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Modena: Torre di controllo operazione nostalgia tra auto e motori

di Saverio Cioce
Modena: Torre di controllo operazione nostalgia tra auto e motori

Risistemata la struttura che controllava l’ex autodromo Inaugurazione con l’ing. Forghieri e don Mantovani

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MODENA. Chiamatele, se volete vecchie glorie, la Brabham pacheggiata nel cortile e le Ferrari che sfrecciano in bianco e nero nelle foto. Poi alzate gli occhi in alto e tornate a vedere com’era la torre di controllo che guardava la pista, l’ex autodromo “inaugurato 67 anni e 23 giorni fa”, come ha detto emozionato al microfono Alessandro Rasponi durante l’inaugurazione della “Torretta dei Piloti”, tirata a lucido per l’occasione.

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Lui, presidente a 38 anni del Club Motori di Modena, non era ancora nato quando il rombo di auto, moto e aerei nel circuito a due passi della città si era spento. Ma ieri mattina, a fianco del sindaco e davanti a monumenti della Formula 1 come l’ingegner Forghieri e don Sergio Mantovani, si è emozionato quando ha celebrato la riapertura di un edificio rinnovato, com’era e dov’era. La torretta squadrata che si alza tra viale Autodromo e la via Emilia che guarda verso la Madonnina, è stata per molti anni un simbolo della città. “Modena come Indianapolis” dicevano manifesti per il GP di Formula 2 del 1951. E così ripetevano i meccanici della Maserati e del Cavallino si sfidavano con i piloti.
E se quel sogno ritorna a vivere? Ha cambiato pelle ma c’è chi vuole che Modena sia il centro pulsante della Motor Valley dove in una manciata di chilometro c’è il meglio del motorismo sportivo mondiale. «Quando la Maserati mi ha chiesto un pezzo di città per sperimentare le vetture senza pilota ho detto subito di sì perchè dobbiamo scommettere sul futuro - ha riassunto il sindaco Muzzarelli - se vogliamo che Modena resti la capitale dei motori». Attorno a lui, centinaia di tecnici e appassionati del mondo dei motori oltre alla splendida collezione di moto costruite a Modena tra gli anni ’20 e gli anni ’50, dalla Mignon alla Maserati, passando per Simonini, Marcheselli e le sue Lgm da corsa, senza dimenticare la MV Agusta Corsa 500 cc (l’unica sopravvissuta degli unici due esemplari da competizione) e la mitica Harley 350 con cui Valter Villa vinse il mondiale nel 1976.
Un brivido per tutti e applausi alla banda cittadina, che ha sede lì a fianco, e il gruppo di astrofili che in cima alla torretta possono guardare le stelle in santa pace.
In basso, giusto a fianco dell’edificio bianco e rosso, Brabham da corsa e Ferrari da strada, in un connubio senza contrasti.
«Io qui non ho mai potuto guidare una delle vetture che progettavo per la Formula 1 - ha detto tra l’altro l’ingegner Forghieri, braccio destro del Drake per lunghi anni - Me lo proibì Enzo Ferrari in persona, anche perchè aveva già perso la vita un altro ingegnere per questa ragione».
Al suo fianco il parroco della Formula 1, don Mantovani, che ha distribuito da par suo sorrisi e preghiere, benedizioni e battute per il taglio del nastro.
L’operazione nostalgia, per aggiungere un altro blasone a una città che ha il cuore che batte a sei cilindri, è appena partita.
Ma c’è già chi si è iscritto. «A fine stagione - ha promesso il modenese Andrea Bertolini, tre volte campione del mondo Fia Gt, pilota di Ferrari e Maserati - vi regalo la mia tuta». Il museo dei motori, comunque lo si voglia chiamare, è dietro l’angolo, assieme a quelli di Stanguellini, Righini e Panini. Forse nasce un’altra favola.

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