi ragazzi insegnanti e formatori lo hanno portato in mezzo a noi. Grazie.
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