“Passa la Parola”, ma tu seguila Il Festival che porta a crescere
di Monica Tappa
L’anteprima nelle Terre dei Castelli conferma il successo dell’evento dedicato ai libri Lo sguardo adulto e il sogno dei più giovani s’incrociano sul territorio: con la fantasia
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Educazione, bellezza, coraggio, fantasia, disabilità, inclusione: sono questi i temi che si snodano, come trame e orditi pregiati e preziosi, a creare il tessuto di Passa la Parola, il festival che satura di incontri e racconti le Terre dei Castelli, da Castelvetro a Vignola, da Castelfranco Emilia a Spilamberto (due new entry 2017) a settembre e ottobre e che è cresciuto negli anni in modo così pieno e denso e solido da aver previsto anche due anteprime (una è proprio oggi, a Vignola, gli appuntamenti sono alle 16 e alle 21, al teatro Cantelli) ed è arrivato fino a Torino, a presentare il suo programma al Salone del Libro, in questi giorni.
È proprio il festival dei libri, del racconto, delle sinergie, dei talenti che unendosi fanno rete, diventano grandi, questo Passa la Parola. Un festival che vuole educare alla lettura, come non smette di ripetere Sara Tarabusi, che con Milena Minelli gestisce la libreria indipendente per ragazzi Castello di Carta a Vignola. E’ un festival che li vuole offrire e far conoscere sia come luogo privato, intimo, di consapevolezza, di fuga, di sogno, di riconoscimento, sia come luogo di scambio, di confronto, di condivisione, perché le storie a volte le vogliamo mantenere solo nostre, come bolle di felicità segrete, dove rifugiarci, e altre volte invece sentiamo e proviamo la necessità di donarle, di raccontarle, di dire, leggilo, è bello, magari ti ci riconosci anche tu.
In fondo, in un momento in cui le tinte fosche della cronaca e le preoccupazioni degli adulti che giudicano questa generazione “allo sbando”, è coraggioso dire che “la fantasia porta fortuna”: eppure è questa la melodia sulla quale si costruiranno gli incontri, i laboratori e le letture del festival, come sentiamo ribadire in conferenza stampa, lì, in mezzo ai libri e alle novità e al vociare soffuso dal quale a volte esplode il suono cristallino di una risata e voce di bambino.
E guardarsi attorno e rendersi conto che di chiavi e talismani e libri e immagini con storie magiche e importanti e a volte dolorose ma “necessarie” il mondo della letteratura per ragazzi è davvero pieno.
Ed è interessante osservare come, nel territorio, lo sguardo adulto verso la realtà e il sogno si tengano per mano e cerchino di offrire una strada possibile, propositiva, al di là dei gruppi di genitori ansiosi che intasano i social di messaggi (e bufale) e che rischiano, spesso, in questa bolla di controllo e paura, di dimenticarsi la cosa più importante: ascoltare davvero, dare fiducia, offrire spunti e ... Lasciarli anche sbagliare. Farli vivere.
E’ stato facile notare, girovagando tra gli stand, che c’erano anche, in bella mostra, i titoli che hanno vinto, proprio qualche giorno fa, il Premio Andersen 2017, ovvero, tra i riconoscimenti, sicuramente uno dei più prestigiosi del mondo della letteratura per ragazzi. Tra i vincitori (da Morosinotto alla Rundell, da Clima a Giordano) spicca il premio dato a Sonia Maria Luce Possentini come migliore illustratrice. La Possentini non disegna bambini, animali, oggetti generici. Ritrae con la minuzia e la grazia di un tratto delicatissimo e morbido quel bambino, quella espressione, quel momento, quell’oggetto, quell’animale e ne fa vibrare l’emozione su foglio. E dentro di noi. (Cercate il delicato e intenso “Noi”, di Bacchilega junior, del 2013, o “Quando gioco”, per i piccolissimi, novità ed. Il Castoro).
