«Mio padre Enzo? Era come le facce del cubo di Rubik»
Il figlio Piero racconta, in un libro, il Drake più segreto: «Nella commedia della vita amava recitare tante parti»
MARANELLO. Enzo Ferrari? “Per me era come il cubo di Rubik, il rompicapo dalle facce colorate”. A dirlo è l’ingegner Piero Ferrari, figlio ed erede del Drake che ha parlato del padre fondatore della Rossa nel volume “Mio padre Enzo. Dialoghi su un grande italiano del Novecento” (Aliberti Compagnia Editoriale, 144 pagine 13,50 euro), in una intervista di Leo Turrini dalla quale emergono aspetti pubblici e privati del Drake di Maranello.
Piero Ferrari non si sottrae e scrive: “Parlo di Rubik poiché ogni tassello del cubo ha un suo colore. Ogni faccia è cromaticamente distinta dalle altre. Ecco, questo era Enzo Ferrari, mio padre. Lui era una figura dalle molte facce. Per sua scelta. Onestamente, io credo di averlo conosciuto meglio di chiunque altro. Ma se lei mi chiede se penso di averlo conosciuto nel profondo, nell’intimo, nell’anima, beh, debbo rispondere negativamente. Nemmeno io, suo figlio, ho avuto accesso completo e incondizionato alla sua interiorità. Papà in fondo era un attore. Amava recitare più parti in commedia, nella commedia che chiamiamo vita; una commedia che spesso, nel suo caso, si è trasformata in tragedia”.
Mai, finora, l’erede ancora proprietario del 10% dell’azienda di Maranello che quest’anno compie 70 anni aveva raccontato così nel profondo i fatti famigliari. Un padre certo ingombrante, ma Piero Ferrari non si sottrae alle domande e continua: “Enzo Ferrari aveva una faccia sul lavoro. Ne aveva un’altra, distinta e distante, quando era in famiglia. E un’altra ancora nelle sue relazioni con le donne. E una quarta per i rapporti con il potere, con la politica, con il Palazzo”. A questo punto del volume il figlio, vicepresidente di Ferrari Spa, affronta un altro aspetto piuttosto controverso del Drake. La sua adesione a qualche partito politico nel secondo dopoguerra e la sua gestione dell’azienda in Emilia, terra di comunisti al potere ovunque.
“Enzo Ferrari a volte è stato accusato di essere fascista e si è pure preso del comunista…” introduce l’intervistatore e Piero: “Posso assicurare che, almeno nel privato, a Enzo Ferrari piaceva molto parlare di politica. Quando usciva a cena con me e con la mamma, fra una portata e l’altra ragionava ad alta voce. Amava molto un ristorante di Rubiera, fra Reggio Emilia e Modena.
Si faceva preparare squisitezze gastronomiche da Arnaldo, un bravissimo cuoco. Il novanta per cento della conversazione era dedicato alle macchine, ai motori, alle corse, ai piloti. Però c’era sempre un dieci per cento che riguardava l’attualità. L’opinione di mio padre era critica nei confronti della apertura a sinistra voluta da Aldo Moro e da Amintore Fanfani. Ricordo che manifestava una certa simpatia per il Pli, il partito liberale di Giovanni Malagodi. Sul voto non si è mai espresso con franchezza. La mia impressione è che, nel segreto dell’urna, alla fine scegliesse la Democrazia Cristiana. Senza entusiasmi, magari”.
Grazie a Piero Ferrari questo libro, che si legge in un soffio, permette quindi a ogni appassionato di approfondire la figura di un modenese noto ancora in tutto il mondo. In questo titolo il lettore trova di tutto, dal rapporto con gli straordinari piloti Lauda, Villenueve, Alboreto e Schumacher, tutti argomenti bene o male sviscerati un numerosi punti. Vale forse la pena ricordare gli ultimi momenti di vita del Drake, nella casa di largo Garibaldi a Modena. “Io penso - conclude Piero - che papà avesse un profondo senso morale. Non è mai stato un conformista e non avrebbe mai potuto essere un bigotto. Si interrogava, si poneva mille domande, inseguiva una risposta, una sola, al mistero dell’esistenza, al significato del dolore”.
Stefano Luppi
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