L'importanza del ritmo in cucina
di LUCA MARCHINI
Tempi di cottura e di preparazione, pause tra un piatto e l’altro, lo scandire dei sapori che si rivelano boccone dopo boccone… Il cibo ha un ritmo. Ha tempi propri, sapori che si susseguono, si...
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Tempi di cottura e di preparazione, pause tra un piatto e l’altro, lo scandire dei sapori che si rivelano boccone dopo boccone… Il cibo ha un ritmo. Ha tempi propri, sapori che si susseguono, si abbinano, si completano o che contrastano, ha consistenze che vanno dal morbido al croccante donando movimento nel palato. I diversi ingredienti che compongono un piatto scrivono una sorta di sinfonia tutta da ascoltare, con i nostri sensi.
Gusto, tatto, olfatto, vista e persino in alcuni casi l’udito, sono tutti coinvolti nell’assaggio di una pietanza tradizionale o creativa dotata di una sua specifica “ratio”. La sinfonia di un piatto finito, dotato di struttura e sentimento, è data dall’equilibrio tra emozione che il sapore dona al palato, chimica delle materie prime e tecnica applicata.
Non sempre è tenuto nella giusta considerazione, ma il ritmo è importante nelle diverse preparazioni, nelle giuste pause che vengono gestite dalla sala e certamente nella degustazione che uno chef propone calibrando i diversi piatti.
La degustazione in particolare, è la chiave di lettura dei diversi linguaggi col quale il cibo si racconta. Un metodo che offre uno studio degli elementi, delle logiche e della parte più emozionale che compone la ricetta.
Il menu degustazione è una sorta di biglietto da visita: calibrato nelle intensità e consistenze, tra semplicità e complessità. Spesso in ristoranti che propongono piatti al di fuori della rassicurante tradizione, si può rischiare di non “azzeccare” i giusti abbinamenti, inficiando così l’esplorazione stilistica di un ristorante personalizzato nelle proposte gastronomiche, perciò scegliere un menù degustazione può offrire un’esperienza più completa ed il ritmo col quale viene servito è parte integrante che valorizza ciò che si sta assaggiando.
Gusto, tatto, olfatto, vista e persino in alcuni casi l’udito, sono tutti coinvolti nell’assaggio di una pietanza tradizionale o creativa dotata di una sua specifica “ratio”. La sinfonia di un piatto finito, dotato di struttura e sentimento, è data dall’equilibrio tra emozione che il sapore dona al palato, chimica delle materie prime e tecnica applicata.
Non sempre è tenuto nella giusta considerazione, ma il ritmo è importante nelle diverse preparazioni, nelle giuste pause che vengono gestite dalla sala e certamente nella degustazione che uno chef propone calibrando i diversi piatti.
La degustazione in particolare, è la chiave di lettura dei diversi linguaggi col quale il cibo si racconta. Un metodo che offre uno studio degli elementi, delle logiche e della parte più emozionale che compone la ricetta.
Il menu degustazione è una sorta di biglietto da visita: calibrato nelle intensità e consistenze, tra semplicità e complessità. Spesso in ristoranti che propongono piatti al di fuori della rassicurante tradizione, si può rischiare di non “azzeccare” i giusti abbinamenti, inficiando così l’esplorazione stilistica di un ristorante personalizzato nelle proposte gastronomiche, perciò scegliere un menù degustazione può offrire un’esperienza più completa ed il ritmo col quale viene servito è parte integrante che valorizza ciò che si sta assaggiando.
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