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San Cesario, dopo 61 anni la campana è tornata a casa

San Cesario, dopo 61 anni la campana è tornata a casa

Dopo 61 anni di vane ricerche, alle 10,30 di ieri l’antica campana civica del municipio di San Cesario è tornata a casa grazie alla donazione di un agricoltore che ha l’hobby dell’antiquariato Fu “rapita” dagli spilambertesi nel ’56

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SAN CESARIO. Dopo 61 anni di vane ricerche, alle 10,30 di ieri l’antica campana civica del municipio di San Cesario è tornata a casa grazie alla donazione di un agricoltore che ha l’hobby dell’antiquariato e che dopo averla scoperta in un’umida soffitta l’aveva acquistata per sé.

Dopo averla ripulita si è accorto di uno stemma, quello del Comune di San Cesario e sotto la scritta “Cavani Domenico fece A. 1862”. L’agricoltore, che non è di San Cesario, ma desidera restare nell’anonimato, è salito al primo piano del Municipio, l’ha consegnata di persona all’Assessore Zuffi, ha stretto al mano al sindaco Gozzoli e al consigliere Rosi e se ne è andato sorridendo.

La campana civica di bronzo, che stava sul lato sinistro del balcone municipale, venne “rapita” la notte tra l’11 e il 12 giugno del ’56 da quattro ventenni di Spilamberto che vollero in quel modo vendicare l’affronto subito 11 anni prima dalla Parrocchia di Spilamberto, quando un cannoncino di bronzo di età napoleonica venne sottratto con destrezza da Gustavo Sola, detto il Corsaro, e portato a San Cesario per festeggiare la Liberazione. Il cannoncino non fu mai più restituito, quindi i quattro (Livio Sirotti, Eugenio Vaccari, Alessandro Zanotti e Rino Cavani) lavarono in quel modo l’offesa architettata dal Cav. Adelio Fabriani, detto “Il Potta”, la vera mente dell’impresa.

I “rapimenti” finirono sul Time e sulla Rai. Poi nuovamente il fattaccio nella notte tra il 30 e il 31 gennaio 1989, con la beffa di carnevale compiuta da due di quei baldi giovani spilambertesi, che avevano ormai i capelli bianchi, Sirotti e Vaccari, i quali salirono nuovamente sul balcone municipale “orfano” della campana, con l’aiuto di altri due compagni d’impresa, cioè Cesare Giusti ed Enzo Masetti, per infilare nei ganci una nuova campana, non di bronzo ma di piombo, perfettamente identica alla precedente, ma senza battacchio trattenuto in ennesimo segno di beffa. Storie d’altri tempi, rivalità strapaesane che colorirono un periodo, poi il silenzio sino a ieri, quando la mitica campana di bronzo è riapparsa.

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