A Sassuolo grande festa per i 50 anni della Consolata
La società rossoblu che fa capo alla parrocchia ha festeggiato con convegno, tornei per i bimbi e cena
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La Consolata 67, la società sportiva rossoblu che fa capo alla parrocchia della Consolata di Sassuolo, ha compiuto cinquant'anni e li ha festeggiati con tutta la comunità.
Prima ha indetto un convegno sui valori dello sport che ha avuto come ospite d'eccezione Francesco Acerbi, difensore del Sassuolo, poi ha dedicato il sabato ai tornei dei bambini e al momento conviviale, al termine del quale si sono svolte le premiazioni dei vecchi presidenti e amici della società, che al momento ha una squadra in seconda categoria (brava a salvarsi proprio nel finale della stagione appena conclusa) e altre dodici formazioni che vanno dalla scuola calcio agli Juniores e comprendono anche una squadra di serie D femminile.
La Consolata 67 è stata fondata poco dopo la nascita della parrocchia stessa: qui i padri della Consolata arrivarono nel 1962, dando vita alla comunità religiosa nel 1963 e individuando quattro anni dopo nello sport uno dei veicoli migliori per creare aggregazione giovanile intorno a questa nuova realtà.
Pontenuovo all’epoca era un quartiere popolato da circa settecento persone, oggi conta più di 8mila residenti.
Fin dai primi anni l'identificazione della società sportiva con la parrocchia è stata completa, tanto che quasi subito la presidenza è stata affidata al parroco: gli ultimi tre presidenti infatti sono stati don Roberto Bondioli, don Sergio Pellati e don Marco Ferrari, il parroco attuale, che così ha parlato della realtà sportiva rossoblu.
«Praticare uno sport non solo fa bene a livello fisico ai bambini, ma li aiuta ad apprendere valori come l’amicizia, la solidarietà, il lavoro di squadra, esercita la capacità di risolvere piccoli e grandi problemi. Lo sport è portatore di un linguaggio universale che riesce a unire i ragazzi superando differenze culturali, religiose, sociali e linguistiche. Una bella frase dice che se c'è un pallone, ci sarà sempre qualcuno che vuole giocare a calcio». L’impostazione data dalla Consolata al suo lavoro sportivo è da sempre quella del divertimento per tutti e di un approccio educativo sia per i ragazzi che giocano che per i genitori che assistono (alla Consolata non si ricordano i classici episodi di bullismo fra genitori): a tutti viene data la possibilità e l’opportunità di giocare, qualunque sia il livello. Resta vero che i più bravi emergono e a volte arrivano anche nelle squadre maggiori della città (fino al Sassuolo calcio) e non solo: fiore all’occhiello resta infatti quel Gianni Munari partito dalla Consolata e arrivato alla serie A, dove ha militato nel Lecce, nella Fiorentina, nella Sampdoria e nel Cagliari, con una parentesi anche all'estero, al Watford. Ora è nel Parma. (g.b.)
Prima ha indetto un convegno sui valori dello sport che ha avuto come ospite d'eccezione Francesco Acerbi, difensore del Sassuolo, poi ha dedicato il sabato ai tornei dei bambini e al momento conviviale, al termine del quale si sono svolte le premiazioni dei vecchi presidenti e amici della società, che al momento ha una squadra in seconda categoria (brava a salvarsi proprio nel finale della stagione appena conclusa) e altre dodici formazioni che vanno dalla scuola calcio agli Juniores e comprendono anche una squadra di serie D femminile.
La Consolata 67 è stata fondata poco dopo la nascita della parrocchia stessa: qui i padri della Consolata arrivarono nel 1962, dando vita alla comunità religiosa nel 1963 e individuando quattro anni dopo nello sport uno dei veicoli migliori per creare aggregazione giovanile intorno a questa nuova realtà.
Pontenuovo all’epoca era un quartiere popolato da circa settecento persone, oggi conta più di 8mila residenti.
Fin dai primi anni l'identificazione della società sportiva con la parrocchia è stata completa, tanto che quasi subito la presidenza è stata affidata al parroco: gli ultimi tre presidenti infatti sono stati don Roberto Bondioli, don Sergio Pellati e don Marco Ferrari, il parroco attuale, che così ha parlato della realtà sportiva rossoblu.
«Praticare uno sport non solo fa bene a livello fisico ai bambini, ma li aiuta ad apprendere valori come l’amicizia, la solidarietà, il lavoro di squadra, esercita la capacità di risolvere piccoli e grandi problemi. Lo sport è portatore di un linguaggio universale che riesce a unire i ragazzi superando differenze culturali, religiose, sociali e linguistiche. Una bella frase dice che se c'è un pallone, ci sarà sempre qualcuno che vuole giocare a calcio». L’impostazione data dalla Consolata al suo lavoro sportivo è da sempre quella del divertimento per tutti e di un approccio educativo sia per i ragazzi che giocano che per i genitori che assistono (alla Consolata non si ricordano i classici episodi di bullismo fra genitori): a tutti viene data la possibilità e l’opportunità di giocare, qualunque sia il livello. Resta vero che i più bravi emergono e a volte arrivano anche nelle squadre maggiori della città (fino al Sassuolo calcio) e non solo: fiore all’occhiello resta infatti quel Gianni Munari partito dalla Consolata e arrivato alla serie A, dove ha militato nel Lecce, nella Fiorentina, nella Sampdoria e nel Cagliari, con una parentesi anche all'estero, al Watford. Ora è nel Parma. (g.b.)
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