Carpi, «Veglio sulla Bugatti e sogno che riapra»
Il carpigiano Ezio Pavesi è l’angelo custode dello stabilimento in disuso e da 20 anni fa gratuitamente manutenzione
CARPI. Veglia sullo stabilimento della Bugatti di Campogalliano, ormai chiuso dalla fine degli anni Novanta. E grazie alle cure e alle attenzioni che presta quotidianamente, il mito della prestigiosa casa automobilistica, che continua a fare sognare gli appassionati di motori, rivive ogni giorno. È molto di più di una storia d’amore quella tra il carpigiano Ezio Pavesi, attualmente dipendente comunale e istruttore di spinning, e la Bugatti, azienda fondata nel 1909 il cui marchio è stato rilanciato da Volkswagen.
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Tutto è iniziato nel 1990. Ezio in quell’anno era stato assunto alla Bugatti come custode: da allora, nonostante il fallimento dell’azienda il cui blu brillante domina ancora l’autostrada, non ha mai smesso di ricoprire quel ruolo. Tutti i giorni si occupa della manutenzione nello stabilimento “fantasma” e ha sventato numerosi tentativi di furto. Lo fa per un profondo senso di riconoscenza, per gratitudine, dice lui, che di quest’azienda si sente figlio.
«La Bugatti è rimasta aperta fino al 1995 ufficialmente - racconta Pavesi - Poi, per altri tre anni lo stabilimento è rimasto in funzione perché le apparecchiature dovevano essere vendute». Dopo qualche tempo, dunque, lo stabile è rimasto vuoto, ma la sua imponenza quasi monumentale è rimasta. Visitatori da ogni parte del mondo arrivano ad ammirarlo, chiedendo a Pavesi, che ogni giorno vi si reca, se è possibile visitarlo.
«Qui, improvvisamente, si fermano turisti che parlano inglese, tedesco, francese - prosegue Pavesi - Io sono ben felice di accoglierli. Allo stesso tempo, però, mi fa riflettere: se vengono dall’estero per vedere la Bugatti, a maggior ragione questa eccellenza del territorio dovrebbe essere valorizzata da chi abita qui. E lancio, per questo, un appello al presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che è proprio di Campogalliano. Mi piacerebbe che questo luogo venisse ricordato e valorizzato. Chiedo alla Regione più sensibilità verso questo bene, che è un bene di tutti».
Lo stabilimento di Campogalliano dopo la chiusura è finito nell’elenco de “I luoghi dell’abbandono”, un gruppo Facebook che riunisce attraverso scatti fotografici, luoghi che una volta erano il centro di attività cruciali e ora sono lasciati soli.
«Ogni giorno faccio il giro intorno allo stabilimento per vedere, ad esempio, che non ci siano persone che rubano - racconta Pavesi - Soltanto pochi giorni fa, ho sventato un tentato furto. I ladri stavano smontando i cavi di rame e c’erano quasi riusciti. Spesso i balordi entrano addirittura dall’autostrada e l’area è talmente ampia che è difficile pensare di tenerla sotto controllo tutta. Vengo qui quotidianamente per senso di gratitudine. Per restituire parte di quello che ho ricevuto durante gli anni in cui ho fatto il custode. Ho avuto la possibilità di vivere in un mondo straordinario, unico. E sento di avere un debito di riconoscenza verso l’attività che è stata svolta: non è certo un mondo normale quello di cui siamo stati partecipi noi ex dipendenti».
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