la richiesta della procura
Scontri in Redecocca: «Processate i 13 violenti»
Undici maggio 2016, uno dei giorni più tesi per la tenuta sociale della città. Un gruppo di autonomi, riconducibili al Guernica, si oppongono con insistenza allo sgombero dei palazzi occupati in via...
2 MINUTI DI LETTURA
Undici maggio 2016, uno dei giorni più tesi per la tenuta sociale della città. Un gruppo di autonomi, riconducibili al Guernica, si oppongono con insistenza allo sgombero dei palazzi occupati in via Bonacorsa, via Sant'Eufemia (ex caserma dei carabinieri) e via Carteria. Vogliono difendere i diritti delle famiglie, che da mesi vivevano lì, ma l’autorizzazione al trasloco forzoso accende la contestazione. La tensione è subito tangibile e la presenza di 200 poliziotti in assetto anti sommossa, chiamati per garantire l’atto esecutivo, è emblematico di come la città viva quei frangenti. Il momento più complicato avviene davanti alla sede comunale di piazzale Redecocca dove ci sono cariche, botte, manganellate, che lasciano dietro di sé tre feriti (una ragazzina di 15 anni e due agenti). I fatti sono così choccanti che viene aperta un’indagine, guidata dal pm Katia Marino insieme al procuratore capo, Lucia Musti.
«Dalla lettura dei capi di imputazione - disse Musti - si capisce che tutto questo poteva essere evitato. Lo sgombero era stato programmato e concordato con le forze dell’ordine e il sindaco di Modena. Gli autonomi hanno tentato di forzare gli agenti messi a protezione mentre i servizi sociali stavano lavorando per quelle famiglie».
A metà febbraio erano arrivati i primi provvedimenti: 14 denunce in concorso per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e occupazione di uffici pubblici. Per qualcuno degli attivisti del Guernica è contesta anche la violenza a pubblico ufficiale. C’è poi anche un agente tra gli indagati: è colui che colpì e ferì all’occhio e allo zigomo la 15enne. Per lui l’accusa è di lesioni volontarie aggravate. La valutazione della Procura, autorizzata dal gip Eleonora Pirillo, portò anche ed emettere otto obblighi di firma e due obblighi di dimora verso i contestatori.
Ora Lucia Musti e Katia Marino hanno scelto di esercitare l’azione penale, chiedendo il rinvio a giudizio per 13 persone, che saliranno probabilmente a 14 appena uno degli indagati rientrerà in Italia. In sostanza la Procura chiederà al gup di mandare tutti a processo, compreso il poliziotto. Dal procedimento rimane quindi esclusa soltanto la ragazzina minorenne, del cui caso si dovrà occupare il tribunale dei minori di Bologna.
«Dalla lettura dei capi di imputazione - disse Musti - si capisce che tutto questo poteva essere evitato. Lo sgombero era stato programmato e concordato con le forze dell’ordine e il sindaco di Modena. Gli autonomi hanno tentato di forzare gli agenti messi a protezione mentre i servizi sociali stavano lavorando per quelle famiglie».
A metà febbraio erano arrivati i primi provvedimenti: 14 denunce in concorso per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e occupazione di uffici pubblici. Per qualcuno degli attivisti del Guernica è contesta anche la violenza a pubblico ufficiale. C’è poi anche un agente tra gli indagati: è colui che colpì e ferì all’occhio e allo zigomo la 15enne. Per lui l’accusa è di lesioni volontarie aggravate. La valutazione della Procura, autorizzata dal gip Eleonora Pirillo, portò anche ed emettere otto obblighi di firma e due obblighi di dimora verso i contestatori.
Ora Lucia Musti e Katia Marino hanno scelto di esercitare l’azione penale, chiedendo il rinvio a giudizio per 13 persone, che saliranno probabilmente a 14 appena uno degli indagati rientrerà in Italia. In sostanza la Procura chiederà al gup di mandare tutti a processo, compreso il poliziotto. Dal procedimento rimane quindi esclusa soltanto la ragazzina minorenne, del cui caso si dovrà occupare il tribunale dei minori di Bologna.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
