Una lettera inviata al Papa contro la “Cittadella”
I residenti fanno appello a Bergoglio per bloccare la cementificazione del parco «Per i disagiati si usino gli edifici vuoti. Un colpo al cuore vedere costruire qui»
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“Un colpo al cuore”. Usano queste parole i residenti del quartiere di via Vecchi nella lettera che hanno inviato a Papa Francesco: un appello accorato per chiedere che la Curia faccia dietro front nella costruzione della “Cittadella della carità”, un edificio la cui prima pietra è stata benedetta proprio dal Santo Padre durante la visita del 2 aprile. I residenti protestano contro la cementificazione dell’area verde.
«Sua Santità, le scriviamo a nome di tutto il quartiere per chiedere il suo intervento diretto sulla situazione che si è venuta a creare a Carpi, il 2 aprile 2017 - si legge nella lettera inviata a Papa Francesco - durante la sua visita quando ha benedetto 3 pietre da collocarsi in vari edifici a scopo di aiuto umanitario. Una di queste servirà per costruire una casa di accoglienza in un giardino in parte destinato, con piano regolatore particolareggiato del comune nel 2001, a luogo di culto, alla Curia. Questa area verde è stata gestita per 14 anni dai condomini e non dalla Curia, che non si è nemmeno preoccupata di recintarla. I condomini circostanti quindi si sono occupati di tutto, spese comprese. Il costruire in questo fazzoletto di terra un edificio così imponente non giova a nessuno. Prima di tutto la cementificazione lo dice la parola stessa toglie spazio verde per giocare, rilassarsi, spazio aperto di cui abbiamo sempre goduto senza contare che le abitazioni nella zona sono state vendute anche grazie a quel fazzoletto di terra adibito a giardino piantumato».
I residenti si soffermano anche sul problema parcheggi. «L’area vanta pochi parcheggi quindi una costruzione ulteriore renderebbe tutto ancora una volta più difficile. Noi non siamo contro la costruzione di edifici a favore dei disagi sociali che purtroppo oggi giorno toccano un po’ tutti, ma sulla scelta del luogo dove costruirli. Riteniamo che si possano ristrutturare le costruzioni già esistenti, dismesse forse perché “brutte”, per risparmiare soldi e creare alloggi non solo a papà sfortunati, ma anche ad altre persone disagiate. Negli ultimi giorni sono accadute cose molto spiacevoli: sono apparse scritte ingiuriose contro la Curia e addirittura qualcuno ha tentato di appiccare il fuoco al materiale utilizzato dalla Curia per recintare l’area di costruzione, vicino alle colonne del gas. Hanno iniziato a scavare e per noi che viviamo qui è un colpo al cuore».
I residenti riferiscono poi al Santo Padre che il terremoto del 2012 ha distrutto chiese come San Francesco.
«Confidiamo in Lei, Sua Santità, nella speranza che possa in qualche modo aiutarci, consigliando il vescovo, monsignor Cavina a decidere di collocare in altra sede la pietra da Lei benedetta» conclude la lettera.
Serena Arbizzi
«Sua Santità, le scriviamo a nome di tutto il quartiere per chiedere il suo intervento diretto sulla situazione che si è venuta a creare a Carpi, il 2 aprile 2017 - si legge nella lettera inviata a Papa Francesco - durante la sua visita quando ha benedetto 3 pietre da collocarsi in vari edifici a scopo di aiuto umanitario. Una di queste servirà per costruire una casa di accoglienza in un giardino in parte destinato, con piano regolatore particolareggiato del comune nel 2001, a luogo di culto, alla Curia. Questa area verde è stata gestita per 14 anni dai condomini e non dalla Curia, che non si è nemmeno preoccupata di recintarla. I condomini circostanti quindi si sono occupati di tutto, spese comprese. Il costruire in questo fazzoletto di terra un edificio così imponente non giova a nessuno. Prima di tutto la cementificazione lo dice la parola stessa toglie spazio verde per giocare, rilassarsi, spazio aperto di cui abbiamo sempre goduto senza contare che le abitazioni nella zona sono state vendute anche grazie a quel fazzoletto di terra adibito a giardino piantumato».
I residenti si soffermano anche sul problema parcheggi. «L’area vanta pochi parcheggi quindi una costruzione ulteriore renderebbe tutto ancora una volta più difficile. Noi non siamo contro la costruzione di edifici a favore dei disagi sociali che purtroppo oggi giorno toccano un po’ tutti, ma sulla scelta del luogo dove costruirli. Riteniamo che si possano ristrutturare le costruzioni già esistenti, dismesse forse perché “brutte”, per risparmiare soldi e creare alloggi non solo a papà sfortunati, ma anche ad altre persone disagiate. Negli ultimi giorni sono accadute cose molto spiacevoli: sono apparse scritte ingiuriose contro la Curia e addirittura qualcuno ha tentato di appiccare il fuoco al materiale utilizzato dalla Curia per recintare l’area di costruzione, vicino alle colonne del gas. Hanno iniziato a scavare e per noi che viviamo qui è un colpo al cuore».
I residenti riferiscono poi al Santo Padre che il terremoto del 2012 ha distrutto chiese come San Francesco.
«Confidiamo in Lei, Sua Santità, nella speranza che possa in qualche modo aiutarci, consigliando il vescovo, monsignor Cavina a decidere di collocare in altra sede la pietra da Lei benedetta» conclude la lettera.
Serena Arbizzi
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