SCOPERTA ARCHEOLOGICA
“Mutina fecit”e a Modena nacque il Made in Italy
Il Made in Italy? Nasce a Modena, circa 2mila anni fa. A dirlo non è qualche bontempone in vena di inventare altre eccellenze acchiappa-turisti sotto la Ghirlandina, ma l’archeologo della...
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Il Made in Italy? Nasce a Modena, circa 2mila anni fa. A dirlo non è qualche bontempone in vena di inventare altre eccellenze acchiappa-turisti sotto la Ghirlandina, ma l’archeologo della Soprintendenza Donato Labate. Quest’ultimo ha scritto un denso saggio in merito, finito in un libro pubblicato di recente e relativo a un convegno internazionale che si è svolto alcuni mesi fa a Zagabria. Labate perché dice che il Made in Italy nasce sotto la Ghirlandina? «Stiamo parlando di lucerne, i manufatti con i quali secoli fa si illuminavano case e luoghi. Dai ritrovamenti e dagli studi portati avanti nel corso degli anni pare proprio che Made in Italy sia nato proprio a Modena, circa all'inizio del I secolo d.C., tra i periodi di regno di Augusto e Tiberio. I tanti produttori modenesi di lucerne, come abbiamo appurato molte volte nei ritrovamenti, a garanzia della loro produzione, ponevano sui prodotti l’indicazione di ‘Mutina Fecit’.
Fatto a Modena va bene, ma se ne sa di più?
«Certo, perché anche le aziende dell’epoca ci tenevano a dire agli acquirenti che la data lucerna usciva dalla propria fabbrica. Abbiamo così trovato, ad esempio, le indicazioni ‘Mutina Priscus fece’, ’Mutina Fortis fece’, ‘Modena Menander fece’, ‘Modena Cerinthus fece’, ‘Modena Fadius fece’. Priscus, Fortis, Menander, Cerinthus, Fadius sono i nomi di quegli antichi industriali che facevano a gara tra loro per produrre manufatti di qualità. Molto moderno».
Altri particolari relativi a questo antico Made in Modena?
«Il grande scrittore antico Plinio il Vecchio, parlando delle produzione di ceramica, indicò che anche questa produzione portava fama alle che producevano. E tra queste indica Mutina. La sua testimonianza scritta ha trovato riscontro in diversi scavi archeologici che hanno riportato alla luce impianti produttivi, matrici e scarti di produzioni di diverse classi ceramiche: dalla ceramica comune alle anfore, dalle pareti sottili alle imitazioni della sigillata africana, dai laterizi alla coroplastica, fino appunto a tante lucerne. In particolare per quanto concerne quest’ultima produzione sono attestate fornaci, matrici e scarti di produzione che coprono un arco temporale dalla tarda età repubblicana no all’alto Impero (I sec. a.C. - II sec. d.C.). Si tratta di oggetti riconducibili principalmente alla tradizione ellenistica, all’alto imperiale (lucerne a volute) nonché ad alcuni prototipi che segnano il passaggio da una produzione all’altra».
A Modena avevano l’occhio lungo quindi.
«Qui, Modena è l'unico toponimo di città attestato così in antico sulle lucerne: basti pensare che ad esempio le lucerne Fortis furono commercializzate in tutto l'impero romano. Era un marchio diffusissimo in tutto o quasi il mondo allora conosciuto, oserei dire quasi come il parmigiano reggiano o le Ferrari di oggi. A Mutina evidentemente erano molto furbi visto che ad Arezzo, città dove si produceva la ceramica più rinomata di età romana, solo un produttore indica il luogo di provenienza della propria merce».
Dove avete trovato i maggiori esemplari?
«Ci furono molti rinvenimenti nell’Ottocento nell’area di Magreta: vennero alla luce matrici di produzione e scarti di produzione di lucerne di tipo ellenistico. Si scavò molto anche a Savignano al tempo. Tra gli scavi di epoca contemporanea invece segnalo, per la tarda età repubblicana, gli scavi degli impianti produttivi di Cittanova, con matrici per la fabbricazione di lucerne di tipo ellenistico e di tipo ‘Dressel’. Per l’età alto imperiale, invece sono stati utili alcuni scavi eseguiti in viale Reiter e al tempo della costrizione del parcheggio al Novi Sad».
Stefano Luppi
Fatto a Modena va bene, ma se ne sa di più?
«Certo, perché anche le aziende dell’epoca ci tenevano a dire agli acquirenti che la data lucerna usciva dalla propria fabbrica. Abbiamo così trovato, ad esempio, le indicazioni ‘Mutina Priscus fece’, ’Mutina Fortis fece’, ‘Modena Menander fece’, ‘Modena Cerinthus fece’, ‘Modena Fadius fece’. Priscus, Fortis, Menander, Cerinthus, Fadius sono i nomi di quegli antichi industriali che facevano a gara tra loro per produrre manufatti di qualità. Molto moderno».
Altri particolari relativi a questo antico Made in Modena?
«Il grande scrittore antico Plinio il Vecchio, parlando delle produzione di ceramica, indicò che anche questa produzione portava fama alle che producevano. E tra queste indica Mutina. La sua testimonianza scritta ha trovato riscontro in diversi scavi archeologici che hanno riportato alla luce impianti produttivi, matrici e scarti di produzioni di diverse classi ceramiche: dalla ceramica comune alle anfore, dalle pareti sottili alle imitazioni della sigillata africana, dai laterizi alla coroplastica, fino appunto a tante lucerne. In particolare per quanto concerne quest’ultima produzione sono attestate fornaci, matrici e scarti di produzione che coprono un arco temporale dalla tarda età repubblicana no all’alto Impero (I sec. a.C. - II sec. d.C.). Si tratta di oggetti riconducibili principalmente alla tradizione ellenistica, all’alto imperiale (lucerne a volute) nonché ad alcuni prototipi che segnano il passaggio da una produzione all’altra».
A Modena avevano l’occhio lungo quindi.
«Qui, Modena è l'unico toponimo di città attestato così in antico sulle lucerne: basti pensare che ad esempio le lucerne Fortis furono commercializzate in tutto l'impero romano. Era un marchio diffusissimo in tutto o quasi il mondo allora conosciuto, oserei dire quasi come il parmigiano reggiano o le Ferrari di oggi. A Mutina evidentemente erano molto furbi visto che ad Arezzo, città dove si produceva la ceramica più rinomata di età romana, solo un produttore indica il luogo di provenienza della propria merce».
Dove avete trovato i maggiori esemplari?
«Ci furono molti rinvenimenti nell’Ottocento nell’area di Magreta: vennero alla luce matrici di produzione e scarti di produzione di lucerne di tipo ellenistico. Si scavò molto anche a Savignano al tempo. Tra gli scavi di epoca contemporanea invece segnalo, per la tarda età repubblicana, gli scavi degli impianti produttivi di Cittanova, con matrici per la fabbricazione di lucerne di tipo ellenistico e di tipo ‘Dressel’. Per l’età alto imperiale, invece sono stati utili alcuni scavi eseguiti in viale Reiter e al tempo della costrizione del parcheggio al Novi Sad».
Stefano Luppi
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