Gazzetta di Modena

Modena

Albertina, la nonna che sogna la sua casa 

di Valentina Corsini
Albertina, la nonna che sogna la sua casa 

Mirandola. Da cinque anni la vedova 82enne attende l’ok per ristrutturarla, ma vive ancora il roulotte

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MIRANDOLA. Ci sono occhi che raccontano più delle parole. Occhi buoni, quelli della gente semplice della Bassa, legata alle cose più vere, come la campagna in cui è cresciuta e la casa in cui ha vissuto per una vita, insieme al marito, allevando 10 figli. Occhi che si fanno lucidi per lo sconforto quando di quella casa ne parla ormai come di un miraggio. Occhi che si bagnano per una promessa mai mantenuta, quella di un ingegnere del Comune che “appena dopo il terremoto è venuto qui dicendomi: “non si preoccupi signora, entro la fine del 2012 ritornerà in casa sua”.
Ma così non è stato. Perché questa è la storia di Albertina Dotti, 82 anni, vedova, che da cinque anni, vive da sola in una roulotte, riadattata ad “abitazione” ed acquistata grazie ai figli, in via Case popolari a Mortizzuolo, nel cortile di casa. Dichiarata inagibile è finita nel ginepraio della burocrazia. Che in cinque anni ha tolto dignità e speranza ad una donna che nella vita ne ha già passate tante. Come la disgrazia di otto mesi fa alla sua cagnolina Margot, rimasta paralizzata alle zampe posteriori dopo essere finita sotto un’auto.
Ci accoglie così Albertina, con umanità, mentre accarezza la sua Margot dentro al carrellino che ha comprato per lei. «Ho allevato dieci figli - racconta - quattro miei e gli altri nati dalla precedente relazione di mio marito. Quando ci siamo sposati, lavorava solo lui e aveva sei figli a carico perché la moglie l’aveva abbandonato. Li ho allevati tutti, tra mille difficoltà e tanta miseria e chi mi deve sistemare la casa, invece, ad oggi non è ancora riuscito a farlo. Eppure la pratica l’abbiamo presentata subito in Comune, ma c’è sempre un problema. Così dal 2012 vivo in roulotte. Dove ho sistemato un letto per me e uno per Margot e dove invece nella baracca-tenda che ho ricavato sul davanti ci cucino e ci mangio, al freddo d’inverno e al caldo d’estate. E non posso nemmeno andare a vivere dai miei figli, perché abitano tutti in piani rialzati e avendo subito un’operazione alle ginocchia non riesco a fare le scale».
Oltre ai disagi evidenti, alle promesse tradite, neanche “l’abbraccio” delle istituzioni. «Mi basterebbe anche solo una parola di conforto dal sindaco - dice - ma qui non si è mai fatto vedere, se non in campagna elettorale. Chi viene sempre, invece è Marian Lugli, il mio vicino. Mi ha anche portato un ventilatore contro il caldo: piccoli gesti, ma almeno non mi sento sola».

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