“Terra dei Padri” dato alle fiamme
di Carlo Gregori
Incendio doloso senza rivendicazioni. Videosorveglianza fuori uso. De Maio: «Non ci fermeranno»
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Il volto di Sergio Ramelli incorniciato nel “lenzuolo” si perde tra il fumo grigiastro dei muri anneriti. La sala del circolo di estrema destra Terra dei Padri è del tutto inagibile, come il piano terra, mentre per il piano superiore si dovrà aspettare un sopralluogo tecnico di ingeneri incaricati dalla proprietà. Nello stanzone di via Biondo - siamo al Villaggio Artigiano - ciò che più colpisce è il destino dei libri. Tanti libri, tutti di autori invitati o oggetto di incontri. I volumi erano disposti su un bancone che è crollato per l’esplosione dei vetri della porta e i libri sono rimasti sparsi a terra anneriti dalla fuliggine o bruciacchiati. L’ufficio è completamente devastato dalle fiamme: tutto perso. Esternamente, la finestra è rotta e bruciata e per il calore si è fusa la tendina parasole. Ed è proprio da questo punto che è stato innescato l’incendio notturno. Un incendio doloso ancora senza matrice, anche se sospetti ce ne sono. La Procura e la Digos sono al lavoro ma per ora non ci sono indagati.
«Se si guardano i libri bruciacchiati - spiega Fabio De Maio, presidente del circolo di destra - si capisce quanto è stato intollerante questo gesto. Qui discutiamo di idee e di cultura e bruciano i libri. Dovrebbe ricordare qualcosa. Anche al nostro sindaco Muzzarelli che ci accusava. Noi però non ci fermeremo - aggiunge con uno scatto di orgoglio - andremo avanti da subito. Sabato (domani per chi legge) alle 17.30 terremo ugualmente l’incontro previsto, quello con Gianfranco Stella sul suo libro “I grandi killer della Liberazione”. Il ritrovo è in cortile».
L’incendio è scoppiato intorno alle 2 di notte. Qualcuno ha spaccato i vetri della finestra su via Niccolò Biondo e ha gettato nell’ufficio un contenitore (non identificato) con materiale infiammabile. Dai danni provocati è evidente che l’allarme è stato dato tempo dopo: l’ufficio è rimasto completamente distrutto e il fuoco ha talmente fatto pressione sulla porta della sala che sono esplosi i vetri. Esternamente, si è persino sciolta la tendina parasole. Dopo i vigili del fuoco, tra il materiale bruciato hanno lavorato Digos e Polizia scientifica. Nei paraggi non è stato trovato nessun elemento che permetta di attribuire a qualcuno l’agguato incendiario. Nessuna rivendicazione. A complicare le indagini, poi, è arrivato un colpo di sfortuna: le tre telecamere piazzate agli ingressi hanno sicuramente ripreso gli autori del rogo ma non si potranno mai vedere quelle immagini perché è andato distrutto l’hard disc della videosorveglianza: si trovava nell’ufficio bruciato. Si spera insomma di trovare qualche traccia dalle telecamere vicine. Chi potrebbe essere l’incendiario? Il circolo, come noto, è stato al centro di pesanti contestazioni fin dalla sua apertura in gennaio. In quell’occasione la proprietario dello stabile arrivarono ben cinque telefonate minatorie anonime. Ieri De Maio ha ricordato che almeno una conteneva chiare minacce. «Ti bruceremo il capannone», diceva il telefonista. Di queste chiamate ne è al corrente la Digos, c’è un’indagine in corso. Per il resto non ci sono ad oggi dichiarazioni esplicite che possano ricollegarsi al rogo doloso. «Un atto vigliacco, violento, ma più stupido che violento. Hanno colpito alle due del mattino, quando nessuno poteva vederli. Hanno paura del confronto», commenta De Maio.
«Se si guardano i libri bruciacchiati - spiega Fabio De Maio, presidente del circolo di destra - si capisce quanto è stato intollerante questo gesto. Qui discutiamo di idee e di cultura e bruciano i libri. Dovrebbe ricordare qualcosa. Anche al nostro sindaco Muzzarelli che ci accusava. Noi però non ci fermeremo - aggiunge con uno scatto di orgoglio - andremo avanti da subito. Sabato (domani per chi legge) alle 17.30 terremo ugualmente l’incontro previsto, quello con Gianfranco Stella sul suo libro “I grandi killer della Liberazione”. Il ritrovo è in cortile».
L’incendio è scoppiato intorno alle 2 di notte. Qualcuno ha spaccato i vetri della finestra su via Niccolò Biondo e ha gettato nell’ufficio un contenitore (non identificato) con materiale infiammabile. Dai danni provocati è evidente che l’allarme è stato dato tempo dopo: l’ufficio è rimasto completamente distrutto e il fuoco ha talmente fatto pressione sulla porta della sala che sono esplosi i vetri. Esternamente, si è persino sciolta la tendina parasole. Dopo i vigili del fuoco, tra il materiale bruciato hanno lavorato Digos e Polizia scientifica. Nei paraggi non è stato trovato nessun elemento che permetta di attribuire a qualcuno l’agguato incendiario. Nessuna rivendicazione. A complicare le indagini, poi, è arrivato un colpo di sfortuna: le tre telecamere piazzate agli ingressi hanno sicuramente ripreso gli autori del rogo ma non si potranno mai vedere quelle immagini perché è andato distrutto l’hard disc della videosorveglianza: si trovava nell’ufficio bruciato. Si spera insomma di trovare qualche traccia dalle telecamere vicine. Chi potrebbe essere l’incendiario? Il circolo, come noto, è stato al centro di pesanti contestazioni fin dalla sua apertura in gennaio. In quell’occasione la proprietario dello stabile arrivarono ben cinque telefonate minatorie anonime. Ieri De Maio ha ricordato che almeno una conteneva chiare minacce. «Ti bruceremo il capannone», diceva il telefonista. Di queste chiamate ne è al corrente la Digos, c’è un’indagine in corso. Per il resto non ci sono ad oggi dichiarazioni esplicite che possano ricollegarsi al rogo doloso. «Un atto vigliacco, violento, ma più stupido che violento. Hanno colpito alle due del mattino, quando nessuno poteva vederli. Hanno paura del confronto», commenta De Maio.
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