Gazzetta di Modena

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La ricostruzione divide i tre candidati di Novi 

di Valeria Cammarota
La ricostruzione divide i tre candidati di Novi 

Gli aspiranti sindaci Olivetti, Rossi Barattini e Diacci a confronto sull’economia ma le differenze si accentuano quando si parla di come uscire dal post sisma

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NOVI. Un vivace faccia a faccia tra i candidati a sindaco alle amministrative dell'11 giugno.
Enrico Diacci della lista civica Noi, Giulia Olivetti per Insieme al centro sinistra (Pd e Sinistra Italiana) e Mario Enrico Rossi Barattini della lista Rinnovi del centrodestra se le sono cantate martedì in sala civica, dove erano stati invitati da Reteimprese.
Quattro minuti per risposta, in tutto cinque domande che hanno dato il ritmo alla serrata esposizione di idee e intenzioni riguardo ai temi della ricostruzione, della Cispadana, di Aimag, della sicurezza e dello sviluppo economico. La sala era stipata di persone, segno evidente della partecipazione emotiva - scandita, nel corso del dibattito, da applausi a scena aperta e da qualche fischio - con la quale i cittadini vivono il momento in cui verranno chiamati a decidere chi, per cinque anni, avrà l’onore e l’onere di amministrare Novi.
Il tema più sentito, quello che riguarda la ricostruzione, per velocizzare la quale si punta soprattutto allo snellimento della burocrazia e alla riduzione dei ritmi di lavoro - è quanto ha affermato Diacci - sugli sgravi fiscali, sugli incentivi e sulla formazione dei dirigenti - è la promessa di Rossi Barattini - e sulla creazione di sportelli che avvicinino cittadini e tecnici, come ha suggerito la Olivetti.
Cauta adesione al progetto della Cispadana da parte di tutti e tre, poi, perché infrastruttura da studiare, modulare sulla mobilità e sulla sostenibilità del territorio; mentre Aimag deve, negli intenti, rimanere cosa dei cittadini, non della politica (Rossi Barattini), sganciarsi dalle logiche del potere (Diacci), mantenere le proprie performances ai suoi alti livelli, magari dotandosi di una partnership anche solo economica che, però, ne tuteli la territorialità (Olivetti). Molto, quindi, si è parlato di controllo del vicinato, da sostenere (Diacci), del maggior senso di sicurezza che un centro vivo e vissuto può ridare al paese (Olivetti), delle barricate che il centrodestra eleverà all'eventuale arrivo di immigrati (Rossi Barattini). Quanto allo sviluppo economico, infine, un tavolo permanente per il lavoro è l'obiettivo del centrosinistra; maggiori iniziative per le vie della città, sgravi sugli oneri e sportelli gratuiti per l’accesso al credito vengono proposte dal centro destra; un’operazione di marketing territoriale che riconverta i capannoni sfitti, oltre a sportelli dedicati ai cittadini costituiscono l’idea della lista civica.
Un dibattitto pacato, non senza frecciate. «Rivendichiamo con forza l’essere la lista che rappresenta il centrosinistra - ha affermato Olivetti - valore importante dal momento che ci identifica, ci pone obiettivi comuni e ci allontana dal formare potpourri di persone di diversa estrazione, come è accaduto a Vignola, esperienza che porta al rischio di ingovernabilità».
«Noi non ci confondiamo con la sinistra - ha ribadito, dal canto suo, Rossi Barattini - non facciamo minestroni, né liste eterogenee che comprendono trombati politici, minestre riscaldate, candidati che cambiano tessere. Noi siamo chiari, siamo destra». E gli altri? «Dalla parte dei cittadini», ha detto a margine Diacci.

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