Esalta il terrorismo e picchia un agente al carcere di S. Anna
Un detenuto albanese si è scagliato contro una guardia entrata in cella per un controllo. Il ferito guarirà in 15 giorni
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Un agente entra in cella nel carcere di S.Anna e subito uno dei due detenuti presenti ha aggredito la guardia con un’arma rudimentale, un pezzo di formica staccato da un mobile, usandolo come una lama e gli ha causato ferite al collo.
Le grida hanno richiamato i colleghi che hanno fermato l’aggressore ma quest’ultimo, un albanese, ha cominciato a gridare.
«Erano slogan che inneggiavano al terrorismo» hanno sentenziato in un loro documento di denuncia le otto sigle sindacali che rappresentano i quasi 400 agenti che lavorano all’interno del carcere modenese.
Inutile che quest’ultima aggressione, unita alle altre precedenti, ha mandato in fibrillazione le guardie che devono fare i conti con la gestione del regime carcerario cambiato di recente e che prevede diverse ore fuori dalle celle durante il giorno, nei corridoi.
Nel caso in questione però il detenuto di origine albanese era già sotto osservazione per i suoi trascorsi.
Bocche cucite in carcere sui precedenti dell’aggressore e pure su eventuali fenomeni di radicalizzazione, di eventuali simpatie islamiste. «Sembrava preso da un delirio religioso quando si è scagliato contro il collega» hanno scritto nel loro documenti gli agenti di custodia.
Le indagini per chiarire i contorni dello scontro sono tuttora in corso.
Pochi i riscontri dettagliati e verificati. Tanto per cominciare il pezzo di formica diventato una lama; in cella tutto può diventare un’arma, anche la gamba di una sedia o di un mobile a cui sia rimasta attaccata una parte della resistente lamina in materiale plastico che ricopre i mobiletti.
Seconda questione quella legata alle grida inneggianti al terrorismo.
Che l’albanese in carcere a Modena facesse mostra di fervore religioso con le preghiere cinque volte al giorno, da buon musulmano, non era un mistero per nessuno.
E adesso, che siamo entrati nel mese sacro del Ramadan, la sua obbedienza esteriore ai precetti religiosi era ancora più forte. Ma dopo le grida rituali di “Allah Akbar” che cosa ha detto contro gli agenti di custodia? Anche su questo le indagini sono in corso e mirano ad accertare se ci fossero altri collegamenti.
Detto questo l'episodio accaduto all'interno del carcere Sant'Anna di Modena è l’ennesima prova, come denunciato da uno dei sindacati della polizia penitenziaria, di uno stato di «disorganizzazione operativa» che toglie serenità a chi deve operare in quel contesto».
«Un detenuto di origine albanese - fanno sapere compatti gli otto sindacati che rappresentano l’universo degli agenti di custodia - in pieno delirio religioso, ha aggredito in maniera violenta un agente causandogli una ferita ed escoriazioni all'altezza del collo. La vicenda si è conclusa, con grida estremiste e che inneggiavano al terrorismo islamico. Al nostro collega va tutta la nostra solidarietà . Vogliamo sottolineare il fatto che la situazione è stata risolta con grande professionalità affrontando le procedure al riguardo». L'agente ha una prognosi di 15 giorni.
Saverio Cioce
Le grida hanno richiamato i colleghi che hanno fermato l’aggressore ma quest’ultimo, un albanese, ha cominciato a gridare.
«Erano slogan che inneggiavano al terrorismo» hanno sentenziato in un loro documento di denuncia le otto sigle sindacali che rappresentano i quasi 400 agenti che lavorano all’interno del carcere modenese.
Inutile che quest’ultima aggressione, unita alle altre precedenti, ha mandato in fibrillazione le guardie che devono fare i conti con la gestione del regime carcerario cambiato di recente e che prevede diverse ore fuori dalle celle durante il giorno, nei corridoi.
Nel caso in questione però il detenuto di origine albanese era già sotto osservazione per i suoi trascorsi.
Bocche cucite in carcere sui precedenti dell’aggressore e pure su eventuali fenomeni di radicalizzazione, di eventuali simpatie islamiste. «Sembrava preso da un delirio religioso quando si è scagliato contro il collega» hanno scritto nel loro documenti gli agenti di custodia.
Le indagini per chiarire i contorni dello scontro sono tuttora in corso.
Pochi i riscontri dettagliati e verificati. Tanto per cominciare il pezzo di formica diventato una lama; in cella tutto può diventare un’arma, anche la gamba di una sedia o di un mobile a cui sia rimasta attaccata una parte della resistente lamina in materiale plastico che ricopre i mobiletti.
Seconda questione quella legata alle grida inneggianti al terrorismo.
Che l’albanese in carcere a Modena facesse mostra di fervore religioso con le preghiere cinque volte al giorno, da buon musulmano, non era un mistero per nessuno.
E adesso, che siamo entrati nel mese sacro del Ramadan, la sua obbedienza esteriore ai precetti religiosi era ancora più forte. Ma dopo le grida rituali di “Allah Akbar” che cosa ha detto contro gli agenti di custodia? Anche su questo le indagini sono in corso e mirano ad accertare se ci fossero altri collegamenti.
Detto questo l'episodio accaduto all'interno del carcere Sant'Anna di Modena è l’ennesima prova, come denunciato da uno dei sindacati della polizia penitenziaria, di uno stato di «disorganizzazione operativa» che toglie serenità a chi deve operare in quel contesto».
«Un detenuto di origine albanese - fanno sapere compatti gli otto sindacati che rappresentano l’universo degli agenti di custodia - in pieno delirio religioso, ha aggredito in maniera violenta un agente causandogli una ferita ed escoriazioni all'altezza del collo. La vicenda si è conclusa, con grida estremiste e che inneggiavano al terrorismo islamico. Al nostro collega va tutta la nostra solidarietà . Vogliamo sottolineare il fatto che la situazione è stata risolta con grande professionalità affrontando le procedure al riguardo». L'agente ha una prognosi di 15 giorni.
Saverio Cioce
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