Gazzetta di Modena

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«Non è più un’emergenza Bisogna organizzarsi» 

di Carlo Gregori
«Non è più un’emergenza Bisogna organizzarsi» 

Caleidos, sindacato di polizia Siulp e l’on. Brescia: i flussi continueranno per anni Nuovo Cie: servono progetto e risorse. Respinti possibili manovali del crimine

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Uscire dalla logica dell’emergenza perché non è più un’emergenza ma un fenomeno che, secondo studiosi accreditati, potrebbe durare 30 anni. Strutturare le politiche di accoglienza e di rimpatrio pensando a nuovi metodi e mezzi. Creare il Cpr non come sostituto del Cpt o del Cie, ma come una struttura con risorse, mezzi, uomini e strumenti adeguati agli scopi. Impedire che i Cpr smaltiscano le pratiche in tempi lunghissimi e che i rimpatri non cadano nel vuoto facendo finire gli immigrati senza permesso nelle mani del crimine e dei caporali appena fuori dalla struttura, come a Modena, dato che il Cpr aprirà da noi. Infine, chiedere al governo una politica seria e lungimirante su guerre, profughi e accoglienza, un gatto che si morde la coda: dai profitti da vendite di armi triplicati che arricchiscono l’erario fino alle ingenti spese che si sostengono per aiutare profughi causati dalle guerre combattute con le nostre armi. L’incontro organizzato ieri dal M5S di Modena (con Elisabetta Scardozzi) al Parco Ferrari è stato l’occasione per un confronto serio sulla questione immigrazione. Punto di osservazione privilegiato era Modena, fase terminale per i migranti arrivati in Italia. Sia come “ospiti” richiedenti asilo in attesa di permesso di soggiorno, sia come respinti ed espulsi.
CALEIDOS. Prima a parlare è stata Elena Oliva, presidente della coop Caleidos che con altre 4 associazioni del terzo settore si occupa a Modena di accogliere gli stranieri sbarcati. Caleidos oggi segue 350 persone (34 euro a testa al giorno) distribuite in due hotel e allo Studentato di via delle Costellazioni. Se due anni fa ne arrivavano 10 a settimana, oggi arrivano 50-60 profughi una o due volte alla settimana. «Dovrebbero stare in prima accoglienza un mese - spiega la Oliva - ma oggi i tempi per decidere se hanno diritto alla protezione sono sei o sette mesi». Pochi rispetto ai 2 anni di altri posti. Tempi lunghissimi durante i quali questi stranieri devono frequentare corsi di italiano di base e fare visite sanitarie a spese dello Stato. Il prefetto di Modena ha parlato di nuovi arrivi. La Olivi conferma che il criterio resta il “3 per mille” fissato dal Viminale, 3 immigrati per mille abitanti (tranne i Comuni sotto i mille abitati che ne hanno in quiota 6). Modena non è sfortunata, ha ricordato contro chi polemizza, perché finora l’area del cratere sismico della Bassa era stato esentato: la ricostruzione ora permette di accogliere la quota piena di immigrati come nelle altre province. L’identikit degli “ospiti” di Caleidos parla di giovani: 98% maschi, solo 30 donne, molti sedicenti 18enni, quasi tutti dai 20 ai 30 anni. «Gente che se ben qualificata e meritevole può dare un vero contributo - spiega il presidente della coop - i lavori socialmente utili non possono fermarsi alla pulizia dei parchi o marciapiedi. va bene il lavoro ma possono inserirsi e fare qualcosa di importante».
SIULP. Importante l’intervento di Michele Stragapede, segretario provinciale Siulp, sindacato di polizia. Stragapede ha parlato della trasformazione del Cpt-Cie in Cpr, la nuova struttura voluta dal ministro dell’interno Minniti. Il fallimento del Cie, ha ricordato il sindacalista, va cercato sì nelle gare al ribasso ma anche nell’utilizzo inadeguato delle forze di polizia. Ora ci aspetta il Cpr: Modena ospiterà - unica in regione - 60 persone in attesa di espulsione che saranno sorvegliate da personale addestrato, gli agenti del Reparto Mobile di polizia. Ma basta davvero? Stragapede ha messo a nudo il suo scetticismo: non è chiaro ancora con quali mezzi, attrezzature, uomini e soldi si potrà tenere in piedi una struttura del genere legata a un tribunale speciale legato alla Corte d’Appello di Bologna. Il Cpr nasce da un’emergenza, ma riuscirà a consolidarsi? Le previsioni degli studiosi indicano migrazioni a flussi ingenti per trent’anni: dobbiamo prepararci, servono nuove strutture specializzate e non poliziotti che devono gestire il problema contingente. Modena poi avrà sicuramente bisogno di personale all’Ufficio Immigrazione ma senza spostare agenti da altri uffici. Infine servono mezzi per i trasporti esterni.

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