Gazzetta di Modena

Modena

Mak Pi 100, i cadetti alla prova 

di Saverio Cioce
Mak Pi 100, i cadetti alla prova 

Per 182 allievi la prima stelletta. Il comandante Camporeale consegna lo spadino al giudice Davigo

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I seicentocinquanta giorni modenesi di studio, le marce, le esercitazioni con le armi e le corse di primo mattino nel parco ducale stanno per finire.
Per i 182 allievi del 197° corso Tenacia la vita di cadetto in Accademia terminerà fra cento giorni con la prima stelletta ma la festa del Mak Pi 100 resta un punto fermo nella carriera militare che hanno appena iniziato. Per l’occasione, in una cornice da cartolina, ieri al Novi Sad tutto è stato preparato con cura per offrire a genitori commossi e a fidanzate trepidanti l’orgoglio di una scelta che sta per doppiare il giro di boa. La prossima nomina a sottotenente segnerà il battesimo definitivo in grigioverde e la certezza che nel giro di altri due anni di corso assieme alla seconda stella da tenente arriverà il primo incarico, quasi sicuramente in missioni all’estero. Ma il peggio, dal punto di vista dell’isolamento nello studio e nell’addestramento continuo, è alle spalle.
I cadetti e le cadette si muovono in sincronia nelle manovre e negli esercizi, vanno bene agli esami e quelli che seguono medicina all’università sono lanciatissimi. Ma il resto del mondo preme dai confini e le responsabilità dei militari italiani, a ogni livello aumentano di giorno in giorno. «Non fermatevi al formalismo della cerimonia in armi o alla serata di gala - ha ammonito nel suo discorso il generale Danilo Errico, comandante di Stato Maggiore dell’esercito - per essere comandanti di uomini dovrete sapere sempre dov’è il vostro dovere». Per chiarire il concetto ha ricordato non solo le 504 medaglie d’oro al valore militare e civile dell’Una Acies, una “sola schiera” come recita il motto dell’Accademia, ma anche figure esemplari, come il tenente colonnello Bechi Luserna, che difese El Alamein sino allo stremo con i ragazzi della Folgore per poi essere ucciso durante la guerra di Liberazione. E anche il capitano dei carabinieri Basile, vittima della mafia nel 1980, e il maggiore La Rosa, ucciso in Afghanistan nel 2013. In prima fila le autorità civili, dal sindaco Muzzarelli al prefetto Paba; giusto a fianco l’ex ministro della Difesa, Parisi, il senatore Giovanardi. A poca distanza il generale Valotto, ex comandante dell’Accademia e il generale Carmine Adinolfi, comandante delle scuole dei carabinieri.
E l’ospite d’onore della giornata? Piercamillo Davigo, magistrato di Cassazione a Roma, già presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, non è mancato all’appuntamento per ricevere lo spadino, simbolo dell’onorificenza di cadetto ad honorem. Nel ’92 fu nel pool di Mani Pulite a fianco di Di Pietro e Colombo nella serie d’inchieste che portò a processo corrotti e corruttori su scala nazionale. Ancora oggi non perde occasione per chiedere al Parlamento norme chiare per non svuotare le inchieste sulle tangenti negli appalti pubblici.
Quando il comandante Salvatore Camporeale ha consegnato al giudice l’onorificenza, dalla tribuna è partito un lungo applauso ha condiviso la scelta fatta.
«Dovete essere un esempio quotidiano per i vostri soldati - ha sottolineato poi il numero uno dell’Accademia - Toccherà a voi indicare che cosa è meglio fare, anche in situazioni molto difficili. Quello che avete imparato a Modena è il primo tassello fondamentale di una preparazione continua. Da comandante ho potuto seguire da vicino la vostra crescita e la vostra maturazione».
Il cerimoniale della manifestazione è stato scandito dal passaggio della stecca accademica tra il 197° e il 198° corso, simbolo della continuità delle tradizioni formative della scuola per gli ufficiali, la premiazione dei migliori accademisti da parte dei rappresentanti di eserciti stranieri. Un momento che ha visto la Gendarmerie francese e la Guardia Civìl spagnola consegnare il riconoscimento ai carabinieri.
Infine un dettaglio rivelatore. Nel saggio ginnico è stato anche simulato un combattimento con la nuova tencia Mcm, un combattimento che mescola arti marziali e tecniche di autodifesa: un metodo che ha permesso due settimane fa di bloccare l’accoltellatore della stazione a mani nude, mentre il maghrebino era armato con due coltelli.

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