Modena, tre protocolli per la sicurezza
Sottoscritti su controllo di vicinato, collaborazione con le discoteche e vigilantes: «I dati non bastano, cambi la mentalità»
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MODENA. Prefettura, forze dell’ordine, Comune di Modena, associazioni economiche, scuole: ci sono tutti nel rinnovo del “Patto” che punta a garantire una sempre maggior sicurezza in città. Perché se i dati statistici raccontano di un costante calo dei reati (-8% al livello provinciale e addirittura -9% sotto la Ghirlandina nel 2016 rispetto all’anno precedente; -13% nel primo bimestre 2017 in provincia e dato stabile a Modena dopo il -23% del 2016), la percezione dell’insicurezza rimane latente tra i cittadini. E se alcuni di loro hanno scelto di non denunciare per mancanza di fiducia nel sistema giustizia - errore che poi si ripercuote sui numeri finali - è altrettanto vero che lo sforzo nel cercare sistemi contro la criminalità conferma l’avanguardismo geminiano. «Perché trovarsi un ladro in casa mentre si dorme, e io l’ho provato sulla mia pelle - dice il sindaco Muzzarelli, rispolverando un vecchio episodio - non è certamente bello, ma allo stesso tempo abbiamo il dovere di dare ai nostri cittadini delle risposte concrete».
«I dati - ammette il prefetto Maria Patrizia Paba - non vanno di pari passo con la percezione di sicurezza. Ecco perché le istituzioni devono essere unite nel cercare di trasmettere fiducia».
In quest’ottica si inseriscono i tre nuovi protocolli d’intesa firmata da tutti gli attori istituzionali. Accordi che poi andranno declinati in modalità operative unitarie, ma che danno slancio al rinnovato Patto per Modena. Paba, citando Giovanni Falcone (“basta che ognuno faccia il proprio dovere”), sdogana il controllo di vicinato, che sta prendendo forma ormai in ogni quartiere e in ogni paese. «Serve che i cittadini siano parte attiva della sicurezza - spiega - ma è arrivato il momento di trovare modalità comuni e univoche proprio per valorizzare la loro attenzione sul territorio». Arriveranno quindi procedure standardizzate per le segnalazioni alle forze dell’ordine, utili affinché “non prendano piede le pulsioni della sicurezza fai-da-te”, aggiunge Muzzarelli, facendo un chiaro riferimento alla voglia - reale o meno che sia - di diversi cittadini di ricorrere all’uso delle armi.
Ma sicurezza fa anche rima con legalità, cultura e vivibilità. Quella che si respira nei locali notturni, affollati da tanti giovani. «L’obiettivo è avere locali che giochino un ruolo da protagonista - spiega il prefetto - che segnalino irregolarità, ciò che è anche soltanto sospetto e casi di discriminazione, che la nostra città non può accettare». Paba non va oltre, ma il pensiero corre alla storia del ragazzo italiano di colore, costretto a fare una fila diversa prima di entrare in una discoteca proprio perché di colore. Sul caso è tuttora in corso un’indagine della Questura.
Se è poi vero che il pattugliamento di Modena, garantito da polizia, carabinieri e municipale, non può essere capillare, soprattutto quando cala la sera, diventa allora indispensabile accendere “Mille occhi sulla città”. Ed proprio questo il terzo protocollo sottoscritto in Prefettura, che dà maggiori responsabilità civiche agli istituti di vigilanza, che sul territorio sono ben presenti e che, per deformazione professionale, hanno uno sguardo certamente più professionale rispetto a qualsiasi altro cittadino comune. Laddove non arrivano le limitate forze dello Stato può quindi ora arriva la collettività, facendo un salto ulteriore a difesa di un welfare di vita abituale per Modena e unico mezzo per trasmettere all’esterno quel senso di sicurezza ormai smarrito da tempo. (fd)
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