Profughi, il prefetto chiede di fare di più
di Enrico Grazioli
Appello ai Comuni e a tutto il territorio per alloggi disponibili e lavori di pubblica utilità. «Non c’è un problema sicurezza»
4 MINUTI DI LETTURA
Cambiare passo. Il prefetto di Modena Maria Patrizia Paba lancia il suo appello agli amministratori e all’intera comunità: nei modi di un prefetto pragmatico ma che attribuisce alla consapevolezza diffusa e alla condivisione di un obiettivo un valore che va oltre le leggi e la capacità di fare applicare. «L’accoglienza diffusa dei richiedenti asilo - dice in colloquio con i mezzi d’informazione - è il sistema migliore. E in provincia di Modena, abbiamo la dimostrazione che funziona meglio di qualsiasi altro. Ma ora va rinforzato, anche qui. C’è bisogno di un salto di qualità». Il prefetto sente la necessità di dirlo in prima persona, anche fuori dalle stanze in cui incontra da mesi gli amministratori locali e i gestori, anche lontano dai tavoli ufficiali. L’incalzare dei numeri costringe a una ridefinizione in progress di quanto di volta in volta concordato (o fatto accettare) ai sindaci nel Piano di riparto. Se la quota profughi destinata a Modena e provincia era inizialmente calcolata sul rapporto 2,5 per 1000 abitanti, ora si è già al 3,3 come “parametro indicativo”. Due le direzioni lungo cui accelerare il percorso: più alloggi effettivamente disponibili e più lavori di pubblica utilità come strumento di reale inclusione. Il fronte casa è il più caldo e delicato, quasi tutti i sindaci dicono sì ai profughi (uno solo il no sbandierato, quello di Finale) ma poi non trovano sul territorio la possibilità di concretizzare l’offerta di accoglienza: «Va metabolizzata l’idea - dice il prefetto - che si tratta di partecipare a una missione nazionale e in questo va accentuato il lavoro di informazione e convinzione presso la popolazione. Alcune cose devono essere chiare: a partire dal fatto che non c’è nessuna correlazione, dati alla mano, tra un aumento dell’insicurezza e la presenza di profughi sul nostro territorio. Ci possono essere casi sporadici di questioni condominiali, una rissa al più, la protesta legata più che altro alla non conoscenza di ciò che li circonda come la possibilità di avere un’assistenza: ma nulla che abbia a che fare con la criminalità. Nulla! Anzi, l’accoglienza diffusa (che è il contrario della concentrazione in un solo luogo di un numero elevato di presenze) aiuta il controllo del territorio attraverso un aumento dell’osservazione sociale, se queste persone entrano davvero a fare parte del tessuto di paesi e città in cui sono accolte». E il fatto di mettere in circolo attraverso questo particolare “mercato immobiliare” abitazioni da tempo sfitte secondo il prefetto aiuta anche quella «piccola forma di sostegno al reddito locale, contraddistinta anche dalle spese presso gli esercizi commerciali che i profughi comunque fanno».
Paba sa bene delle paure e della loro percezione, dei dubbi spontanei o alimentati che circondano la gestione dell’emergenza, ormai strutturale, legata ai profughi. Ma vi oppone dati e certezze per lei solide.
