Corruzione, due poliziotti indagati
di Stefano Totaro
Finti matrimoni in cambio di permessi di soggiorno: la Mobile scopre il giro, 13 indagati, un agente sospeso e interdetto
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Corruzione , violazione dei doveri d’ufficio, e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un’indagine della Procura investe la questura modenese: arrestati due stranieri di 42 anni che gestivano da almeno un anno un piccolo racket, interdetto un poliziotto 45enne impiegato all’ufficio immigrazione, indagate altre dieci persone: tre donne italiane, sei stranieri e un altro poliziotto di 39 anni. La squadra mobile, le cui indagini sono state coordinate dai pubblici ministeri Imperato e Graziano, è riuscita a scoprire, attraverso intercettazioni, controlli e pedinamenti, un giro di permessi di soggiorno che venivano consegnati in occasione di matrimoni finti. In almeno una ventina di occasioni vi sono stati matrimoni combinati, celebrati in Comune tra giovani albanesi e marocchini con donne italiane abbastanza in età. Fatto il matrimonio ecco la richiesta di permesso di soggiorno , documento che arrivava dopo il pagamento di tremila euro ai gestori del giro, mentre al poliziotto compiacente venivano fate regalie. Denaro contante? Questo è ancora da dimostrare e l’inchiesta non è finita e, come detto, coinvolge anche un altro poliziotto per il quale non è stata richiesta una misura cautelare. Ma di certo all'agente compiacente sono arrivati un divano nuovo, un cambio di pneumatici con cerchi in lega, il suo appartamento è stato tinteggiato e ha potuto usufruire di tante cene offerte.
Dunque il sistema era ben congegnato. L’albanese, ora in carcere, era il gestore, la mente del giro, mentre il marocchino era il suo complice. A loro si rivolgevano connazionali irregolari, che necessitavano del permesso di soggiorno. Il sistema più facile era quello di convolare a nozze: una volta sposata un’italiana non ci sarebbe stato alcun problema nell'ottenere il prezioso documento. Così ecco che venivano trovate donne compiacenti , in età avanzata, che si prestavano al ruolo di spose. Il “marito”, alla fine , doveva pagare 3mila euro agli organizzatori i quali, a loro volta, facevano favori al poliziotto che sbrigava tranquillamente la pratica salvo poi omettere i controlli successivi, obbligatori e che vanno effettuati entro un certo limite di tempo. Gli investigatori infatti hanno controllato le varie coppie: erano unioni fittizie, le spose vivevano in altre case, non c’era alcuna relazione.
I controlli che venivano omessi puntavano proprio a verificare la veridicità sostanziale dell’unione matrimoniale della nuova coppia. Una ventina di matrimoni fasulli dunque. Gli investigatori, che hanno iniziato a indagare probabilmente per casi di permessi di soggiorno elargiti in modo “disinvolto”, hanno scoperto , intrecciando i casi, il sistema legato ai finti matrimoni-permessi - regalie, ma si sta indagando anche per verificare se vi siano altri sistemi, quello classico del pagamento in contanti, delle bustarelle in cambio di favori. Si sta cercando di verificare, in sostanza, se ci siano all’Ufficio immigrazione della nostra questura altri giri che non riguarderebbero solamente i due agenti sinora finiti nel mirino.
L’indagine, svolta con metodi tradizionali e tecnologici, è stata facilitata anche dal fatto che il poliziotto e i due stranieri parlavano liberamente al telefono, non immaginando di essere ascoltati. Arrivava un ordine per un permesso di soggiorno ed ecco che il meccanismo si metteva in moto.
Dunque il sistema era ben congegnato. L’albanese, ora in carcere, era il gestore, la mente del giro, mentre il marocchino era il suo complice. A loro si rivolgevano connazionali irregolari, che necessitavano del permesso di soggiorno. Il sistema più facile era quello di convolare a nozze: una volta sposata un’italiana non ci sarebbe stato alcun problema nell'ottenere il prezioso documento. Così ecco che venivano trovate donne compiacenti , in età avanzata, che si prestavano al ruolo di spose. Il “marito”, alla fine , doveva pagare 3mila euro agli organizzatori i quali, a loro volta, facevano favori al poliziotto che sbrigava tranquillamente la pratica salvo poi omettere i controlli successivi, obbligatori e che vanno effettuati entro un certo limite di tempo. Gli investigatori infatti hanno controllato le varie coppie: erano unioni fittizie, le spose vivevano in altre case, non c’era alcuna relazione.
I controlli che venivano omessi puntavano proprio a verificare la veridicità sostanziale dell’unione matrimoniale della nuova coppia. Una ventina di matrimoni fasulli dunque. Gli investigatori, che hanno iniziato a indagare probabilmente per casi di permessi di soggiorno elargiti in modo “disinvolto”, hanno scoperto , intrecciando i casi, il sistema legato ai finti matrimoni-permessi - regalie, ma si sta indagando anche per verificare se vi siano altri sistemi, quello classico del pagamento in contanti, delle bustarelle in cambio di favori. Si sta cercando di verificare, in sostanza, se ci siano all’Ufficio immigrazione della nostra questura altri giri che non riguarderebbero solamente i due agenti sinora finiti nel mirino.
L’indagine, svolta con metodi tradizionali e tecnologici, è stata facilitata anche dal fatto che il poliziotto e i due stranieri parlavano liberamente al telefono, non immaginando di essere ascoltati. Arrivava un ordine per un permesso di soggiorno ed ecco che il meccanismo si metteva in moto.
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