Gazzetta di Modena

Modena

L’evoluzione intellettuale che cambierà le imprese 

di Luca Gardinale
L’evoluzione intellettuale che cambierà le imprese 

«Per le contraddizioni della globalizzazione e delle tecnologie serve conoscere  la società nel suo complesso». «In Italia tanti imprenditori, mancano i manager»

3 MINUTI DI LETTURA





di Luca Gardinale
Rivoluzione sì, ma rivoluzione intellettuale ancora prima che tecnologica. Perché è la centralità dell’elemento umano, e dunque la capacità dell’imprenditore di rivoluzionare il proprio modo di vedere il mondo - mentre la tecnologia fa il suo rapidissimo corso - l’elemento forte emerso dal forum sull’Industria 4.0 organizzato martedì pomeriggio all’aula magna ovest del Dipartimento di Economia Marco Biagi dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Un incontro molto partecipato e dedicato appunto al tema della “Rivoluzione digitale o rivoluzione dell’imprenditore?”: un quesito a cui hanno risposto accademici e imprenditori, dal direttore dell’associazione culturale Progetto Emilia Romagna Anna Spadafora all’ex rettore dell’Università Bocconi Roberto Ruozi, dal docente del Politecnico di Milano Marco Maiocchi all’autore del libro “La rivoluzione dell’imprenditore” Armando Verdiglione. L’ex rettore della Bocconi ha riflettuto sul concetto di innovazione, «che è stata senza dubbio la molla dell’imprenditoria, mentre chi non ha saputo innovare è finito fuori dal mercato. Però - ha precisato Ruozi - la vera rivoluzione dell’imprenditore, come sottolineato nel libro di Verdiglione, è prima di tutto intellettuale: senza dubbio possiamo dire che il mix di innovazione tecnologica e intellettuale sarà l’aspetto sul quale si giocherà il futuro dell’impresa».
Parlando di globalizzazione, l’ex rettore della Bocconi ha ricordato che «negli anni passati è stata vissuta come una grande chance, ma in realtà ha finito per creare un mondo in cui i pochi ricchi sono sempre più ricchi, e i tanti poveri sono sempre più poveri. Del resto, qualche problema c’è se vediamo amministratori delegati di grandi imprese cacciati con buone uscite da nove milioni di euro, una cifra con la quale camperebbe tutta l’azienda».
Quindi, il tema delle dimensioni dell’impresa: «L’idea che i problemi delle piccole aziende si risolvano con l’aumento di dimensioni va verificata - ha detto ancora Ruozi - perché così si creano notevoli diseconomie». Concludendo il suo intervento, l’ex rettore ha affrontato il tema della formazione: «Si tratta di un elemento fondamentale - ha chiuso - perché, se è vero che l’imprenditore del futuro è innovatore e tecnologico, deve conoscere prima di tutto la società nel suo complesso».
Tecnologia e innovazione al centro dell’intervento del professor Maiocchi del Politecnico di Milano: «Le tecnologie ci hanno sempre cambiato la vita - ha spiegato - partendo dall’invenzione dell’aratro pesante, che ha dato da mangiare alle persone, e passando per la radio, che cento anni fa ha cambiato il modo di comunicare, per arrivare ai computer e al telefonino. Ma accanto a questa evoluzione ce n’è un’altra altrettanto importante, ovvero quella dell’uomo, anche se la tecnologia va molto più veloce. Del resto, la rapidissima evoluzione della tecnologia ha fatto sì che oggi ci siano molti più beni di quanti ne servirebbero, portando a cambiare le esigenze dell’uomo. Allo stesso tempo - ha detto ancora il professor Maiocchi - il cliché secondo il quale con la tecnologia l’uomo sarebbe stato sempre più libero dal lavoro si è rivelato infondato: anzi, oggi abbiamo pochi ricchi sempre più benestanti e tanti poveri che stanno sempre peggio».
Tornando alla questione della rivoluzione intellettuale, il professore del Politecnico ha ricordato che «l’impresa funziona se oltre alle materie prime entrano anche le idee, e in questo l’Italia è in pole position: nel nostro Paese abbiamo tanti imprenditori e pochi manager, tanto che spesso li chiamiamo dall’estero, e a volte fanno anche dei danni».
Concludendo sul tema delle dimensioni aziendali, Maiocchi ha trasferito al mondo delle imprese un noto slogan pubblicitario anni Novanta: «Noi non dobbiamo costruire un’impresa grande, ma una grande impresa».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google