Autobrennero sicura: «La nuova autostrada rispetterà il verde»
«Pannelli fotovoltaici, alberi e passaggi per gli animali Così vogliamo tutelare il Secchia». Ma resta la polemica
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Non si fermano le polemiche da parte degli ambientalisti per la realizzazione della nuova autostrada Campogalliano-Sassuolo, presentata giovedì in pompa magna a Palazzo Ducale alla presenza del ministro Graziano Delrio.
Il rischio ambientale è stato uno dei temi caldi della conferenza di presentazione, in particolare in relazione al Secchia: il tracciato, infatti, corre parallelo al fiume da Marzaglia fino a Sassuolo. Un’opera certamente impattante sul paesaggio naturale, nonché sulla flora, ma soprattutto sulla fauna locale.
Tutte problematiche ben note ad Autostrade del Brennero, tanto che il direttore tecnico, l’ingegner Carlo Costa, durante il suo intervento ha insistito sul tema, a partire dall’Oasi del Colombarone, una zona umida a ridosso del fiume di circa 50 ettari. Per limitare l’impatto sono previste due gallerie: la Colombarone 1 e 2, lunghe rispettivamente 506 metri (zona Magreta) e 268 (verso Sassuolo). Per la fauna, invece, che si muove verso il fiume e viceversa l’ingegner Costi ha parlato di 11 attraversamenti riservati, ovvero punti in cui gli animali avranno la possibilità di avvicinarsi al Secchia senza correre il rischio di essere investiti o provocare incidenti. Negli altri punti non sarà possibile per la presenza di recinzioni e delle barriere antirumore: 13mila metri quadrati di impianti di mitigazione acustica, per circa 4 chilometri di sviluppo lineare, di cui 1,2 in dune di terra. E il problema dell’impatto acustico sarà davvero serio. Se nel primo tratto - tra l’interconnessione con l’A1 e la zona scalo merci - l’autostrada passerà relativamente distante dai centri abitati, nel secondo, quello che si sviluppa da Cittanova fino a Sassuolo, la vicinanza alle abitazioni sarà molto maggiore, in particolare a Marzaglia Nuova, Colombarone e Magreta. E se l’obiettivo è quello di creare un’autostrada ad hoc per i mezzi pesanti, allora l’attenzione alle barriere acustiche dovrà essere massimale.
Capitolo inquinamento dell’aria. L’ingegner Costa ha presentato un saldo tra produzione di energia e di inquinamento negativo. L’intenzione, infatti, è di installare impianti fotovoltaici per una produzione totale di 74mila kWh/anno che se sottratti all’immissione di agenti inquinanti, dovuta al passaggio dei mezzi, darà un saldo di meno -35.000 Kg CO2/anno. Come a dire: sì inquineremo, ma al contempo restituiremo energia pulita. Sempre restando nel tema smog l’obiettivo è quello di ridurre le code, specialmente all’immissione della A22 in A1 e lungo l’attuale Modena-Sassuolo: «Meno code uguale meno smog», afferma Costa.
C’è poi la «realizzazione di opere a verde tali da minimizzare l’interferenza visiva dell’opera nel contesto territoriale attraversato», come si legge nello studio di impatto ambientale. Ovvero la piantumazione di alberi e arbusti per 90 ettari circa, in modo da restituire il verde che sarà distrutto con i cantieri.
E a proposito dei cantieri ci sono degli appunti che Costa ha fatto: «La mobilità dei mezzi d’opera avverrà per la quasi totalità all’interno dell’area di sedime del tracciato, ovvero sulle viabilità di cantiere. Ciò consentirà di evitare la compromissione della viabilità ordinaria, in quanto il traffico generato dalle attività di cantiere non graverà sulla viabilità locale». Obiettivo difficile da raggiungere, considerando che la sp 15 di Magreta, che da Marzaglia va a Sassuolo, è a due corsie e poco adatta ai camion (che pure attualmente la percorrono normalmente, ndr).