E c’è un sottile filo rosso che unisce tutti i premiati Andersen, che si riallaccia, per quei giri strambi che fa l’onda del tempo e del caos, a quelle parole che riassumono il festival modenese: educazione, bellezza, coraggio, fantasia, disabilità, inclusione. A conferma che l’avventura di crescere, scoprire, sperimentare, riconoscersi, passa certo anche di qui.
In alto, illustrazione di Sonia Maria Luce Possentini, Premio Andersen 2017, per Valentina Edizioni
È proprio il festival dei libri, del racconto, delle sinergie, dei talenti che unendosi fanno rete, diventano grandi, questo Passa la Parola. Un festival che vuole educare alla lettura, come non smette di ripetere Sara Tarabusi, che con Milena Minelli gestisce la libreria indipendente per ragazzi Castello di Carta a Vignola. E’ un festival che li vuole offrire e far conoscere sia come luogo privato, intimo, di consapevolezza, di fuga, di sogno, di riconoscimento, sia come luogo di scambio, di confronto, di condivisione, perché le storie a volte le vogliamo mantenere solo nostre, come bolle di felicità segrete, dove rifugiarci, e altre volte invece sentiamo e proviamo la necessità di donarle, di raccontarle, di dire, leggilo, è bello, magari ti ci riconosci anche tu.
In fondo, in un momento in cui le tinte fosche della cronaca e le preoccupazioni degli adulti che giudicano questa generazione “allo sbando”, è coraggioso dire che “la fantasia porta fortuna”: eppure è questa la melodia sulla quale si costruiranno gli incontri, i laboratori e le letture del festival, come sentiamo ribadire in conferenza stampa, lì, in mezzo ai libri e alle novità e al vociare soffuso dal quale a volte esplode il suono cristallino di una risata e voce di bambino.
E guardarsi attorno e rendersi conto che di chiavi e talismani e libri e immagini con storie magiche e importanti e a volte dolorose ma “necessarie” il mondo della letteratura per ragazzi è davvero pieno.
Ed è interessante osservare come, nel territorio, lo sguardo adulto verso la realtà e il sogno si tengano per mano e cerchino di offrire una strada possibile, propositiva, al di là dei gruppi di genitori ansiosi che intasano i social di messaggi (e bufale) e che rischiano, spesso, in questa bolla di controllo e paura, di dimenticarsi la cosa più importante: ascoltare davvero, dare fiducia, offrire spunti e ... Lasciarli anche sbagliare. Farli vivere.
E’ stato facile notare, girovagando tra gli stand, che c’erano anche, in bella mostra, i titoli che hanno vinto, proprio qualche giorno fa, il Premio Andersen 2017, ovvero, tra i riconoscimenti, sicuramente uno dei più prestigiosi del mondo della letteratura per ragazzi. Tra i vincitori (da Morosinotto alla Rundell, da Clima a Giordano) spicca il premio dato a Sonia Maria Luce Possentini come migliore illustratrice. La Possentini non disegna bambini, animali, oggetti generici. Ritrae con la minuzia e la grazia di un tratto delicatissimo e morbido quel bambino, quella espressione, quel momento, quell’oggetto, quell’animale e ne fa vibrare l’emozione su foglio. E dentro di noi. (Cercate il delicato e intenso “Noi”, di Bacchilega junior, del 2013, o “Quando gioco”, per i piccolissimi, novità ed. Il Castoro).
E c’è un sottile filo rosso che unisce tutti i premiati Andersen, che si riallaccia, per quei giri strambi che fa l’onda del tempo e del caos, a quelle parole che riassumono il festival modenese: educazione, bellezza, coraggio, fantasia, disabilità, inclusione. A conferma che l’avventura di crescere, scoprire, sperimentare, riconoscersi, passa certo anche di qui.
In alto, illustrazione di Sonia Maria Luce Possentini, Premio Andersen 2017, per Valentina Edizioni
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