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Modena, finto matrimonio saltato in extremis

di Stefano Totaro
Modena, finto matrimonio saltato in extremis

Indagine corruzione in questura a Modena: un indagato stava per sposare una disabile “salvata” dalla tutrice

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MODENA. Un matrimonio fasullo tra un marocchino e una donna invalida, con ritardo mentale, saltato quando ormai erano state esposte le pubblicazioni, grazie al tempestivo e coscienzioso intervento dell'amministratore di sostegno di lei, una avvocatessa civilista. Il marocchino che ormai si sentiva accasato, pronto a ricevere il permesso di soggiorno, è uno dei tredici indagati dalla Procura nell’ambito dell’indagine condotta dalla Mobile che ha scosso l’ufficio immigrazione della nostra questura. Un poliziotto sospeso, due stranieri arrestati e altre dieci persone indagate e tra queste un altro agente: i reati sono corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’inchiesta ha portato alla luce un giro di finti matrimoni, unioni che nascevano al fine di far ottenere allo straniero il permesso di soggiorno: il poliziotto corrotto, secondo l’accusa, avrebbe omesso i successivo controlli validando così la finta unione. Ora emergono nuovi retroscena su questi matrimoni finti, Come ha spiegato la protagonista di questa vicenda, l'avvocatessa Annalisa Padoa, la sua assistita, per la quale è amministratrice di sostegno da anni, è una quarantenne seguita dai servizi sociali, con una invalidità per ritardo mentale, una relativa pensione e una casa popolare. Una persona di 40 anni che non ha disturbi fisici, ma ci si accorge del suo ritardo non appena si fa una conversazione: è infatti come se fosse una bambina. «Un bel giorno mi annuncia che si sarebbe sposata e mi racconta di un marocchino di poco più di vent’anni, presentatole da amici, che in cambio del matrimonio le avrebbe dato mille euro e ha aggiunto che lui avrebbe avuto il permesso, la cittadinanza e poi avrebbe chiamato i parenti. E se qualcuno le dovesse chiedere di loro due, lei doveva dire che era innamorata».

Capendo il tranello e il subdolo gioco speculativo, l’avvocato si precipita all’anagrafe per controllare e scopre che in effetti sono già state fatte le pubblicazioni. «Pur non avendone titolo perché non sono un famigliare o un parente, mi sono opposta, ho avanzato un provvedimento di opposizione al matrimonio che e stato, in modo illuminato, accolto dal presidente del tribunale. In conseguenza di ciò c’è poi stata un’udienza tra le parti, la “mia” 40enne ha capito, non voleva più sposarsi, il marocchino si è reso irreperibile, facendo dire in seguito ad un suo legale che non aveva più intenzione di sposarsi». Venerdì scorso, all’alba, la Mobile ha effettuato un blitz nell'abitazione della donna disabile, gli agenti cercavano il suo spasimante, il marocchino. Il giorno dopo l’annuncio dell’operazione, in cui questi figura tra gli indagati. Ieri mattina il gip Paola Losavio si è recata a Sant’Anna per l’interrogatorio di garanzia dell’albanese ritenuto la mente del giro dei finti matrimoni. Il 42enne assistito dall’avvocato Monica Reggiani, ha risposto alle domande del giudice. Il difensore ha chiesto la revoca della misura di custodia cautelare in carcere e per accedere ai domiciliari. Il giudice si è riservato di decidere.

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