Tutto bene dunque? Considerando la mera teoria sì, ma poi c’è la pratica. I cantieri inquinano, l’attenzione alle falde acquifere dovrà essere massimale e comunque l’impatto visivo di immensi viadotti sul Secchia non sarà minimo. (gib)
Il rischio ambientale è stato uno dei temi caldi della conferenza di presentazione, in particolare in relazione al Secchia: il tracciato, infatti, corre parallelo al fiume da Marzaglia fino a Sassuolo. Un’opera certamente impattante sul paesaggio naturale, nonché sulla flora, ma soprattutto sulla fauna locale.
Tutte problematiche ben note ad Autostrade del Brennero, tanto che il direttore tecnico, l’ingegner Carlo Costa, durante il suo intervento ha insistito sul tema, a partire dall’Oasi del Colombarone, una zona umida a ridosso del fiume di circa 50 ettari. Per limitare l’impatto sono previste due gallerie: la Colombarone 1 e 2, lunghe rispettivamente 506 metri (zona Magreta) e 268 (verso Sassuolo). Per la fauna, invece, che si muove verso il fiume e viceversa l’ingegner Costi ha parlato di 11 attraversamenti riservati, ovvero punti in cui gli animali avranno la possibilità di avvicinarsi al Secchia senza correre il rischio di essere investiti o provocare incidenti. Negli altri punti non sarà possibile per la presenza di recinzioni e delle barriere antirumore: 13mila metri quadrati di impianti di mitigazione acustica, per circa 4 chilometri di sviluppo lineare, di cui 1,2 in dune di terra. E il problema dell’impatto acustico sarà davvero serio. Se nel primo tratto - tra l’interconnessione con l’A1 e la zona scalo merci - l’autostrada passerà relativamente distante dai centri abitati, nel secondo, quello che si sviluppa da Cittanova fino a Sassuolo, la vicinanza alle abitazioni sarà molto maggiore, in particolare a Marzaglia Nuova, Colombarone e Magreta. E se l’obiettivo è quello di creare un’autostrada ad hoc per i mezzi pesanti, allora l’attenzione alle barriere acustiche dovrà essere massimale.
Capitolo inquinamento dell’aria. L’ingegner Costa ha presentato un saldo tra produzione di energia e di inquinamento negativo. L’intenzione, infatti, è di installare impianti fotovoltaici per una produzione totale di 74mila kWh/anno che se sottratti all’immissione di agenti inquinanti, dovuta al passaggio dei mezzi, darà un saldo di meno -35.000 Kg CO2/anno. Come a dire: sì inquineremo, ma al contempo restituiremo energia pulita. Sempre restando nel tema smog l’obiettivo è quello di ridurre le code, specialmente all’immissione della A22 in A1 e lungo l’attuale Modena-Sassuolo: «Meno code uguale meno smog», afferma Costa.
C’è poi la «realizzazione di opere a verde tali da minimizzare l’interferenza visiva dell’opera nel contesto territoriale attraversato», come si legge nello studio di impatto ambientale. Ovvero la piantumazione di alberi e arbusti per 90 ettari circa, in modo da restituire il verde che sarà distrutto con i cantieri.
E a proposito dei cantieri ci sono degli appunti che Costa ha fatto: «La mobilità dei mezzi d’opera avverrà per la quasi totalità all’interno dell’area di sedime del tracciato, ovvero sulle viabilità di cantiere. Ciò consentirà di evitare la compromissione della viabilità ordinaria, in quanto il traffico generato dalle attività di cantiere non graverà sulla viabilità locale». Obiettivo difficile da raggiungere, considerando che la sp 15 di Magreta, che da Marzaglia va a Sassuolo, è a due corsie e poco adatta ai camion (che pure attualmente la percorrono normalmente, ndr).
Tutto bene dunque? Considerando la mera teoria sì, ma poi c’è la pratica. I cantieri inquinano, l’attenzione alle falde acquifere dovrà essere massimale e comunque l’impatto visivo di immensi viadotti sul Secchia non sarà minimo. (gib)
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