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Bianchini voleva dai giudici 17mila euro al mese d’affitto 

Bianchini voleva dai giudici 17mila euro al mese d’affitto 

Il resoconto al Processo Aemilia dell’amministratore giudiziario dell’azienda «Dueaenne chiese di pagare per i terreni dell’azienda posta sotto sequestro»

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SAN FELICE. I Bianchini, attraverso la società “Dueaenne”, volevano 17.50 euro al mese di affitto dal... giudice. Dei quali solo 9mila per l’impianto industriale di via Lavacchi.
È l’aneddoto, quasi comico, riferito dal commissario giudiziale nominato dal Tribunale di Bologna, avvocato Rosario di Legami, convocato nei giorni scorsi come testimone al processo Aemilia.
Nell’udienza in cui si è ricostruita la situazione della Bianchini sono intervenuti sia Di Legami che il dottor Zanardi, prima liquidatore, poi collaboratore del commissario giudiziale. E, ancora una volta, non sono mancate perplessità sul comportamento non solo dei Bianchini, ma anche del Comune di San Felice, specie nella gestione della questione amianto. Si ricorderà che la Bianchini era poi stata dichiarata fallita, ma, essendo intervenuto a gennaio 2015 il sequestro da parte del Giudice di Bologna, su richiesta della dda di Bologna, il fallimento è stato revocato, e l’azienda affidata all’amministratore giudiziario. Di Legami ha spiegato le difficoltà e le prospettive di mantenere l’azienda in attività, con la riattivazione delle Soa e la riammissione alla white list. E ha parlato di personale oggi ridotto all’osso e dei quattro appalti ricevuti dopo l’estromissione dei Bianchini, tre dei quali da Aimag.
Ha raccontato la scandalosa situazione del campo sportivo di San Biagio, dove si è ritrovato a dover gestire i sacchi usati per raccogliere i terreni contaminati da amianto, e poi mollati lì, per anni. «Ce ne siamo fatti carico noi, previa sistemazione dei sacchi, che non erano a norma e si erano peraltro bucati», ha ricordato in sostanza il legale.
Poi, si ricorderà, l’amministratore si è ritrovato a dover gestire l’altra “partita” della montagna all’amianto, la cui copertura si era sbriciolata, con il rischio di contaminazioni ambientali. Di Legami ha parlato di una «diffida del Comune opinabilmente perentoria», e di aver risposto a tono alla diffida, dicendosi »stupito». Ha ricordato che si era già attivato «senza la ottima diffida del Comune», per sistemare lui la questione. E ha tenuto a sottolineare come, a fronte del milione di euro che il Comune e altri avevano proposto per “tombare” in loco la famosa montagna, lui se l’è cavata con 30mila euro: «Una copertura che la società aggiudicataria dei lavori si è impegnata a garantire per 30 anni», ha sottolineato.
Sul tema affitti, Di Legami ha ricordato che inizialmente il Tribunale aveva posto sotto sequestro solo la Bianchini costruzioni, che è l’azienda operativa del gruppo, e non la Dueaenne (quella che proponeva i lavori per un milione di euro), società della stessa famiglia ma proprietaria di immobili e terreni: «Mi rivolse la richiesta di pagare un canonedi 9.000 euro, poi esteso a tutti i terreni», ha ricordato il legale, aggiungendo che il passo successivo fu - l’inevitabile - sequestro penale della stessa Dueaenne. Circostanza che ha bloccato anche il progetto da un milione di euro per una copertura che ne è costati 30mila. (ase)

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