Ordinanza anti-slot: i giudici la approvano Bosi: «Giusto così»
Il Tar boccia il ricorso che contesta i limitati orari di utilizzo Il mancato guadagno non era quantificabile dai documenti
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Il Comune supera il primo scoglio dopo la apprezzata da più parti ordinanza di limitazione all’accensione delle slot machine. Il Tar dell’ Emilia Romagna ha infatti bloccato la richiesta di un operatore di alleggerire la stretta sull’uso dei videopoker.
Il risultato è che rimane in vigore l’ordinanza del Comune che, da aprile, impone limiti orari all’attività di azzardo legalizzato e di tutte le altre “macchinette” che prevedono vincite in denaro. In sostanza, possono funzionare per un massimo di otto ore al giorno (dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 22): per il resto della giornata devono essere obbligatoriamente spente. Il tribunale amministrativo regionale, infatti, non ha accolto la sospensiva richiesta da un’impresa del settore, confermando quindi la validità e l’efficacia del provvedimento comunale che, come spiega l’assessore alla Legalità della Giunta Muzzarelli, Andrea Bosi, rientra tra gli strumenti adottati dall’amministrazione per contrastare il gioco d’azzardo patologico sul territorio modenese.
«Siamo soddisfatti per la decisione del tar che è in linea con le nostre ragioni di tutela della salute pubblica», dice infatti bosi. L’ordinanza modenese, inoltre, impone ai titolari di sale da gioco, bar, ricevitorie e a tutti gli altri esercizi nei quali sono collocate macchinette per il gioco d’azzardo di esporre un cartello che indica agli avventori gli orari di funzionamento. Il provvedimento è stato adottato dopo aver consultato le associazioni di categoria interessate, gli enti di promozione sociale e le associazioni dei consumatori e del volontariato. In base all’ordinanza, tra l’altro, le violazioni sono punite con multe da un minimo di 75 a un massimo di 450 euro. La violazione dell’obbligo di esporre l’avviso per il pubblico prevede invece sanzioni da un minimo di 50 a un massimo di 300 euro.
«Motivazioni troppo generiche e danni presunti non dimostrati: è il motivo per cui il Tar Emilia Romagna», spiega Agipronews. Entrando nel dettaglio dell’ordinanza, infatti, si legge che il ricorrente, rappresentato e difeso dall’avvocato Carlo Geronimo Cardia, “enuncia genericamente, ma non comprova specificamente l’effettiva esistenza di un pregiudizio grave ed irreparabile in relazione alla propria complessiva condizione patrimoniale, economica ed imprenditoriale, mediante esibizione in giudizio di certificazione conforme ed autenticata nelle forme di legge (dichiarazione dei redditi e bilanci di esercizio) e tenuto altresì conto - in senso oppositivo- della contestuale richiesta risarcitoria”.
In sostanza i giudici del tribunale amministrativo non hanno potuto verificare come l’ordinanza del Comune possa avere ricadute economiche sul gestore che si era appellato al Tar per ottenere la sospensiva della strategia comunale. E così, nella valutazione fatta martedì, si è anche deciso di condannare il ricorrente al pagamento di 3mila euro.
Il risultato è che rimane in vigore l’ordinanza del Comune che, da aprile, impone limiti orari all’attività di azzardo legalizzato e di tutte le altre “macchinette” che prevedono vincite in denaro. In sostanza, possono funzionare per un massimo di otto ore al giorno (dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 22): per il resto della giornata devono essere obbligatoriamente spente. Il tribunale amministrativo regionale, infatti, non ha accolto la sospensiva richiesta da un’impresa del settore, confermando quindi la validità e l’efficacia del provvedimento comunale che, come spiega l’assessore alla Legalità della Giunta Muzzarelli, Andrea Bosi, rientra tra gli strumenti adottati dall’amministrazione per contrastare il gioco d’azzardo patologico sul territorio modenese.
«Siamo soddisfatti per la decisione del tar che è in linea con le nostre ragioni di tutela della salute pubblica», dice infatti bosi. L’ordinanza modenese, inoltre, impone ai titolari di sale da gioco, bar, ricevitorie e a tutti gli altri esercizi nei quali sono collocate macchinette per il gioco d’azzardo di esporre un cartello che indica agli avventori gli orari di funzionamento. Il provvedimento è stato adottato dopo aver consultato le associazioni di categoria interessate, gli enti di promozione sociale e le associazioni dei consumatori e del volontariato. In base all’ordinanza, tra l’altro, le violazioni sono punite con multe da un minimo di 75 a un massimo di 450 euro. La violazione dell’obbligo di esporre l’avviso per il pubblico prevede invece sanzioni da un minimo di 50 a un massimo di 300 euro.
«Motivazioni troppo generiche e danni presunti non dimostrati: è il motivo per cui il Tar Emilia Romagna», spiega Agipronews. Entrando nel dettaglio dell’ordinanza, infatti, si legge che il ricorrente, rappresentato e difeso dall’avvocato Carlo Geronimo Cardia, “enuncia genericamente, ma non comprova specificamente l’effettiva esistenza di un pregiudizio grave ed irreparabile in relazione alla propria complessiva condizione patrimoniale, economica ed imprenditoriale, mediante esibizione in giudizio di certificazione conforme ed autenticata nelle forme di legge (dichiarazione dei redditi e bilanci di esercizio) e tenuto altresì conto - in senso oppositivo- della contestuale richiesta risarcitoria”.
In sostanza i giudici del tribunale amministrativo non hanno potuto verificare come l’ordinanza del Comune possa avere ricadute economiche sul gestore che si era appellato al Tar per ottenere la sospensiva della strategia comunale. E così, nella valutazione fatta martedì, si è anche deciso di condannare il ricorrente al pagamento di 3mila euro.
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