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L’INTERVENTO 

«Presidente, la nostra scuola ci dà orgoglio»

«Presidente, la nostra scuola ci dà orgoglio»

Segue dalla primaSono due giorni dedicati, in primo luogo, al nostro senso di comunità e di appartenenza che talvolta si nasconde dietro un’antica diffidenza contadina e uno spirito critico racchiuso...

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Segue dalla prima
Sono due giorni dedicati, in primo luogo, al nostro senso di comunità e di appartenenza che talvolta si nasconde dietro un’antica diffidenza contadina e uno spirito critico racchiuso in un’operosità scontrosa.
Sono due giorni per condividere il destino, o la scelta, di vivere in questa bassa pianura osservata da lontano dal resto della provincia e, spesso, in credito di ossigeno verso la grande arteria della via Emilia, intorno alla quale si estende la centralità di luoghi più apprezzati, e di una storia meglio raccontata.
Nel 2012 l’evento inatteso e drammatico ci pone nell’emergenza e la scuola diventa subito il luogo naturale della comunità, dove la didattica si costruisce insieme dove i valori di solidarietà e fratellanza si scoprono forti ed incontaminati, dove la fiducia si concede senza riserve. Una bassa pianura con i suoi giovani che hanno sofferto il sisma attraverso i lutti, le ansie e le paure delle loro famiglie ma, nei momenti di vita scolastica, hanno dimostrato una maturità ed una responsabilità inaspettate. Quelle “ragazze e quei ragazzi del 2012” sono una parte della linfa vitale e la ragione della nostra volontà. Nel ritorno alla normalità, verso cui siamo avviati, la scuola affronta la sfida del cambiamento e dell’innovazione. Lo potrà fare in scuole nuove o rinnovate con una qualità di sicurezza e spazi per la formazione di eccellenza.
Se lo sguardo è rivolto al futuro, le scuole si appropriano della loro autonomia responsabile, difendono il valore del merito e dell’impegno personale ovunque: negli studenti e negli insegnanti, nello studio e nel lavoro. In un Paese che spesso affronta i ritardi del passato, traducendoli in emergenze nuove, accade che l’edilizia scolastica diventi solo un problema di sicurezza quando, soprattutto nel secondo ciclo, è un’urgenza didattica, di ambienti per l’apprendimento, di attenzione all’età evolutiva.
Nell’emergenza la scuola nel nostro territorio ha potuto riconquistare e ripensare lo spazio come luogo per l’apprendimento per presentare, al tavolo della progettazione tecnica, un’idea di scuola. Partiamo da una rete che, per una volta, può davvero concedersi l’orgoglio di aver dimostrato un carattere e una forza utili a un Paese confuso e scoraggiato nello sguardo verso il futuro, ma ha anche il dovere di non mancare l’impegno e di non concedersi il ritorno a una tranquilla normalità, riacquistando le stanche consuetudini del passato. Soprattutto questo è il significato di questi due giorni.
Giorgio Siena
* dirigente scolastico.

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