Richiedenti asilo, i sindaci di Modena facciano di più
L'appello del prefetto, che evidenzia le difficoltà nel reperire alloggi dove ospitare i migranti, che saliranno nel giro di poco tempo fino a quota 2100
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MODENA "Dobbiamo aumentare i numeri dell'accoglienza, dobbiamo trovare nuovi alloggi. Al momento siamo a quota 1.600 richiedenti asilo e ne arriveranno altri 500. Come progetto Sprar oltrepasseremo quindi le 2.000 persone, stiamo concludendo una gara e dovremo farne un'altra al più presto". Così il prefetto di modena, Maria Patrizia Paba, facendo il punto sull'accoglienza profughi incontrando i giornalisti.
Segnalando che comunque nel sito della prefettura vengono pubblicati tutti gli aggiornamenti sulle attività nel territorio, Paba non fornisce numeri precisi e ufficiali sulla presenza dei profughi o sui tempi di rilascio dei permessi loro dedicati, ma invita tutti a fare un pò di più.
Perchè i nuovi arrivi incombono e la macchina in contatto con Bologna deve ingranare, nonostante qualche sindaco si sia messo di traverso (in realtà solo Sandro Palazzi di Finale Emilia) e nonostante le polemiche nei territori. Paba cita anche il tema delle assegnazioni forzate ("è uno strumento") ma si lavora ad altre strade, intanto, che tengano conto delle specificità dei singoli paesi e territori, tra piccoli numeri e secondi arrivi.
Al momento, i richiedenti asilo sono distribuiti nei 47 comuni modenesi (l'accordo Viminale-Anci è stato aggiornato da 2,5 ospiti a tre ogni 1.000 abitanti) eccetto alcuni tra quelli più piccoli, come quelli montani da neanche un migliaio di residenti, e i nove dell'Area Nord oltre a Novi. In quest'ultimo caso, fino all'anno scorso valeva l'esenzione per i centri più colpiti dal sisma ma adesso tutti devono fare la loro parte, seppur con gradualità, o fare di più, come nel caso di carpi. Il punto è che non si trovano alloggi privati, mentre pure nel distretto ceramico c'è chi, come Maranello, deve accelerare.
In ogni caso, Paba distende, dice di non vedere ostacoli all'orizzonte e precisa che "solo in un caso non ho ricevuto una risposta positiva", appunto quello di Finale, comunque in evoluzione.
"Serve la disponibilità dei privati", insiste il prefetto sul fronte caldo degli alloggi: "bene il modello dell'accoglienza diffusa, ma serve - si raccomanda il prefetto - un ulteriore impegno da parte delle diverse comunità".
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Si passa poi a parlare di inclusione concreta facendo l'esempio delle attività di formazione da dedicare ai migranti, con tanto di attestati finali, intese come non sostitutive degli altri lavori volontari e comunque ancora da sviluppare in armonia coi sindaci. In tutto questo, risuona ancora l'eco della manifestazione della settimana scorsa in centro a Modena alla quale decine e decine di persone hanno gridato contro le lungaggini dei permessi e contro un certo "sfruttamento".
Su questo il prefetto è netto: "Affermo con totale sicurezza che a Modena non si può parlare di sfruttamento di immigrati richiedenti asilo, nè di discriminazione o razzismo nel sistema dell'accoglienza. La qualità degli stessi servizi di accoglienza, ispezioni con cadenza almeno trisettimanale della prefettura anche insieme con l'Ausl, l'attenzione ad hoc delle forze dell'ordine".
Del resto, "è il sistema di accoglienza diffusa che consente di fatto un controllo sociale alle attività", rimarca il prefetto. Sui tempi dei rilasci dei documenti, conclude Paba: "certo, è fondamentale accelerare le procedure per i richiedenti asilo, stiamo lavorando insieme alle altre autorità anche sulle innovazioni contenute nei provvedimenti legislativi del parlamento, su proposta del ministro Minniti, per abbreviare le tempistiche". (Dire)
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