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La lezione di Prodi punta sui giovani 

di Davide Berti
La lezione di Prodi punta sui giovani 

Il professore esclude il ritorno alla politica attiva e pone priorità: «Scuole tecniche, servizio civile e sostegno alle imprese»

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Oltre 400 persone al Bper Forum Monzani per l’anteprima nazionale del libro “Il piano inclinato”, l’ultima riflessione di Romano Prodi sull’Italia.
Una platea decisamente omogenea, tanti giovani per il professore, ovviamente anche un buono schieramento di dirigenti Bper - l’iniziativa era all’interno dei festeggiamenti per i 150 anni della banca - nelle prime file che lo stesso Prodi ha salutato con una battuta dopo l’introduzione del presidente Luigi Odorici: «Siamo in uno dei templi del potere bancario, teniamoci stretto la Bper che è una delle ultime banche emiliane rimaste». L’applauso e il sorriso rompono il ghiaccio in una serata di riflessioni “dritte” e non “inclinate”, dritte per raddrizzare il piano di lavoro di un Paese, l’Italia, che rischia grosso.
Prodi non è nostalgico, non fa i conti col passato, guarda al futuro senza nostalgia di Palazzo Chigi: «Perché dovrei tornare dove stavo peggio di oggi», scherza sgomberando il campo dagli equivoci, rispondendo a chi vede con sospetto il tempismo di questa lezione. Una lezione condotta anche ieri con accanto il suo primo consigliere Giulio Santagata, dove Prodi non ha però negato i suoi contatti col premier Gentiloni: «Sì, ci sentiamo. Sulla Cina mi ha chiesto consiglio. L’Europa oggi per la Cina si chiama Germania, questo non può essere».
Prodi la mette in battuta, ormai il suo tormentone che dura da anni e che purtroppo va però sempre bene per descrivere la situazione che si sta vivendo: «Rendiamoci conto che “la va mel e po la cress”, va male e poi cresce anche». Quindi? Quindi Prodi non si limita all’analisi del problema, pone soluzioni. Provocazioni certo, ma anche riflessioni che si possono tradurre in pratica. Facendo una giusta premessa: «Se siamo sempre dedicati a vincere le elezioni, non facciamo mai le cose che dobbiamo fare. Succede in tutte le democrazie, è un problema drammatico. Se uno va alle elezioni con questo programma non prende voti. La mia è una visione di realtà. Tra le proposte c’è la tassazione dell’eredità, figuriamoci se possiamo vincere le elezioni con questa proposta...».
Prodi entra nel vivo e, dopo aver firmato anche autografi, strappa applausi da una platea dove siede anche il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e l’assessore Anna Maria Vandelli. Tutto ruota attorno ai giovani: «L’aggiustamento del Paese è possibile - spiega Prodi - se il Paese cresce. Se noi crescessimo del 3 per cento all’anno per cinque anni vi assicuro che lo aggiustiamo. Nel lungo periodo esiste un solo grande aggiustatore, è la scuola. Io insisto sulla scuola tecnica. A Bologna abbiamo bisogno di mille periti e non li troviamo? Ma scherziamo. Le iscrizioni delle scuole applicate dicono tutto: più di metà riguardano la cucina e i servizi alberghieri… Va bene che ci piace la buona cucina, però mi sembra che serva anche un buon metalmeccanico. Poi il servizio civile. Per tutti. Servirebbe a rendersi conto bene della nostra società. E lo sforzo lo dobbiamo fare per le piccole medie imprese: non abbiamo nessuna struttura che le supporti. L’unica che esiste in Italia è a Bolzano, possibile? Siamo nell’epoca delle decisioni: prendiamole, solo così ci possiamo schiodare».

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