Gazzetta di Modena

Modena

Sette anni per rimanere in Italia 

Un albanese era stato espulso per spaccio nel 2010: è stato accolto il suo ricorso

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Sette anni di attesa e due pronunce del giudice amministrativo: tanto è servito al cittadino albanese Gjovanin Zaja per vedersi riconoscere il rinnovo del permesso di soggiorno che il Questore di Modena, nel 2010 aveva rigettato. Questo perché lo straniero era stato arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti.
L’albanese, entrato in Italia regolarmente nel 2007, muratore a Sassuolo al tempo dei fatti, aveva richiesto il rinnovo del permesso di rimanere sul territorio italiano, allegando la documentazione che provava il suo status di lavoratore.
La Questura, nel dicembre 2010, aveva rigettato però la richiesta in quanto l’albanese era stato arrestato per spaccio di droga e il suo nominativo compariva nella banca dati Schengen a causa di una segnalazione fatta dalle autorità greche.
Il muratore, assistito dall’avvocato reggiano Mario Di Frenna, ha presentato ricorso al Tar contro il provvedimento ma il giudice amministrativo ha confermato la decisione della Questura, benché nel 2015, anno a cui risale la pronuncia del Tar di Bologna, molte delle ragioni alla base del provvedimento fossero già state chiarite.
Secondo la difesa dell'albanese, infatti, il provvedimento del Questore era illegittimo in quanto preso in violazione dei principi amministrativi del giusto procedimento, che prevedono l'obbligatorio preavviso di diniego, al fine di consentire al richiedente di fare le proprie controdeduzioni.
All’atto della pronuncia del Tar, infatti, l’arresto per spaccio era stato già seguito dall’archiviazione, disposta dal Gip del tribunale di Modena nel febbraio 2011, e la segnalazione nella banca dati Schengen, effettuata dalle autorità greche nel 2003 era risultata essere relativa ad una mera espulsione amministrativa, che avrebbe dovuto essere cancellata già dal 2008.
Di qui la decisione del muratore albanese, impiegato a Sassuolo, di ricorrere al Consiglio di Stato, che gli ha, infine, dato ragione.
I giudici di Palazzo Spada hanno accolto il suo ricorso disponendo l’annullamento del provvedimento di diniego. Peccato, verrebbe da dire alla luce dell'esito del procedimento, per i tempi elefantiaci della giustizia: ben 7 anni per ovviare ad un’omessa comunicazione che avrebbe, con ogni probabilità, chiarito e risolto la questione in pochi mesi e con un notevole risparmio economico sia per lo straniero sia per l’amministrazione.
Andrea Gilioli

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