Villaggi Artigiani, un rebus per il Psc
di Luca Gardinale
L’appello delle associazioni: «La città cresca in modo qualitativo. Madonnina e Modena Est da ripensare completamente»
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Una città che cresce, anche se bisogna capire come farlo, anche perché la crescita deve essere prima di tutto qualitativa. È il messaggio emerso dal convegno che si è tenuto ieri al teatro della Fondazione San Carlo e dedicato al nuovo piano urbanistico di Modena. Un dibattito interessante e articolato che è andato avanti per tutto il giorno, snodandosi attorno a due filoni: il quadro economico e sociale attorno al quale ‘cucire’ il nuovo piano e una parte più strettamente urbanistica in cui è stato delineato un atlante delle aree produttive modenesi.
I lavori sono stati presieduti dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli e dall’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli, mentre al dibattito hanno partecipato rappresentanti dell’Università, dei sindacati e delle associazioni di categoria. Il primo intervento è stato quello di Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, che ha analizzato le ‘dinamiche socio-demografiche ed economiche’ modenesi: «Oggi c’è una grande necessità di tornare a investire - ha detto Bellicini - ma il problema è dove investire. Per questo, serve una grande chiarezza di indirizzo nelle politiche da mettere in campo, in modo che gli investitori che arrivano sappiano cosa si trovano davanti. Del resto, se non programmiamo, non possiamo investire».
Francesca Federzoni, vicepresidente di Alleanza cooperative, ha ricordato che «il lavoro è l’elemento principale sul quale investire per rendere il territorio attrattivo. Oggi il nostro sistema educativo ha livelli di eccellenza, ma le figure professionali che ci servono a volte non le troviamo, e quindi spesso ci rivolgiamo al mercato nazionale. Ma venire a vivere a Modena non sempre è attrattivo per chi abita altrove - ha detto ancora la vicepresidente di Alleanza cooperative - e quindi bisogna lavorare in questa direzione».
Pierpaolo Montorsi di Lapam ha invece affrontato il nodo dei villaggi artigiani, partendo dal recente sondaggio fatto dall’associazione: «Oggi i Torrazzi vanno bene - ha spiegato - mentre gli altri un po’ meno. Penso alla Madonnina e a Modena est, che sono da ripensare completamente: serve un progetto serio a partire dagli spazi che abbiamo, perché i villaggi artigiani vanno studiati e riqualificati. Alcuni strumenti ci sono già - ha aggiunto il dirigente Lapam - ad esempio, c’è una legge del 2014 che prevede il baratto amministrativo: in sostanza, il Comune può fare un regolamento per cui i cittadini che riqualificano il loro villaggio possono avere sconti su Imu, Tari e Tasi». E sempre per il mondo delle imprese è intervenuto Fulgenzio Brevini di Confesercenti, che ha affrontato il tema del difficile rapporto tra grande distribuzione e negozi di prossimità: «Prima della crisi, la distribuzione dell’alimentare in città era equilibrata - ha spiegato - ma oggi è impossibile pensare che l’assorbimento di nuove strutture di vendita non provochi contraccolpi su quelle esistenti. Per questo, prima di accogliere manifestazioni di interesse per strutture di medie dimensioni, sarebbe bene rilanciare le attività di vicinato, magari coinvolgendo anche il privato, che finora non si è mai tirato indietro».
Il direttore politiche sindacali dell’associazione ha quindi chiesto che «l’aumento delle medie strutture di vendita sia accompagnato da un impegno per rilanciare i centri commerciali naturali e i centri di vicinato», auspicando che il nuovo piano urbanistico «preveda una crescita quali-quantitativa ragionevole, aiutando le imprese a integrarsi maggiormente nella rete della città, perché senza coesione non c’è sviluppo».
I lavori sono stati presieduti dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli e dall’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli, mentre al dibattito hanno partecipato rappresentanti dell’Università, dei sindacati e delle associazioni di categoria. Il primo intervento è stato quello di Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, che ha analizzato le ‘dinamiche socio-demografiche ed economiche’ modenesi: «Oggi c’è una grande necessità di tornare a investire - ha detto Bellicini - ma il problema è dove investire. Per questo, serve una grande chiarezza di indirizzo nelle politiche da mettere in campo, in modo che gli investitori che arrivano sappiano cosa si trovano davanti. Del resto, se non programmiamo, non possiamo investire».
Francesca Federzoni, vicepresidente di Alleanza cooperative, ha ricordato che «il lavoro è l’elemento principale sul quale investire per rendere il territorio attrattivo. Oggi il nostro sistema educativo ha livelli di eccellenza, ma le figure professionali che ci servono a volte non le troviamo, e quindi spesso ci rivolgiamo al mercato nazionale. Ma venire a vivere a Modena non sempre è attrattivo per chi abita altrove - ha detto ancora la vicepresidente di Alleanza cooperative - e quindi bisogna lavorare in questa direzione».
Pierpaolo Montorsi di Lapam ha invece affrontato il nodo dei villaggi artigiani, partendo dal recente sondaggio fatto dall’associazione: «Oggi i Torrazzi vanno bene - ha spiegato - mentre gli altri un po’ meno. Penso alla Madonnina e a Modena est, che sono da ripensare completamente: serve un progetto serio a partire dagli spazi che abbiamo, perché i villaggi artigiani vanno studiati e riqualificati. Alcuni strumenti ci sono già - ha aggiunto il dirigente Lapam - ad esempio, c’è una legge del 2014 che prevede il baratto amministrativo: in sostanza, il Comune può fare un regolamento per cui i cittadini che riqualificano il loro villaggio possono avere sconti su Imu, Tari e Tasi». E sempre per il mondo delle imprese è intervenuto Fulgenzio Brevini di Confesercenti, che ha affrontato il tema del difficile rapporto tra grande distribuzione e negozi di prossimità: «Prima della crisi, la distribuzione dell’alimentare in città era equilibrata - ha spiegato - ma oggi è impossibile pensare che l’assorbimento di nuove strutture di vendita non provochi contraccolpi su quelle esistenti. Per questo, prima di accogliere manifestazioni di interesse per strutture di medie dimensioni, sarebbe bene rilanciare le attività di vicinato, magari coinvolgendo anche il privato, che finora non si è mai tirato indietro».
Il direttore politiche sindacali dell’associazione ha quindi chiesto che «l’aumento delle medie strutture di vendita sia accompagnato da un impegno per rilanciare i centri commerciali naturali e i centri di vicinato», auspicando che il nuovo piano urbanistico «preveda una crescita quali-quantitativa ragionevole, aiutando le imprese a integrarsi maggiormente nella rete della città, perché senza coesione non c’è sviluppo».
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