La prima riguarda l’affidabilità in provincia di Modena dei gestori: «I centri di accoglienza sono controllati – dice il prefetto – tre volte la settimana da ispettori della prefettura e anche dall’Ausl, oltre alle verifiche continue da parte delle forze dell’ordine: non ci sono forme di discriminazioni e il livello del servizio garantito è più che buono». Un’altra tocca fa riferimento alla gerarchia dei bisogni che i territori avvertono e alle risposte che vengono loro dall’amministrazione pubblica: «Deve essere chiaro - rimarca - che i soldi spesi per garantire l’accoglienza ai profughi non vengono sottratti alle comunità residenti da sempre: si tratta di fonti di finanziamento diverse, non c’è nessun taglio o possibile danno al welfare o a altre forme di investimento dei Comuni, dello Stato o della Regione. Una terza riguarda proprio i lavori a cui possono, anzi, debbono essere destinati i profughi: «Si tratta di una prestazione d’opera non retribuita: è una forma di volontariato da gestire in rapporto alle effettive e possibili necessità del territorio, ma che permette ai profughi di restituire in qualche modo l’accoglienza che ricevono e di essere riconosciuti per ciò che sono e possono dare. E nulla di quanto avviene può far pensare neppure lontanamente a forme di sfruttamento». Al prefetto sta a cuore la prova data dai Comuni del cratere del terremoto (fino a poche settimana fa esclusi dalla ripartizione dei profughi) ed espressa dal sindaco di Mirandola Maino Benatti: «La capacità di accogliere come segno della capacità di risalire la china”. Non si spaventa all’idea, anche attraverso le Unioni dei Comuni, di un “pressing sulle comunità che in percentuale accolgono meno di quanto potrebbero». Sa che sui tempi dei rinnovi dei permessi già concessi va fatto di più e di meglio, attraverso Questura e commissione territoriale. Cita il vescovo Castellucci insieme ai sindaci a partire da quello di Modena Muzzarelli come esempio dell’impegno e della dedizione alla causa. E se le si chiede che impressione le ha fatto veder sfilare 100mila persone a MIlano in nome dell’accoglienza glissa, da prefetto, sul significato “politico” della manifestazione. Ma sottolinea che «dove si parla di accoglienza, di solidarietà tra istituzioni come tra istituzioni e cittadini, dove si parla di apertura e di superamento di ogni paura, lì c’è un patrimonio comune per la nostra società». Che ora, però, a Modena deve riuscire a fruttare qualcosa in più.
Paba sa bene delle paure e della loro percezione, dei dubbi spontanei o alimentati che circondano la gestione dell’emergenza, ormai strutturale, legata ai profughi. Ma vi oppone dati e certezze per lei solide.
La prima riguarda l’affidabilità in provincia di Modena dei gestori: «I centri di accoglienza sono controllati – dice il prefetto – tre volte la settimana da ispettori della prefettura e anche dall’Ausl, oltre alle verifiche continue da parte delle forze dell’ordine: non ci sono forme di discriminazioni e il livello del servizio garantito è più che buono». Un’altra tocca fa riferimento alla gerarchia dei bisogni che i territori avvertono e alle risposte che vengono loro dall’amministrazione pubblica: «Deve essere chiaro - rimarca - che i soldi spesi per garantire l’accoglienza ai profughi non vengono sottratti alle comunità residenti da sempre: si tratta di fonti di finanziamento diverse, non c’è nessun taglio o possibile danno al welfare o a altre forme di investimento dei Comuni, dello Stato o della Regione. Una terza riguarda proprio i lavori a cui possono, anzi, debbono essere destinati i profughi: «Si tratta di una prestazione d’opera non retribuita: è una forma di volontariato da gestire in rapporto alle effettive e possibili necessità del territorio, ma che permette ai profughi di restituire in qualche modo l’accoglienza che ricevono e di essere riconosciuti per ciò che sono e possono dare. E nulla di quanto avviene può far pensare neppure lontanamente a forme di sfruttamento». Al prefetto sta a cuore la prova data dai Comuni del cratere del terremoto (fino a poche settimana fa esclusi dalla ripartizione dei profughi) ed espressa dal sindaco di Mirandola Maino Benatti: «La capacità di accogliere come segno della capacità di risalire la china”. Non si spaventa all’idea, anche attraverso le Unioni dei Comuni, di un “pressing sulle comunità che in percentuale accolgono meno di quanto potrebbero». Sa che sui tempi dei rinnovi dei permessi già concessi va fatto di più e di meglio, attraverso Questura e commissione territoriale. Cita il vescovo Castellucci insieme ai sindaci a partire da quello di Modena Muzzarelli come esempio dell’impegno e della dedizione alla causa. E se le si chiede che impressione le ha fatto veder sfilare 100mila persone a MIlano in nome dell’accoglienza glissa, da prefetto, sul significato “politico” della manifestazione. Ma sottolinea che «dove si parla di accoglienza, di solidarietà tra istituzioni come tra istituzioni e cittadini, dove si parla di apertura e di superamento di ogni paura, lì c’è un patrimonio comune per la nostra società». Che ora, però, a Modena deve riuscire a fruttare qualcosa in più.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
