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«Già ora la Bassa  è più bella e sicura di cinque anni fa» 

di Francesco Dondi
«Già ora la Bassa  è più bella e sicura di cinque anni fa» 

Il presidente Bonaccini: «Tra trenta mesi faremo un bilancio Non do voti, mi interessano più le storie della nostra gente»

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Presidente, ha mai pensato a cosa racconterà alle generazioni future di questi momenti?
«Che le donne e le uomini della nostra terra sono semplicemente capaci di fare cose straordinarie ed hanno un cuore grande così. Gli aquiloni si alzano in volo quando il vento è contrario e qui li abbiamo fatti alzare davvero. So che c’è ancora molto da fare, ma quando la ricostruzione sarà terminata non ho dubbi che verrà ricordata come esemplare. Tutto è rimediabile, tranne il dolore per le vittime, a cui - così come ai loro famigliari - va il nostro pensiero».
Mancano le ultime curve prima del traguardo, ma si è dato un tempo preciso per poter dire: ecco, abbiamo finito?
«Questa terra è già oggi più forte, più bella e più sicura di prima. Diciamoci la verità, pochi credevano che in cinque anni si sarebbero raggiunti tali risultati. Si diceva che ci vogliono almeno dieci anni per una ricostruzione così impegnativa, per quantità del danno ricevuto, ma al termine del mio mandato, tra due anni e mezzo vorrei che si vedesse davvero da vicino il traguardo».
I centri storici sono la priorità per tutti ma se la ricostruzione pubblica appare ancora molto indietro. Non c’è il rischio di trovarsi tra qualche anno con i centri belli, sicuri ma ormai svuotati?
«I centri storici e i beni pubblici da subito sono stati oggetto di attenzione: stima dei danni, catalogazione per l’immediata salvaguardia e messa in sicurezza fino a tutto il 2013 per oltre 200 milioni di euro. A seguito di questo impegno si è potuto avviare il processo di ricostruzione pubblica, che interessa per oltre il 70% beni culturali con vincolo diretto della Soprintendenza, quindi opere d’arte fondamentali per la nostra identità. Più che di ricostruzione, quindi, direi che dobbiamo parlare di restauro strutturale. L’impegno nostro e dei Comuni c’è tutto così come la voglia di tenere vivi i centri e le attività produttive con i finanziamenti per delocalizzazioni temporanee prima e l’introduzione delle zone franche urbane poi. Siamo consapevoli dei disagi che ci sono e del tanto lavoro che rimane, ma siamo dallo scorso anno concentrati ad accelerare la ricostruzione dei centri e i risultati iniziano ad esserci».
Le liquidazioni non vanno di pari passo con le aspettative delle imprese. Si conoscono casi di attese lunghe anche sette mesi per la continua richiesta di integrazioni talvolta banali. Come se ne esce?
«Vorrei sottolineare che, oltre che ad intervenire sul quadro delle regole con l’obiettivo di semplificarle, stiamo concentrando tutte le nostre strutture sulla fase di liquidazione, che accelereremo al massimo. Per questo abbiamo deciso l’apertura di due sportelli supplementari di assistenza alle liquidazioni direttamente sul territorio. Dal nostro osservatorio risulta però non solo un problema di maggiore tempestività, ma anche in diversi casi di mancanza di richieste di pagamento. Per quasi un terzo delle pratiche concesse, infatti, non ci è stata ancora avanzata alcuna richiesta».
La criminalità ha provato a fare affari sul sisma, le barriere hanno retto o qualcuno ha cercato di fare affari sporchi?
«Su questo aspetto vorrei esprimere due tipi di considerazioni. Un tema è la criminalità organizzata, rispetto alla quale l’intero sistema ha messo in campo azioni di contrasto sia preventivo che investigativo, prestando particolare attenzione a tutta la filiera dei subappalti. Questo ci permette, oggi, di poter parlare di una ricostruzione attuata nel rispetto dei principi di legalità. Rispetto invece ad alcune situazioni, come quella dei fienili sia i Comuni che il Commissario verificano la totalità delle pratiche. Nei casi in cui sono state ravvisate irregolarità gravi, sono stati negati i contributi e sono partite le segnalazioni agli organi giudiziari».
Dia un voto a questa ricostruzione.
«Mi interessano i volti, non i voti. I volti di chi deve vedere ancora completata la ricostruzione del proprio bene danneggiato, i volti (tanti) di chi invece è già ripartito, i volti di chi ha aiutato e che ieri, insieme a Vasco Errani, abbiamo ringraziato a Bologna. Sono abituato a stare con i piedi per terra, ma se continueremo a lavorare con la stessa umiltà ma anche con la stessa determinazione, quando sarà tutto tornato al proprio posto, riceveremo tutti insieme un voto molto alto».
Guardando indietro, c'è qualcosa che avrebbe voluto fare e che non è stato in grado di realizzare nonostante l'impegno?
«Mettiamola così: su tutte le scelte strategiche abbiamo coinvolto i Comuni e ci siamo confrontati con le forze economiche e sociali. Per questo posso dire di non avere nessun rimpianto. Certo nel particolare tante cose, con l’esperienza, si sarebbero potute approcciare forse con maggiore efficacia, pur nella tragicità e difficoltà degli eventi. Continueremo con lo stesso metodo fino alla fine: democrazia, legalità, equità e sicurezza sono le fondamenta su cui continueremo instancabili il lavoro di ricostruzione». (fd)

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