Gazzetta di Modena

Modena

l’inchiesta per corruzione in questura 

Quei finti matrimoni che “finivano” dopo tre giorni

di Stefano Totaro

Si dichiarano estranei ai fatti i due poliziotti accusati di corruzione e di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nell’ambito dell’inchiesta che ha scosso l’ufficio immigrazione della nostra...

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Si dichiarano estranei ai fatti i due poliziotti accusati di corruzione e di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nell’ambito dell’inchiesta che ha scosso l’ufficio immigrazione della nostra questura. Tramite i rispettivi avvocati, i due agenti hanno espresso estremo stupore circa il loro coinvolgimento in un giro di matrimoni fittizi, creati ad hoc per ottenere i permessi di soggiorno. Un piccolo racket gestito un albanese di 42 anni, e un marocchino coetaneo, il primo ora in carcere, l’altro ai domiciliari. «Non ho mai ricevuto mazzette» ha dichiarato l’agente che è stato indagato e che avrebbe avuto un ruolo meno importante in questa vicenda. Per l’altro agente, il 45enne per il quale la procura aveva chiesto la misura cautelare del carcere mentre il Gip ha deciso per la sospensione e l’interdizione dall'incarico, si attende di sapere la data dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice. Nel suo caso il lasso di tempo per essere fissato è di 10 giorni. Intanto emergono alcuni particolari circa alle modalità dei matrimoni fittizi. Per ottenere in permessi di soggiorno bisognava che vi fossero le condizioni fondamentali per richiederlo, ovvero il matrimonio con una italiana. E così ecco che l’albanese e il marocchino organizzavano le coppie: giovani , dai 20 ai 25 anni, che si sposavano regolarmente in Comune con donne italiane, dai 50 ai 60 anni. Donne italiane compiacenti, che avevano bisogno di arrotondare le proprie entrate, e che dunque si prestavano a sposare stranieri sconosciuti. Per evitare che nascessero malintesi e pretese di qualsiasi tipo, sia a livello economico, e, a volte, anche di... lenzuola, c’era una specie di regolamento che le coppie sottoscrivevano. La loro unione doveva durare almeno tre giorni: per tre giorni i due dovevano restare sotto allo stesso tetto poi c’era il rompete le righe, ognuno se ne andava per la propria strada. Nel periodo finale, quando i controlli sui permessi si intensificarono in virtù proprio dell’inchiesta in atto, ci furono casi in cui la donna “neo sposa”, che era nella vita normale impegnata con il suo vero compagno, ha dovuto per un po’ far entrare in casa “lo sposo” per fare sembrare regolare il matrimonio combinato. Il compagno vero era stato “esiliato” da amici o parenti in attesa della fine dei controlli. Il ruolo fondamentale dell’agente che è stato sospeso era quello di omettere i successivi controlli dopo il matrimonio, e dopo due o tre mesi la pratica era definitivamente archiviata. In cambio, come ha dimostrato la Mobile, l’agente riceveva regali: un divano, un treno di gomme, la tinteggiatura della casa.

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