«Ant e cure palliative, i volontari sono ignorati»
di Saverio Cioce
Pannuti: «L’Ausl di Modena ignora il contributo dei nostri medici e infermieri» Uno studio della Regione prova che siamo ai primi posti per decessi in ospedale
3 MINUTI DI LETTURA
Quando hanno visto i dati sulla mortalità in regione, all’Ant sono saltati sulla sedia.
I volontari dell’Associazione Nazionale Tumori hanno letto e riletto il rapporto regionale sui dati di mortalità delle neoplasie, divise per provincia, hanno scoperto che Modena è l’ultima in classifica per il numero di morti in ospedale. Ed è la stessa provincia dove l’assistenza domiciliare effettuata dai volontari Ant è stata messa in un angolo, ai margini dell’organizzazione sanitaria, con una convenzione che ha azzerato il lavoro sino al 2013.
A partire da quell’anno infatti l’Ausl di Modena ha stabilito che l’assistenza domiciliare, il punto di forza dell’associazione formata da medici, infermieri e altri volontari specializzati, doveva farsi da parte per lasciare spazio all’assistenza domiciliare gestita in prima persona da personale Ausl. Punto e basta.
Il risultato? A Bologna, dove l’accoglienza delle autorità sanitarie è di segno diametralmente opposto, la convenzione ha permesso di seguire 1.861 famiglie bolognesi nel 2016. A Modena invece i casi attualmente seguiti da Ant sono 4 e contro i 35 di Vignola, per un totale nel 2016 di 97 persone. A Vignola un gruppo di lavoro è attivo da molti anni e può contare in quel territorio e nei paesi vicini di una attenzione molto forte da parte dei medici di base. È ovvio poi che chi vuole può benissimo bussare alla porta dell’Ant per chiedere l’assistenza a domicilio, trova sia volontari specializzati e professionali che un’assistenza a tutto campo. «Il nostro lavoro è quello di un ospedale, anche se ovviamente siamo specializzati nelle cure palliative - spiega la presidente Raffaella Pannuti - Non facciamo Tac nè Risonanze Magnetiche ma tutto il resto c’è. Vorrei far riflettere i modenesi e l’Ausl, oltre che la Regione, su due dati. A Modena beneficiano delle cure palliative solo il 52% dei pazienti mentre a Bologna è del 70%. Questo si riflette sulla percentuale dei decessi in ospedale, dove Bologna ha la frequenza inferiore, e in costante riduzione dal 2013 al 2015, mentre Modena è superiore alla media. Ed è soprattutto l’assistenza domiciliare ad essere risultata determinante per la riduzione degli accessi al Pronto Soccorso e dell’impiego di procedure chirurgiche maggiori nell’ultimo mese di vita, elementi che paiono fortemente condizionati dalle stesse cure palliative. Bene, questo è scritto nero su bianco nel rapporto della Regione».
I dati epidemiologici sono sconfortanti. Prendendo per buono il dato nazionale della mortalità per tumore, lo 0,3% sulla popolazione, per quest’anno si aspettano a Modena altri 2.078 decessi su 692 mila abitanti contro i 3.017 di Bologna per un milione di abitanti.
«In varie parti della regione - conclude Pannuti - c’è un modello integrato che fa sistema con le Ausl, fatto di volontariato maturo, un no profit efficiente. Tutti i dati, sanitari ed economici, dimostrano che c’è una maggiore qualità della vita e un fine vita più dignitoso per i malati. Però mentre in altre parti della regione i nostri volontari sono accettati e integrati, con rimborsi modestissimi per le casse pubbliche, a Modena si preferisce tenerli ai margini. Perchè?»
I volontari dell’Associazione Nazionale Tumori hanno letto e riletto il rapporto regionale sui dati di mortalità delle neoplasie, divise per provincia, hanno scoperto che Modena è l’ultima in classifica per il numero di morti in ospedale. Ed è la stessa provincia dove l’assistenza domiciliare effettuata dai volontari Ant è stata messa in un angolo, ai margini dell’organizzazione sanitaria, con una convenzione che ha azzerato il lavoro sino al 2013.
A partire da quell’anno infatti l’Ausl di Modena ha stabilito che l’assistenza domiciliare, il punto di forza dell’associazione formata da medici, infermieri e altri volontari specializzati, doveva farsi da parte per lasciare spazio all’assistenza domiciliare gestita in prima persona da personale Ausl. Punto e basta.
Il risultato? A Bologna, dove l’accoglienza delle autorità sanitarie è di segno diametralmente opposto, la convenzione ha permesso di seguire 1.861 famiglie bolognesi nel 2016. A Modena invece i casi attualmente seguiti da Ant sono 4 e contro i 35 di Vignola, per un totale nel 2016 di 97 persone. A Vignola un gruppo di lavoro è attivo da molti anni e può contare in quel territorio e nei paesi vicini di una attenzione molto forte da parte dei medici di base. È ovvio poi che chi vuole può benissimo bussare alla porta dell’Ant per chiedere l’assistenza a domicilio, trova sia volontari specializzati e professionali che un’assistenza a tutto campo. «Il nostro lavoro è quello di un ospedale, anche se ovviamente siamo specializzati nelle cure palliative - spiega la presidente Raffaella Pannuti - Non facciamo Tac nè Risonanze Magnetiche ma tutto il resto c’è. Vorrei far riflettere i modenesi e l’Ausl, oltre che la Regione, su due dati. A Modena beneficiano delle cure palliative solo il 52% dei pazienti mentre a Bologna è del 70%. Questo si riflette sulla percentuale dei decessi in ospedale, dove Bologna ha la frequenza inferiore, e in costante riduzione dal 2013 al 2015, mentre Modena è superiore alla media. Ed è soprattutto l’assistenza domiciliare ad essere risultata determinante per la riduzione degli accessi al Pronto Soccorso e dell’impiego di procedure chirurgiche maggiori nell’ultimo mese di vita, elementi che paiono fortemente condizionati dalle stesse cure palliative. Bene, questo è scritto nero su bianco nel rapporto della Regione».
I dati epidemiologici sono sconfortanti. Prendendo per buono il dato nazionale della mortalità per tumore, lo 0,3% sulla popolazione, per quest’anno si aspettano a Modena altri 2.078 decessi su 692 mila abitanti contro i 3.017 di Bologna per un milione di abitanti.
«In varie parti della regione - conclude Pannuti - c’è un modello integrato che fa sistema con le Ausl, fatto di volontariato maturo, un no profit efficiente. Tutti i dati, sanitari ed economici, dimostrano che c’è una maggiore qualità della vita e un fine vita più dignitoso per i malati. Però mentre in altre parti della regione i nostri volontari sono accettati e integrati, con rimborsi modestissimi per le casse pubbliche, a Modena si preferisce tenerli ai margini. Perchè?»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
