Patente di legalità in edilizia? Non interessa
Iniziativa post sisma fallita: iscritte solo 500 aziende su 66mila. Se ne dimenticano pure le istituzioni
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Alle aziende edili che operano in Emilia Romagna il “patentino” della legalità non interessa affatto.
È l’amara constatazione che viene da una ricerca, presentata da Franco Zavatti, responsabile della legalità per la Cgil: alla faccia di tanti proclami, protocolli e altre amenità, se in regione ci sono oltre 66.000 imprese del settore edile-costruzioni, solo 965 compaiono nello speciale elenco regionale di merito che fu istituito dopo il terremoto del 2012.
L’iniziativa, fallimentare nei numeri, era stata voluta per favorire il lavoro legale nella ricostruzione e arginare le possibili infiltrazioni mafiose o i fenomeni corruttivi. Èd è stato un disastro: delle 965 aziende iscritte, solo 501 sono residenti in Emilia-Romagna.
Altre 464 - precisa una nota del sindacato - hanno inviato la mail di adesione da Veneto, Lombardia, Friuli e Lazio; in maggioranza dalle regioni del sud: Calabria, Campania, Sicilia, Puglia. Si trattava infatti di uno strumento volontario per identificare le imprese in regola (che verrà poi affiancato dalla white list obbligatoria per i lavori pubblici): l’impresa chiedeva l’iscrizione senza costi e perdite di tempo semplicemente auto-dichiarando la propria regolarità ai fini della normativa antimafia, l'assenza di condanne aziendali, la regolarità fiscale, previdenziale, di sicurezza nei cantieri, e altro. Insomma, non era burocrazia aggiuntiva.
«Risultati deludenti, che meritano serie riflessioni. Perché - domanda Zavatti - il vasto sistema delle nostre imprese del settore non ritiene utile né opportuno caratterizzarsi con l’adesione all'elenco di legalità? A distanza di quasi cinque anni, il bilancio è povero e problematico».
Nel quadro di una «magra adesione, ancor più carica di interrogativi», si contano 180 aziende iscritte a Modena su 10.576 attive. A Bologna 88, a Reggio Emilia 81, a Ferrara 55, a Parma 46... Circa il 74% sono srl, il 12% snc, il resto spa o coop.
In verità una causa c’è: è mancata «una promozione convinta dello strumento» da parte di associazioni imprenditoriali, casse edili, consulenti e professionisti, ma anche una “riflessione” delle istituzioni e e delle stazioni appaltanti pubbliche nella regione: «Sono inspiegabilmente pochissimi i bandi di appalto che esplicitamente citano l’elenco di merito al fine di attingervi per affidare incarichi alle imprese; cioè, gare di appalto ad invito con premialità e incentivi a quelle imprese che sono in elenco. Una sottovalutazione evidente, che concorre a spiegare la stringatezza delle iscrizioni», denuncia Zavatti.
Intanto gli operai edili si mobilitano: domani è in programma una giornata con cinque manifestazioni sul territorio nazionale, una delle quali a Bologna, dove confluiranno i lavoratori di del Nord Italia.
È l’amara constatazione che viene da una ricerca, presentata da Franco Zavatti, responsabile della legalità per la Cgil: alla faccia di tanti proclami, protocolli e altre amenità, se in regione ci sono oltre 66.000 imprese del settore edile-costruzioni, solo 965 compaiono nello speciale elenco regionale di merito che fu istituito dopo il terremoto del 2012.
L’iniziativa, fallimentare nei numeri, era stata voluta per favorire il lavoro legale nella ricostruzione e arginare le possibili infiltrazioni mafiose o i fenomeni corruttivi. Èd è stato un disastro: delle 965 aziende iscritte, solo 501 sono residenti in Emilia-Romagna.
Altre 464 - precisa una nota del sindacato - hanno inviato la mail di adesione da Veneto, Lombardia, Friuli e Lazio; in maggioranza dalle regioni del sud: Calabria, Campania, Sicilia, Puglia. Si trattava infatti di uno strumento volontario per identificare le imprese in regola (che verrà poi affiancato dalla white list obbligatoria per i lavori pubblici): l’impresa chiedeva l’iscrizione senza costi e perdite di tempo semplicemente auto-dichiarando la propria regolarità ai fini della normativa antimafia, l'assenza di condanne aziendali, la regolarità fiscale, previdenziale, di sicurezza nei cantieri, e altro. Insomma, non era burocrazia aggiuntiva.
«Risultati deludenti, che meritano serie riflessioni. Perché - domanda Zavatti - il vasto sistema delle nostre imprese del settore non ritiene utile né opportuno caratterizzarsi con l’adesione all'elenco di legalità? A distanza di quasi cinque anni, il bilancio è povero e problematico».
Nel quadro di una «magra adesione, ancor più carica di interrogativi», si contano 180 aziende iscritte a Modena su 10.576 attive. A Bologna 88, a Reggio Emilia 81, a Ferrara 55, a Parma 46... Circa il 74% sono srl, il 12% snc, il resto spa o coop.
In verità una causa c’è: è mancata «una promozione convinta dello strumento» da parte di associazioni imprenditoriali, casse edili, consulenti e professionisti, ma anche una “riflessione” delle istituzioni e e delle stazioni appaltanti pubbliche nella regione: «Sono inspiegabilmente pochissimi i bandi di appalto che esplicitamente citano l’elenco di merito al fine di attingervi per affidare incarichi alle imprese; cioè, gare di appalto ad invito con premialità e incentivi a quelle imprese che sono in elenco. Una sottovalutazione evidente, che concorre a spiegare la stringatezza delle iscrizioni», denuncia Zavatti.
Intanto gli operai edili si mobilitano: domani è in programma una giornata con cinque manifestazioni sul territorio nazionale, una delle quali a Bologna, dove confluiranno i lavoratori di del Nord Italia.
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