«Pistoni chieda al governo leggi per i costi energetici»
di Alfonso Scibona
La proposta di Giorgio Barbieri di “Sassuolo 2020”: «Nessuno tutela i cittadini per i diritti entro le mura di casa: si deve ridurre l’Iva su tutte le bollette»
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È possibile farsi ambasciatori verso il governo centrale per trovare soluzioni alla crescente povertà della popolazione? Giorgio Barbieri, capogruppo della lista civica “Sassuolo 2020” ci prova.
«La semplice osservazione delle dinamiche economiche di questi ultimi anni - dice Barbieri - fa emergere l’amara considerazione che la carenza delle risorse economiche grava maggiormente sulle famiglie. Mentre tutti i lavoratori hanno una associazione o sindacato di categoria che li tutela per i loro diritti nel rapporto di lavoro, non esistono enti o associazioni che tutelano i cittadini per i loro diritti dentro le pareti domestiche. Il fatto che i pignoramenti o i protesti siano attivati ormai anche per piccoli importi dimostra che ormai in fase recessiva sono cadute piccolissime realtà individuali come piccoli artigiani o piccoli imprenditori o professionisti o addirittura famiglie. Ai problemi di queste persone è opportuno dare ascolto, cercare di capire se è possibile dare risposte o soluzioni, ad esempio ridurre i costi per il consumo di beni di prima necessità. Nelle bollette dell’energia elettrica, del gas, e dell’acqua potabile si applica l’Iva del 10% e viene calcolata non solo sul costo della fornitura ma anche sui costi accessori e delle accise includendo nella base imponibile le addizionali regionali e le accise, computo illegittimo».
Sarebbe un toccasana per le famiglie. «Una riduzione notevole sulla spesa annuale delle famiglie - continua Barbieri - verrebbe garantita assoggettando tutte le forniture di acqua, elettricità e gas, per uso domestico, alla aliquota Iva agevolata del 4%, semplificando l’attuale norma. Infatti, a differenza dei soggetti con partita Iva che possono detrarre l’Iva pagata per forniture energetiche dal calcolo dell'Iva sui loro incassi, le famiglie non possono detrarre tale imposta che resta quindi tutta a loro carico, pagata per intero. Una riduzione della imposta quindi dal 22% (o in alcuni casi dal 10%) al 4% porterebbe un risparmio secco di notevolissima entità sul bilancio annuo di una famiglia. Per la agevolazione della aliquota dell’Iva può essere considerato giusto prevedere la limitazione alla “prima casa” la cui identificazione è già prevista nel nostro sistema fiscale. La deducibilità delle spese energetiche può essere invece limitata sempre alla “prima casa” e solo per soggetti in fasce di reddito basse».
Soluzioni a tutto questo? «Chiediamo che il sindaco e la giunta di Sassuolo muovano i passi opportuni presso il governo e i ministri competenti per procedere con strumenti legislativi che abbattano il costo delle forniture di acqua potabile domestica, energia elettrica, risorse energetiche per il riscaldamento e la cottura a uso domestico, mediante riduzione dal regime Iva vigente all’aliquota Iva speciale del 4% unificata per tutte le forniture di servizi essenziali limitatamente alla prima casa; venga limitata l’addizionale Iva solo alla quota relativa al costo della fornitura ed escludendo le voci relative alle accise e agli altri costi accessori».
«La semplice osservazione delle dinamiche economiche di questi ultimi anni - dice Barbieri - fa emergere l’amara considerazione che la carenza delle risorse economiche grava maggiormente sulle famiglie. Mentre tutti i lavoratori hanno una associazione o sindacato di categoria che li tutela per i loro diritti nel rapporto di lavoro, non esistono enti o associazioni che tutelano i cittadini per i loro diritti dentro le pareti domestiche. Il fatto che i pignoramenti o i protesti siano attivati ormai anche per piccoli importi dimostra che ormai in fase recessiva sono cadute piccolissime realtà individuali come piccoli artigiani o piccoli imprenditori o professionisti o addirittura famiglie. Ai problemi di queste persone è opportuno dare ascolto, cercare di capire se è possibile dare risposte o soluzioni, ad esempio ridurre i costi per il consumo di beni di prima necessità. Nelle bollette dell’energia elettrica, del gas, e dell’acqua potabile si applica l’Iva del 10% e viene calcolata non solo sul costo della fornitura ma anche sui costi accessori e delle accise includendo nella base imponibile le addizionali regionali e le accise, computo illegittimo».
Sarebbe un toccasana per le famiglie. «Una riduzione notevole sulla spesa annuale delle famiglie - continua Barbieri - verrebbe garantita assoggettando tutte le forniture di acqua, elettricità e gas, per uso domestico, alla aliquota Iva agevolata del 4%, semplificando l’attuale norma. Infatti, a differenza dei soggetti con partita Iva che possono detrarre l’Iva pagata per forniture energetiche dal calcolo dell'Iva sui loro incassi, le famiglie non possono detrarre tale imposta che resta quindi tutta a loro carico, pagata per intero. Una riduzione della imposta quindi dal 22% (o in alcuni casi dal 10%) al 4% porterebbe un risparmio secco di notevolissima entità sul bilancio annuo di una famiglia. Per la agevolazione della aliquota dell’Iva può essere considerato giusto prevedere la limitazione alla “prima casa” la cui identificazione è già prevista nel nostro sistema fiscale. La deducibilità delle spese energetiche può essere invece limitata sempre alla “prima casa” e solo per soggetti in fasce di reddito basse».
Soluzioni a tutto questo? «Chiediamo che il sindaco e la giunta di Sassuolo muovano i passi opportuni presso il governo e i ministri competenti per procedere con strumenti legislativi che abbattano il costo delle forniture di acqua potabile domestica, energia elettrica, risorse energetiche per il riscaldamento e la cottura a uso domestico, mediante riduzione dal regime Iva vigente all’aliquota Iva speciale del 4% unificata per tutte le forniture di servizi essenziali limitatamente alla prima casa; venga limitata l’addizionale Iva solo alla quota relativa al costo della fornitura ed escludendo le voci relative alle accise e agli altri costi accessori».
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