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Modena, Io lavoro, noi lavoriamo. «Ho sbagliato a lasciare la scuola»

di Serena Fregni
Modena, Io lavoro, noi lavoriamo. «Ho sbagliato a lasciare la scuola»

La storia di Daniele Dondi: «Alle superiori mollai, ho recuperato a fatica. Ora mi sto laureando. La mia vita? I miei ragazzi»

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MODENA. C’è chi sa fin da piccolo cosa farà da grande ma c’è anche chi, come il 33enne Daniele Dondi, l’ha scoperto a 20 anni. Dopo aver lasciato la scuola a 16 anni (se tornasse indietro non lo rifarebbe per nulla al mondo, parole sue) è ritornato ai corsi serali a 19 anni e dopo quattro anni passati a lavorare di giorno e a studiare di sera e il fine settimana si è diplomato. Successivamente è arrivata l’iscrizione all’Università e Daniele ha trovato la sua vocazione: l’educatore. Oggi, con una laurea in arrivo, è più felice che mai. «È la mia strada e non la cambierei per nulla al mondo».

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Tutto è iniziato diversi anni fa quando ha deciso, a 16 anni, di lasciare la scuola, poi cosa è successo?
«Ho lasciato la scuola perché avevo voglia di lavorare. Quando però ho iniziato a intraprendere la strada lavorativa ho capito che avevo sbagliato, che dovevo continuare la scuola (istituto tecnico “Guarini”) e così ho voluto recuperare, tanto impegno e pazienza e le serali. Ho ripreso dalla seconda superiore fino alla quinta riuscendo a diplomarmi. Pur avendo ritrovato il piacere nello studio sentivo che quella non era la mia strada, nel frattempo lavoravo come programmatore di produzione in un’azienda locale e così ho mollato tutto e mi sono avvicinato al mondo del volontariato e della disabilità e ho trovato la mia vocazione».

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Però non era ancora educatore, come è arrivato a svolgere questo lavoro?
«Ho deciso di intraprendere in tutto e per tutto questa strada e mi sono iscritto prima all’Università di Parma, corso Psicologia e poi mi sono trasferito all’Università di Modena, Scienze dell’educazione. Essendo un lavoratore frequento le lezioni dell’istituto Toniolo, che sono studiate apposta per chi lavora e fra due mesi mi laureo».
Oggi come svolge la sua professione?
«Svolgo diverse attività educative in libera professione, ho deciso di mettermi in proprio per poter svolgere tutte le attività interessanti e stimolanti del mio mestiere e quindi ho aperto la partita Iva e ho iniziato a lavorare. Lavoro con disabili ma anche nelle scuole con ragazzi con difficoltà, con problematiche familiari e di comportamento. Facciamo percorsi fuori e dentro le scuole».
Tra i suoi progetti “fuori dalle scuole” c’è anche quello, ideato da lei che coinvolge un gruppo di ragazzi disabili e le arti marziali, di cosa si tratta?
«I ragazzi vengono avvicinati a queste discipline in una maniera sana e corretta. Questa attività è nata perché io stesso la porto avanti per me stesso, è un’attività che ti permette in entrare in relazione con gli altri e di trovare serenità. Ho pensato quindi di mettere insieme le due cose belle della mia vita. Così ho creato il progetto e l’ho proposto all’associazione modenese “Il cassetto dei sogni” che mi ha sostenuto da subito e mi ha dato gli strumenti per poter realizzare questo laboratorio. Dopodiché abbiamo trovato ampia disponibilità da parte dello staff della palestra “Shoot Team” per poter usare i loro spazi e così, tutti i giovedì dalle 17 alle 18 ci troviamo e combattiamo».
Come lo definirebbe oggi il suo lavoro?
«Questo è un settore difficilissimo ma allo stesso tempo fantastico, ti spinge sempre a metterti in gioco, a farti delle domande e questo non è facile. Se una persona riesce ad avvicinarsi a questo contesto migliora la propria vita, questo è un lavoro che non si fa per otto ore poi si va a casa».
Si sente realizzato?
«Sì, ho seguito la mia passione e ho trovato il mio percorso lavorativo. Con molti ostacoli ovviamente ma ho creduto nelle mie possibilità senza arrendermi, anche quando sei un libero professionista, hai una famiglia e devi pensare a loro. Dopo la laurea continuerò con una specializzazione nel campo della psicologia. Oggi, se potessi tornare indietro, la scuola non la lascerei assolutamente».

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