Carpi e Maranello, sveglia La Bassa prepara gli arrivi
Sono quasi 1600 i richiedenti asilo in provincia ma dovranno salire a oltre 2mila La mappa della distribuzione teorica. È previsto anche l’invio senza mediazione
Il prefetto Paba chiede uno sforzo ai sindaci, ammettendo implicitamente come sia complesso trovare nuovi alloggi senza una mediazione - vera - del territorio. Fatta eccezione per Finale, tutti gli altri paesi hanno garantito la propria disponibilità all’accoglienza, ma ora servirà declinarla in fatti tangibili, sfruttando quei legami e conoscenze con i proprietari di appartamenti che solo la territorialità può garantire. La Prefettura sceglie di non fotografare la situazione numerica attuale dell’accoglienza, che delinea a grandi linee: nessun richiedente asilo ancora arrivato nei nove Comuni della Bassa terremotata, a Novi e nei piccoli paesi appenninico; grande contributo dato dalla città di Modena; necessità del distretto ceramico (alias Maranello) e del carpigiano di fare di più.
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La mappa teorica
Se la quota di ogni comunità è salita da 2,5 a 3,3 migranti per mille abitanti, il conteggio è presto fatto rispetto ai quasi 1600 richiedenti asilo già arrivati nel Modenese e ai 500 attesi nell’immediato futuro. Modena fa da capofila con un tetto individuato in 610 cittadini, seguito da Carpi che deve salire a 247 e Sassuolo, che si dovrà attestare a 134. A seguire Formigine (113) dove Caleidos ha un piccolo centro di arrivo e smistamento, Castelfranco (107), Vignola (83), Mirandola (78), Pavullo, Fiorano e Maranello (57), Nonantola (52), Finale e Soliera (51), Castelnuovo (49), Spilamberto (41), Castelvetro (36), San Felice (35), Novi e Bomporto (33), Savignano (30), Campogalliano (29), Concordia (28), Serramazzoni (27), Cavezzo (23), San Cesario (21), Medolla e Ravarino (20), San Prospero (19), Marano (16), Zocca (15), Bastiglia (13), Guiglia e Prignano (12), San Possidonio e Montese (11), Camposanto (10), Fanano e Lama Mocogno (9), Sestola (8), Pievepelago, Montefiorino e Palagano (7), Frassinoro (6), Polinago (5) e Fiumalbo (4). Si tratta ovviamente di dati teorici perché in Prefettura, sempre più spesso, si ragiona in termini di Unione, strategia che permette di equilibrare, soprattutto in montagna, la carente possibilità di rintracciare alloggi sfitti.
Le regole
Il prefetto non è intenzionata a creare tendopoli o aggregazioni. Non lo vuole sia per la vivibilità delle cittadine, ma soprattutto per scongiurare forme di sfruttamento dei migranti, come invece hanno raccontato le ultime cronache nazionali. Ma per farlo chiede un impegno ai sindaci a cui, nei giorni scorsi, ha scritto una lunga lettera in cui ha spiegato sia la strategia dell’accoglienza, i problemi che ci sono e anche le misure estreme che la Legge prevede. E in quest’ottica si inserisce anche l’invio diretto nei paesi, senza alcuna concertazione né con i gestori - ormai arrivati alla capienza massima - né tantomeno con i sindaci. Non si fa invece menzione di appartamenti da confiscare.
Intanto proprio le cooperative di accoglienza stanno lavorando sodo per reperire sul mercato privato quegli alloggi ormai introvabili, quantomeno seguendo i canali ufficiali. È il caso, ad esempio, delle operazioni che dovrebbero essere sottoscritte a giorni tra San Felice, San Prospero e Mirandola, salvo che gli accordi non saltino in extremis come avvenuto a Maranello, Fanano e Montecreto.
La polemica
«Perché il Prefetto non risponde ai nostri quesiti? - si domanda il forzista Antonio Platis nel raccontare come Muzzarelli non abbia ancora risposto ad un’analoga interrogazione in Provincia - quanti siano i richiedenti asilo inseriti fino ad oggi nei programmi di accoglienza? Quanti ne sono usciti? Per quanti siano stati riconosciuto lo status richiesto e quanti classificati di fatto come irregolari? Quanti sono attualmente i profughi presenti in provincia e come sono distribuiti?».
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