Il ritorno del morbillo: Modena si scopre a rischio
Nel 2016 nessuno ha contratto il virus, nel 2017 sono già 5 le persone contagiate L’aumento dei casi viene motivato con l’incremento di persone non vaccinate
MODENA. Nel 2015 gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità avevano inserito il morbillo tra le malattie infettive destinate a scomparire. A due anni di distanza, in Italia il pericolo morbillo non solo è ritornato, ma viene ora attenzionato con preoccupazione dalle autorità. Il motivo? Le migliaia di bambini, adolescenti e giovani adulti che, si è scoperto, in questi anni non sono stati vaccinati. Risultato? I dati provinciali forniti dall'Istituto superiore di sanità evidenziano un ritorno-aumento dei casi di morbillo, giudicato preoccupante. Dal 2017 al 2016 in Italia si è registrato un incremento del 611% dei casi. Da gennaio al 21 maggio 2017, sono stati 2581 i casi di morbillo in Italia. Nell’89% dei casi si trattava di persone non vaccinate; il 7% aveva ricevuto solo una dose di vaccino. Il 34% ha avuto almeno una complicanza, il 40% è stato ricoverato, il 15% è passato dal pronto soccorso. In dettaglio c’è un gruppo di 7 regioni (Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia) che fanno registrare aumenti esponenziali dei casi di morbillo.
L’Emilia Romagna non è tra queste, ma fa comunque registrare numeri, e incrementi provincia per provincia, da non sottovalutare. Vediamo quali.
A Modena nel 2016 non si era registrato alcun caso di morbillo. Al 21 maggio, di quest’anno, secondo i dati dell’Istituto superiore della sanità, sono già 5 le persone che hanno contratto il virus. Certo un numero minimo, che può essere considerato “ridicolo”, rispetto alla popolazione esistente, ma in termini percentuali da 0 a 5 si tratta comunque di un aumento del 500%. Per chi pensava di non doversi più preoccupare di questa malattia, deve comunque suonare come un campanello di attenzione. Onde evitare che la situazione degeneri. Proseguendo con le altre province: a Bologna i casi al 21 maggio sono già 18, in tutto il 2016 furono 15. Forlì-Cesena non ne ha sin qui registrati, nel 2016 fu 1 solo caso; Ferrara 2 (0 nel 2016); Piacenza 1 (10 nel 2016); Parma 2 (19 nel 2016); Ravenna 7 (1 nel 2016); Reggio 6 (solo 3 nel 2016); e Rimini 0 (erano 10 nel 2016). In totale 41 casi in 5 mesi, contro i 59 in tutto il 2016.
Che fare quindi? Il Governo ha già imposto per decreto il vaccino obbligatorio, sinora solo caldamente raccomandato. Resta da vedere se chi non è vaccinato deciderà di tornare sui suoi passi e “mettersi al sicuro”. Per gli esperti infatti siamo nel mezzo di un'ondata epidemica, favorita dal calo medio della copertura vaccinale che permette al virus di circolare, ed è ancora difficile capire quando si esaurirà. Ciò «comporta ulteriori problemi per gli stessi operatori sanitari con grave pregiudizio anche per la salute dei cittadini». L'età media dei malati si è alzata, ora è di 27 anni, e questo spiega un maggior numero di ospedalizzazioni rispetto al passato.
La maggior parte di chi si è ammalato (74%) aveva 15 anni o più, in 155 erano neonati con meno di dodici mesi, soggetti per i quali la malattia può essere particolarmente pericolosa.
«Il morbillo ha un andamento epidemico - aveva spiegato alla Gazzetta Gianni Rezza, epidemiologo e direttore del dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità -. È normale che ci sia un'ondata ogni due tre anni, ma quest'anno il picco è più alto. Può dipendere dal fatto che si sia accumulata popolazione suscettibile e dal calo medio della copertura vaccinale». Scrive il virologo Roberto Burioni sul suo profilo Facebook che «siamo in presenza di un'epidemia, che in un paese adeguatamente vaccinato non si verificherebbe. Quello che preoccupa, guardando la distribuzione regionale è che i casi sono al momento concentrati in regioni dove la copertura è relativamente alta e tutto fa prevedere che l'epidemia si sposterà verso zone dove la copertura è più bassa con conseguenze catastrofiche».
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