I frati se ne vanno ma la chiesa piace e non sarà chiusa
di Daniele Montanari
Pavullo. L’amarezza dei fedeli: «Sono persone splendide» La Diocesi non vuole smobilitare. Incognite sul convento
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PAVULLO. Preoccupazione, sorpresa, e anche un po’ di commozione. Questi i sentimenti con cui i pavullesi hanno reagito domenica all’annuncio “ufficiale” da parte dei Frati Minori del Vangelo del loro abbandono della chiesa e del convento che gestiscono dal 4 ottobre 2014. Come anticipato, esattamente tre anni dopo, il 4 ottobre 2017, ci sarà la riconsegna formale delle strutture ai Frati Cappuccini della Provincia dell’Emilia Romagna. Un passaggio fra congregazioni che fanno sempre capo ai Francescani, ma pieno di incertezze. I frati Marco Matteo Pugina, Franco Acanfora, Pietro Campidelli e la suora Roberta Speca verranno probabilmente trasferiti fuori regione. Ma non si sa cosa succederà a chiesa e convento.
«Capiamo bene che questo annuncio può causare sofferenza, perché i legami che si sono costruiti in tre anni sono importanti - ha detto frate Marco al termine della messa di mezzogiorno - ma fin dall’inizio avevamo detto che il nostro esperimento di gestione poteva durare al massimo tre anni. Ed è evidente che questa è una struttura enormemente grande per noi: costa soldi mantenerla, e per così poche persone sono buttati via. Qualcuno comunque rimarrà fino a dicembre per garantire almeno la messa sabato e domenica».
Dopo non si sa cosa decideranno i Cappuccini: non c’è troppo ottimismo sull’invio di nuovi frati, e c’è chi teme la chiusura della chiesa, a cui i pavullesi sono affezionatissimi. Sembra però che la prospettiva sia scongiurata: i Cappuccini hanno già chiesto alla diocesi se c’è una manifestazione d’interesse per la chiesa, e la riposta è stata positiva: il vescovo non vuole che venga chiusa e tantomeno che sia destinata ad altro. Diverso il discorso per il convento, per cui c’è anche il famoso discorso di una possibile trasformazione in appartamenti legati al centro “Francesco e Chiara” per il “dopo di noi”, ma anche in questo caso non c’è ancora nulla di certo. «Sarebbe un peccato se un edificio così grande finisse nell’abbandono», ha detto Maria Cavicchioni. Poi all’uscita si è respirato tutto il rammarico per l’addio: «Mi sono messa a piangere quando ho sentito - ha confessato Franca Pedroni - mi ero affezionata a questi frati, persone davvero stupende».
«Vengo da Modena anche per sentire le loro bellissime omelie - ha notato Lucia Montanari - perché sono capaci di arrivare dritto al cuore: mi mancheranno». Tristezza anche fra i giovani, come Massimo: «Sono sempre stati ammirevoli - ha rimarcato - svolgendo con dedizione un servizio per la comunità». «Persone coerenti che hanno sempre rappresentato un esempio di vita, con la loro povertà autentica - ha ricordato Italo Bonvicini con la moglie - dispiace tantissimo che vadano via».
«Capiamo bene che questo annuncio può causare sofferenza, perché i legami che si sono costruiti in tre anni sono importanti - ha detto frate Marco al termine della messa di mezzogiorno - ma fin dall’inizio avevamo detto che il nostro esperimento di gestione poteva durare al massimo tre anni. Ed è evidente che questa è una struttura enormemente grande per noi: costa soldi mantenerla, e per così poche persone sono buttati via. Qualcuno comunque rimarrà fino a dicembre per garantire almeno la messa sabato e domenica».
Dopo non si sa cosa decideranno i Cappuccini: non c’è troppo ottimismo sull’invio di nuovi frati, e c’è chi teme la chiusura della chiesa, a cui i pavullesi sono affezionatissimi. Sembra però che la prospettiva sia scongiurata: i Cappuccini hanno già chiesto alla diocesi se c’è una manifestazione d’interesse per la chiesa, e la riposta è stata positiva: il vescovo non vuole che venga chiusa e tantomeno che sia destinata ad altro. Diverso il discorso per il convento, per cui c’è anche il famoso discorso di una possibile trasformazione in appartamenti legati al centro “Francesco e Chiara” per il “dopo di noi”, ma anche in questo caso non c’è ancora nulla di certo. «Sarebbe un peccato se un edificio così grande finisse nell’abbandono», ha detto Maria Cavicchioni. Poi all’uscita si è respirato tutto il rammarico per l’addio: «Mi sono messa a piangere quando ho sentito - ha confessato Franca Pedroni - mi ero affezionata a questi frati, persone davvero stupende».
«Vengo da Modena anche per sentire le loro bellissime omelie - ha notato Lucia Montanari - perché sono capaci di arrivare dritto al cuore: mi mancheranno». Tristezza anche fra i giovani, come Massimo: «Sono sempre stati ammirevoli - ha rimarcato - svolgendo con dedizione un servizio per la comunità». «Persone coerenti che hanno sempre rappresentato un esempio di vita, con la loro povertà autentica - ha ricordato Italo Bonvicini con la moglie - dispiace tantissimo che vadano via».
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