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Fisico torna in Brasile per festeggiare 20 anni della “bikini couture”

Maria Vittoria Melchioni
Fisico torna in Brasile per festeggiare 20 anni della “bikini couture”

Olmar & Mirta di Concordia produce il beachwear di lusso nato negli anni Novanta dalla creatività di Cristina Ferrari

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Un viaggio in Brasile, regalo dell’amato papà dopo la laurea, è stato il preludio di un successo che continua da venti anni. Cristina Ferrari, designer di Fisico (brand di beachwear di lusso recentemente entrato a far parte del pacchetto produttivo di Olmar & Mirta di Gianbattista Tirelli), in questi giorni che profumano già d’estate, ripercorre con noi le tappe della sua brillante carriera, dagli esordi come modella all’incoronazione a regina dei costumi glamour.

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«Sono sempre stata attratta dalla fisicità, dalla plasticità del corpo - racconta la stilista - e il viaggio in Brasile, dove vi è un vero e proprio culto per la forma fisica, ha fatto da detonatore alla bomba creativa che ticchettava dentro di me. L’essere un’indossatrice mi ha portato a conoscere da vicino il mondo delle passerelle già prima di diventare imprenditrice e quindi, diciamo, sono partita con qualche asso nella manica». Siamo a metà degli anni Novanta e Cristina ha ben chiaro quale sia il suo obiettivo: stravolgere il concetto di costume da mare. «Non penso di aver rivoluzionato il mondo del beachwear, ma di aver contribuito a dargli una grande svolta - continua Cristina - sono stata la prima ad introdurre i costumi senza cuciture, doppiati, molto difficili da eseguire che venivano realizzati seguendo le direttive sartoriali della modellistica, ottenendo una vestibilità che non era quella dei costumi conosciuta fino a quel momento. La doppiatura è stata una vera e prop

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ria rivoluzione, fino a quel momento c’era la lycra classica con la ribattitura che non amavo già a quel tempo. Questa ispirazione mi venne osservando le brasiliane che avevano i tagli del costume “a vivo” e da lì è cominciato tutto». Un’altra rivoluzione imposta da Cristina fu l’approdo del beachwear alle sfilate della settimana della moda milanese. «Santo Versace, allora ai vertici di Camera della Moda, credette in me e mi inserì nel calendario - ricorda - solitamente la presentazione dei costumi era relegata alle fiere di settore, io invece portai i miei bikini innovativi sotto i riflettori delle passerelle che contano, indossati dalle top model del momento e fotografati da artisti come Hannes Schmid, Toni Thorimbert, Gian Paolo Barbieri, Wayne Maser, Settimio Benedusi». La sfida è continuata con l’invenzione del trikini che inizialmente era composto da reggiseno, tanga e slip più coprente e si è evoluto poi in un costume intero destrutturato con applicazioni di accessori o tessuto tra il reggiseno e lo slip. I viaggi sono sempre la fonte d’ispirazione primaria per Cristina che dopo aver proposto collezioni ispirate al Marocco, al Messico, al Giappone, alla Spagna, alle Baleari, alle nostre isole Eolie e a quelle Greche, torna alle origini in Brasile per l’estate 2017 unendo l’eleganza italiana alla voglia di vivere colorata carioca. «Il connubio con Tirelli, che si avvale di modelliste preparatissime, ha dato sicuramente altra linfa vitale alla mia creativià - conclude Cristina - che ci porterà sicuramente verso l'ampliamento della produzione con l'introduzione di capsule collection che soddisfino la voglia di Beach Couture anche nei Paesi dove le stagioni sono invertite».

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