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«Ecco come saranno fabbrica e lavoratori nel futuro prossimo» 

di Gabriele Bassanetti
«Ecco come saranno fabbrica e lavoratori nel futuro prossimo» 

«Arriva l’ordine ai terminali poi l’interscambio fra macchine Il personale sarà sempre più negli uffici dove si progetta»

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La rivoluzione 4.0 non è solo un programma di governo ma un cambiamento radicale di mentalità delle imprese manifatturiere, necessario e già in atto.
L’imprenditore Franco Stefani, con le sue industrie e con l'impiantistica che porta in giro per il mondo, questo tipo di rivoluzione l'ha già in buona parte operata. Stefani è il presidente del Gruppo System di Fiorano, una realtà sempre più all’avanguardia nel mondo nella progettazione di automazioni per l'industria ceramica.
Abbiamo chiesto a Franco Stefani di spiegare, sulla base della notevole esperienza cha ha già potuto accumulare, la sua visione della cosiddetta Industria 4.0.
Si parla molto di Industria 4.0 ma sembra che la confusione sia ancora molto diffusa.
«Si usa molto questa sigla, che declinata così non dice molto e non contribuisce a chiarire - risponde l’imprenditore - Se dovessi tradurla in italiano corrente direi manifattura industriale che riceve ordini, li processa e li trasmette a macchine operatrici. È meno suggestivo ma più chiaro. È di fatto quello che accade negli stabilimenti interconnessi. Arriva un ordine, i terminali ricevono i dati, si connettono, allineano la richiesta al processo produttivo, processano l'ordine, che poi prosegue il suo percorso nella fabbrica, sempre attraverso l'interscambio di dati fra macchine operatrici capaci di comprendere quello che devono fare, di correggersi e di autoanalizzarsi».
Non sembrerebbe una cosa alla portata di tutti.
«Vedo per ora un approccio molto teorico e poco pratico a questa materia. L'Industria 4.0 parte da un'esigenza colta e successivamente sviluppa il sistema, non vengono prima i finanziamenti e poi l'approccio».
Si tratta in molti casi di rivoltare lo stabilimento e di farlo daccapo.
«Certo, cambiano gli stabilimenti, la loro configurazione e la loro organizzazione. È questo che rende complesso accedere all'Industria 4.0, richiede un impegno davvero intenso, sia dal punto di vista logistico che finanziario. Si deve evolvere l'intera fabbrica e il suo processo produttivo deve essere progettato in funzione di questo parco macchine, in tutto, dagli spazi disponibili al modo di processare gli ordini. Io stesso ho cambiato beni strumentali per 15 milioni di euro per produrre Modula e ho cambiato anche i progetti esecutivi dell'intero stabilimento. Questo però oggi mi offre una flessibilità e una capacità di gestione del processo che prima non potevo neanche immaginare».
Come tutte le rivoluzioni, a partire dalla prima di tipo industriale, la novità spaventa, specialmente in termini di occupazione.
«In realtà anche sugli operatori deve cambiare la prospettiva. Conta molto la formazione di chi lavorerà in questi processi, ma soprattutto la creatività e flessibilità di chi contribuisce a realizzarli e implementarli. È uno sviluppo verso l'alto, che comporterà anzi la nascita di nuovi posti. Poi è vero che dal punto di vista occupazionale visto in ottica tradizionale, andiamo verso stabilimenti in cui le macchine faranno molto del lavoro, ma non estrometteranno i lavoratori, piuttosto li spingeranno verso ruoli di sviluppo e progettazione».
Sembra tutto molto bello e futuribile ma attualmente quanto realizzabile?
«Al momento credo che nel nostro settore, ma più in generale nella manifattura italiana, non più del 15-20 per cento delle imprese sia in grado di accedere alle agevolazioni per sistemi come questi. Le agevolazioni fiscali richiedono espressamente un approccio di questo tipo, in continuo aggiornamento. L'interconnessione totale è essenziale, anche per avere gli incentivi».
Nuove macchine intelligenti, sensori ad alta efficienza, significano anche maggiore sicurezza in stabilimento?
«Con questi sistemi - conclude Stefani - potremmo anche parlare di fabbriche a luci spente, come si dice, in cui tutto funziona con automatismi in totale sicurezza. Ma del resto l'essere umano sarà sempre meno presente nella manifattura mentre si affolleranno sempre di più gli uffici in cui si progetta e si integrano questi processi».

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