Immigrati e corruzione: agente nega tutto
Interrogato dal giudice, spiega: «Conosco l’albanese ma è un fanfarone. Mai ricevuto “ricompense”»
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Sì, l’albanese lo conosceva. Nel senso che non era un semplice volto nella folla: sapeva bene chi era e si erano parlati. Ma tutte quelle frasi che ha detto al telefono, intercettate dalla Squadra Mobile, non corrispondono a realtà. È vero che lo conosceva ma non è vero che l’ha aiutato a ottenere permessi di soggiorno con procedure irregolari o illegali. È un fanfarone, uno che le spara grosse. Di quelli che dicono di conoscere qualcuno che “aggiusta” tutto. Lo accusano di aver preso “regali” da lui: tramite i matrimoni fasulli, riusciva a far restare gli stranieri di in Italia. Lui nega e spiega.
Ha parlato rispondendo a tutte le domande del gip Paola Losavio il poliziotto indagato per il presunto caso di corruzione e di violazione delle norme amministrative per gli stranieri in Italia. Si tratta del poliziotto con la posizione più leggera tra i due, assistito dagli avvocato Daniela Goldoni e Salvatore Francioso. Ieri è comparso davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia dopo le misure interdittive alle sue funzioni di pubblico ufficiale.
Al termine, i due difensori hanno detto solo che, rispondendo a tutto, ha chiarito ogni addebito. «Abbiamo potuto conoscere le accuse, anche se in modo succinto - spiega l’avvocato Francioso - e ad ogni accusa l’agente ha saputo dare una risposta che inquadrava la vicenda sotto una luce diversa da quella ricostruita dalla Procura. Ha giustificato caso per caso i beni ricevuti spiegando come non fossero legati a contropartite corruttive. Penso che si potrà chiarire tutto».
L’udienza di ieri è stata anche l’occasione per conoscere da vicino gli episodi criminosi ricostruiti fino a questo punto dell’indagine, ancora in corso e anzi nel pieno dell’attività, condotta dai pm Marco Imperato e Francesca Graziano.
In particolare, in questa tranche dell’inchiesta (ce n’è un’altra), sono coinvolti oltre all’agente sia l’albanese che si presume essere l’organizzatore dei finti matrimoni e il corruttore, sia un marocchino, oltre alle due donne coinvolte nei matrimoni. E a proposito dei due matrimoni, è emerso che solo uno dei due sarebbe andato a buon fine. Nel secondo caso, invece le nozze sono saltate. La donna italiana che doveva sposare lo straniero per fargli ottenere il permesso di soggiorno non poteva sposarsi liberamente perché si torva sotto l’affidamento di un amministratore di sostegno. E quindi era necessario anche il parere favorevole del giudice. Che non c’era. Per questo non se ne è fatto nulla. Son contestati anche due casi di chiusura positiva di pratiche per il permesso di soggiorno che interessavano immigrati irregolari (non clandestini), ovvero persone che avevano avviato la procedura per ottenere lo status di regolarità ma che non avevano tutti i documenti. In questo caso gli agenti coinvolti sono accusati di aver “aiutato” i due immigrati, “favoriti” dall’albanese, in cambio di un “compenso”.
Ieri è stato interrogato dal giudice anche il marocchino, assistito dall’avvocato Stefania Ascari. (c.g.)
Ha parlato rispondendo a tutte le domande del gip Paola Losavio il poliziotto indagato per il presunto caso di corruzione e di violazione delle norme amministrative per gli stranieri in Italia. Si tratta del poliziotto con la posizione più leggera tra i due, assistito dagli avvocato Daniela Goldoni e Salvatore Francioso. Ieri è comparso davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia dopo le misure interdittive alle sue funzioni di pubblico ufficiale.
Al termine, i due difensori hanno detto solo che, rispondendo a tutto, ha chiarito ogni addebito. «Abbiamo potuto conoscere le accuse, anche se in modo succinto - spiega l’avvocato Francioso - e ad ogni accusa l’agente ha saputo dare una risposta che inquadrava la vicenda sotto una luce diversa da quella ricostruita dalla Procura. Ha giustificato caso per caso i beni ricevuti spiegando come non fossero legati a contropartite corruttive. Penso che si potrà chiarire tutto».
L’udienza di ieri è stata anche l’occasione per conoscere da vicino gli episodi criminosi ricostruiti fino a questo punto dell’indagine, ancora in corso e anzi nel pieno dell’attività, condotta dai pm Marco Imperato e Francesca Graziano.
In particolare, in questa tranche dell’inchiesta (ce n’è un’altra), sono coinvolti oltre all’agente sia l’albanese che si presume essere l’organizzatore dei finti matrimoni e il corruttore, sia un marocchino, oltre alle due donne coinvolte nei matrimoni. E a proposito dei due matrimoni, è emerso che solo uno dei due sarebbe andato a buon fine. Nel secondo caso, invece le nozze sono saltate. La donna italiana che doveva sposare lo straniero per fargli ottenere il permesso di soggiorno non poteva sposarsi liberamente perché si torva sotto l’affidamento di un amministratore di sostegno. E quindi era necessario anche il parere favorevole del giudice. Che non c’era. Per questo non se ne è fatto nulla. Son contestati anche due casi di chiusura positiva di pratiche per il permesso di soggiorno che interessavano immigrati irregolari (non clandestini), ovvero persone che avevano avviato la procedura per ottenere lo status di regolarità ma che non avevano tutti i documenti. In questo caso gli agenti coinvolti sono accusati di aver “aiutato” i due immigrati, “favoriti” dall’albanese, in cambio di un “compenso”.
Ieri è stato interrogato dal giudice anche il marocchino, assistito dall’avvocato Stefania Ascari. (c.g.)
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