Dura vita da preside, doppi incarichi molte responsabilità
di Saverio Cioce
Alberto De Mizio, dirigente di Cattaneo-Deledda e Venturi: «Si fa l’impossibile per seguire le attività ma siamo al limite»
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Tremila studenti, due scuole in sette sedi. Basterebbe questo come biglietto da visita del preside Alberto De Mizio, 65 anni, alle soglie della pensione ma con proroga di un altro anno per la guida dell’istituto professionale unificato.
«Non lo so però se mi daranno ancora la reggenza del Venturi - puntualizza - All’istituto d’arte sono affezionato perché ne sono stato prima alunno, poi insegnante e poi vicepreside. Però è una sede vacante e quindi potrebbero anche affidarla a qualcun altro».
Partiamo dalle reggenze, le scuole che vengono affidate temporaneamente alle cure di un preside che deve seguire anche un altro istituto
«È un problema reale, perché la situazione di chi dirige gli istituti, con le tante incombenze da seguire, finisce per mettere a dura prova la resistenza e anche la capacità d’azione di chi è a capo di una scuola, soprattutto in periodi come questi. Una riforma dopo l’altra, norme e regole che cambiano, richieste, vertenze e adempimenti. Tutto moltiplicato per due o per tre».
O per sette, come le sedi che ha in carico, più di una al giorno se lei volesse essere presente in tutte
«Mi divido in entrambe le segreterie, metà settimana da una parte e metà dall’altra. Ovvero 1600 alunni al Cattaneo Deledda e 1400 al Venturi; questi ultimi sono ancora fuori dalla sede storica per i lavori del dopo terremoto. Cerco di seguire da vicino le questioni. Non si fa il preside per telefono, magari. Con le gigantesche responsabilità che abbiamo però non possiamo distrarci; la giornata inizia prima della prima campanella e non finisce dodici ore dopo. All’ora di cena arrivano ancora telefonate per le emergenze».
Sono molte le sedi con reggenza a Modena?
«Su 32 istituti superiori modenesi direi che siano la metà. Poi in città ci sono le scuole medie in cui la situazione è più fluida e comunque con gli istituti comprensivi la situazione va stabilizzandosi».
I dati ufficiali del Provveditorato regionale per tutte le scuole modenesi, aggiornati all’anno scorso e per ogni ordine di scuola, parlano di 32 reggenze su 92 istituti in tutta la provincia
«Il problema a Modena è molto pesante. Volendo fare una classifica, se non siamo i peggiori dell’Emilia Romagna, poco ci manca. Vent’anni fa in tutta Italia i presidi erano 12-13 mila, ora siamo a 8 mila circa. A ricaduta questi conti vanno fatti nelle provincie. Quest’anno magari i dati andranno aggiornati anche perché c’è chi è andato in pensione, ci sono sedi unificate»
E i concorsi? Nessuno vuol fare il preside?
«Cosa vuole che le dica? Se prendiamo un insegnante con quindici, vent’anni di anzianità, una buona esperienza e qualche incarico scolastico, lo stipendio è uguale a quello di un preside. Ma niente grane, niente impegno dalla prima campanella sino a dopo cena. E molte meno grane da affrontare, anche con i colleghi».
Il suo bilancio personale?
«Quando sono arrivato otto anni fa giravo per i corridoi e chiudevo le porte delle aule, chiedevo più autodisciplina a tutti. All’epoca al Cattaneo Deledda avevamo 850 studenti, ora sono 1600. E il ricambio di docenti è al minimo. Prima si usava partire dai professionali per poi passare agli istituti tecnici e poi ai licei. Ora c’è uno spirito di squadra. E per il Venturi non vedo l’ora di tornare in via dei Servi e lavorare al meglio».
Una situazione drammatica in tutta Italia. L’Associazione Nazionale Presidi parla di un esodo, con 450 nuove domande di pensione nel 2017; e da settembre saranno 1700 i presidi con due istituti.
«Li capisco. Lavorare in condizioni impossibili logora tutti».
«Non lo so però se mi daranno ancora la reggenza del Venturi - puntualizza - All’istituto d’arte sono affezionato perché ne sono stato prima alunno, poi insegnante e poi vicepreside. Però è una sede vacante e quindi potrebbero anche affidarla a qualcun altro».
Partiamo dalle reggenze, le scuole che vengono affidate temporaneamente alle cure di un preside che deve seguire anche un altro istituto
«È un problema reale, perché la situazione di chi dirige gli istituti, con le tante incombenze da seguire, finisce per mettere a dura prova la resistenza e anche la capacità d’azione di chi è a capo di una scuola, soprattutto in periodi come questi. Una riforma dopo l’altra, norme e regole che cambiano, richieste, vertenze e adempimenti. Tutto moltiplicato per due o per tre».
O per sette, come le sedi che ha in carico, più di una al giorno se lei volesse essere presente in tutte
«Mi divido in entrambe le segreterie, metà settimana da una parte e metà dall’altra. Ovvero 1600 alunni al Cattaneo Deledda e 1400 al Venturi; questi ultimi sono ancora fuori dalla sede storica per i lavori del dopo terremoto. Cerco di seguire da vicino le questioni. Non si fa il preside per telefono, magari. Con le gigantesche responsabilità che abbiamo però non possiamo distrarci; la giornata inizia prima della prima campanella e non finisce dodici ore dopo. All’ora di cena arrivano ancora telefonate per le emergenze».
Sono molte le sedi con reggenza a Modena?
«Su 32 istituti superiori modenesi direi che siano la metà. Poi in città ci sono le scuole medie in cui la situazione è più fluida e comunque con gli istituti comprensivi la situazione va stabilizzandosi».
I dati ufficiali del Provveditorato regionale per tutte le scuole modenesi, aggiornati all’anno scorso e per ogni ordine di scuola, parlano di 32 reggenze su 92 istituti in tutta la provincia
«Il problema a Modena è molto pesante. Volendo fare una classifica, se non siamo i peggiori dell’Emilia Romagna, poco ci manca. Vent’anni fa in tutta Italia i presidi erano 12-13 mila, ora siamo a 8 mila circa. A ricaduta questi conti vanno fatti nelle provincie. Quest’anno magari i dati andranno aggiornati anche perché c’è chi è andato in pensione, ci sono sedi unificate»
E i concorsi? Nessuno vuol fare il preside?
«Cosa vuole che le dica? Se prendiamo un insegnante con quindici, vent’anni di anzianità, una buona esperienza e qualche incarico scolastico, lo stipendio è uguale a quello di un preside. Ma niente grane, niente impegno dalla prima campanella sino a dopo cena. E molte meno grane da affrontare, anche con i colleghi».
Il suo bilancio personale?
«Quando sono arrivato otto anni fa giravo per i corridoi e chiudevo le porte delle aule, chiedevo più autodisciplina a tutti. All’epoca al Cattaneo Deledda avevamo 850 studenti, ora sono 1600. E il ricambio di docenti è al minimo. Prima si usava partire dai professionali per poi passare agli istituti tecnici e poi ai licei. Ora c’è uno spirito di squadra. E per il Venturi non vedo l’ora di tornare in via dei Servi e lavorare al meglio».
Una situazione drammatica in tutta Italia. L’Associazione Nazionale Presidi parla di un esodo, con 450 nuove domande di pensione nel 2017; e da settembre saranno 1700 i presidi con due istituti.
«Li capisco. Lavorare in condizioni impossibili logora tutti».
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