Aceto balsamico Modena alla “guerra” «Stop al Trentino»
Insorgono Consorzio di tutela, Provincia e deputati: «Il ministro fermi l’inserimento nei prodotti tradizionali»
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Dare il via libera all’aceto balsamico Trentino? Non scherziamo. Modena torna di nuovo sul piede di guerra per difendere in tutte le sedi uno dei tesori del proprio territorio e del settore gastronomico in particolare. A farsi portavoce della preoccupazione circa quella che pare essere più di una ipotesi è Gian Carlo Muzzarelli, presidente della Provincia di Modena.
«Sulla proposta della denominazione “Aceto Balsamico Trentino” occorre fare chiarezza sul corretto utilizzo di termini connessi a uno specifico prodotto caratterizzato dal marchio Igp» afferma Gian Carlo Muzzarelli l'ipotesi di inserimento del marchio “Aceto balsamico Trentino” nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, in corso di revisione da parte del ministero delle Politiche agricole. «Diversi parlamentari - aggiunge Muzzarelli - presenteranno una interrogazione su questo tema, che sosteniamo, per chiedere al ministero la sospensione della decisione, in attesa delle sentenze relative a procedimenti legali in corso, promossi dal Consorzio di tutela Aceto balsamico di Modena, e della Corte di giustizia europea sull'utilizzo di termini evocativi in diversi prodotti commerciali anche stranieri».
Per Muzzarelli occorre tutelare un prodotto enogastronomico da secoli indissolubilmente legato al territorio modenese conosciuto in tutto il mondo per le sue caratteristiche uniche; serve quindi - conclude Muzzarelli - «una più attenta verifica sull'utilizzo di termini quali “Aceto balsamico” e “Balsamico” e sulla necessità della presenza di determinate caratteristiche, peraltro previste per legge».
E il Consorzio non tarda a far sentire la sua voce: «Siamo già attivati nelle sedi ufficiali a tutela della denominazione Aceto Balsamico di Modena e per la corretta applicazione di tutte le vigenti normative, comprese quella inerente la disciplina degli aceti e, ovviamente, quella che regola l'elenco dei prodotti tradizionali - commenta il direttore del Consorzio di tutela aceto balsamico di Modena Federico Desimon - Siamo convinti che tutte le Autorità preposte, analizzato il caso, prenderanno i dovuti provvedimenti - Attendiamo pertanto fiduciosi l'esito della procedura in corso». Intanto, sono i deputati modenesi pd Davide Baruffi e Manuela Ghizzoni a portare all'attenzione del ministro il caso “Aceto balsamico trentino”, i cui metodi di produzione, secondo lo stesso consorzio di tutela dell'aceto balsamico di Modena, non rispecchierebbero i requisiti stabiliti dal relativo decreto ministeriale. «Il consorzio di tutela dell'aceto balsamico di Modena - spiegano Baruffi e Ghizzoni - chiamato a esprimere le sue osservazioni nel corso dell'istruttoria ministeriale, contesta il fatto che le metodiche di produzione del cosiddetto aceto trentino rispecchino i requisiti previsti dallo specifico decreto ministeriale del 1999 che fa rientrare nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali solo quelli le cui metodiche siano praticate in maniera omogenea e secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, comunque per un periodo non inferiore ai venticinque anni». È per questo- aggiungono i parlamentari -che abbiamo deciso di portare la questione sul tavolo del ministro Martina».
«Sulla proposta della denominazione “Aceto Balsamico Trentino” occorre fare chiarezza sul corretto utilizzo di termini connessi a uno specifico prodotto caratterizzato dal marchio Igp» afferma Gian Carlo Muzzarelli l'ipotesi di inserimento del marchio “Aceto balsamico Trentino” nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, in corso di revisione da parte del ministero delle Politiche agricole. «Diversi parlamentari - aggiunge Muzzarelli - presenteranno una interrogazione su questo tema, che sosteniamo, per chiedere al ministero la sospensione della decisione, in attesa delle sentenze relative a procedimenti legali in corso, promossi dal Consorzio di tutela Aceto balsamico di Modena, e della Corte di giustizia europea sull'utilizzo di termini evocativi in diversi prodotti commerciali anche stranieri».
Per Muzzarelli occorre tutelare un prodotto enogastronomico da secoli indissolubilmente legato al territorio modenese conosciuto in tutto il mondo per le sue caratteristiche uniche; serve quindi - conclude Muzzarelli - «una più attenta verifica sull'utilizzo di termini quali “Aceto balsamico” e “Balsamico” e sulla necessità della presenza di determinate caratteristiche, peraltro previste per legge».
E il Consorzio non tarda a far sentire la sua voce: «Siamo già attivati nelle sedi ufficiali a tutela della denominazione Aceto Balsamico di Modena e per la corretta applicazione di tutte le vigenti normative, comprese quella inerente la disciplina degli aceti e, ovviamente, quella che regola l'elenco dei prodotti tradizionali - commenta il direttore del Consorzio di tutela aceto balsamico di Modena Federico Desimon - Siamo convinti che tutte le Autorità preposte, analizzato il caso, prenderanno i dovuti provvedimenti - Attendiamo pertanto fiduciosi l'esito della procedura in corso». Intanto, sono i deputati modenesi pd Davide Baruffi e Manuela Ghizzoni a portare all'attenzione del ministro il caso “Aceto balsamico trentino”, i cui metodi di produzione, secondo lo stesso consorzio di tutela dell'aceto balsamico di Modena, non rispecchierebbero i requisiti stabiliti dal relativo decreto ministeriale. «Il consorzio di tutela dell'aceto balsamico di Modena - spiegano Baruffi e Ghizzoni - chiamato a esprimere le sue osservazioni nel corso dell'istruttoria ministeriale, contesta il fatto che le metodiche di produzione del cosiddetto aceto trentino rispecchino i requisiti previsti dallo specifico decreto ministeriale del 1999 che fa rientrare nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali solo quelli le cui metodiche siano praticate in maniera omogenea e secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, comunque per un periodo non inferiore ai venticinque anni». È per questo- aggiungono i parlamentari -che abbiamo deciso di portare la questione sul tavolo del ministro Martina».
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