«Fondazione Foto, il Comune sapeva»
Cavazza spiega l’accordo Cavicchioli-Muzzarelli sul neo direttore: dubbi dell’opposizione sull’opportunità della procedura
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Il Comune ha rotto il silenzio sulla Fondazione Fotografia. Lo ha fatto con l’assessore Gianpietro Cavazza che ha confermato come la decisione di nominare il nuovo direttore della Fondazione Fotografia, a pochi giorni dalla costituzione di un nuovo ente che ingloberà la Fotografia stessa, sia stata concordata. Concordata con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, l’altro soggetto istituzionale che sulla Fotografia, fino all’approvazione del prossimo statuto, ha sempre avuto la maggioranza.
Così ora è ufficiale quello che fino a ieri non era ancora stato confermato: il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli e il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena erano d’accordo sul nome di Diana Baldon, votato dal cda all’unanimità, scelto tra i quattro nomi che concorrono anche per la superdirezione del nuovo ente, la Fondazione Modena Arti Visive. Opportuno? Logico? Questo sotto i riflettori.
A telecamere spente, invece, è chiaro che il braccio di ferro c’è stato: la Fondazione Crmo, stanca dell’immobilismo del Comune, ha forzato la mano. Bizzarro, quanto meno, che tutto questo accada nel bel mezzo di una procedura di selezione aperta per un incarico strategico. E le domande sono le stesse: opportuno? Logico? Risposte non ne sono arrivate, Ieri nella commissione consiliare, che aveva l’obiettivo di presentare il nuovo soggetto giuridico Fondazione Modena Arti Visive, le opposizioni hanno provato ad affondare il colpo sull’opportunità della nomina, ma Cavazza è stato lapidario, prima con Marco Cugusi di Articolo 1 Mdp e poi con Elisabetta Scardozzi del Movimento Cinquestelle: «Nel cda della Fondazione Fotografia ci sono rappresentanti del Comune, tra cui il sottoscritto. La scelta è della Fondazione Fotografia, al nuovo cda del nuovo ente non è preclusa nessuna scelta e si muoverà in autonomia. Tant’è che il cda della Fondazione Fotografia decadrà». Appunto, una nomina frettolosa che non fa altro che complicare un percorso che doveva essere inattaccabile. Anche Marco Chincarini di Per Me Modena ha chiesto chiarimenti, in chiusura Francesco Rocco (Mdp) ha toccato le corde di uno dei temi di discussione di questi giorni: «Così, di fatto, si appalta la cultura della città ad un ente terzo». E qui è calato il silenzio.
Davide Berti
Così ora è ufficiale quello che fino a ieri non era ancora stato confermato: il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli e il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena erano d’accordo sul nome di Diana Baldon, votato dal cda all’unanimità, scelto tra i quattro nomi che concorrono anche per la superdirezione del nuovo ente, la Fondazione Modena Arti Visive. Opportuno? Logico? Questo sotto i riflettori.
A telecamere spente, invece, è chiaro che il braccio di ferro c’è stato: la Fondazione Crmo, stanca dell’immobilismo del Comune, ha forzato la mano. Bizzarro, quanto meno, che tutto questo accada nel bel mezzo di una procedura di selezione aperta per un incarico strategico. E le domande sono le stesse: opportuno? Logico? Risposte non ne sono arrivate, Ieri nella commissione consiliare, che aveva l’obiettivo di presentare il nuovo soggetto giuridico Fondazione Modena Arti Visive, le opposizioni hanno provato ad affondare il colpo sull’opportunità della nomina, ma Cavazza è stato lapidario, prima con Marco Cugusi di Articolo 1 Mdp e poi con Elisabetta Scardozzi del Movimento Cinquestelle: «Nel cda della Fondazione Fotografia ci sono rappresentanti del Comune, tra cui il sottoscritto. La scelta è della Fondazione Fotografia, al nuovo cda del nuovo ente non è preclusa nessuna scelta e si muoverà in autonomia. Tant’è che il cda della Fondazione Fotografia decadrà». Appunto, una nomina frettolosa che non fa altro che complicare un percorso che doveva essere inattaccabile. Anche Marco Chincarini di Per Me Modena ha chiesto chiarimenti, in chiusura Francesco Rocco (Mdp) ha toccato le corde di uno dei temi di discussione di questi giorni: «Così, di fatto, si appalta la cultura della città ad un ente terzo». E qui è calato il silenzio.
Davide Berti
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