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Guerrilla gardening e piste ciclabili: ecco il green-thriller

di Cristiana Minelli
Guerrilla gardening e piste ciclabili: ecco il green-thriller

“La compagnia delle piante” di Ludovico Del Vecchio «Omicidi, amore e naturalmente Modena e il suo verde»

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Metti un poliziotto italo-belga in servizio sulle volanti della questura di Modena, una bicicletta Legnano, il guerrilla gardening e un intricato caso (verde) da risolvere.
Questi gli ingredienti principali del green-thriller “La compagnia delle piante” di Ludovico Del Vecchio che esce in libreria per i tipi della casa editrice romana Elliot. Prima presentazione modenese alla libreria Ubik di via dei Tintori venerdì 9 giugno alle 18.30 alla presenza dell’autore e dello scrittore e opinionista Claudio Gavioli.
Tutto comincia quando Jan De Vermeer si ritrova alle prese con una terribile crisi esistenziale. Una storia d’amore finita male, la morte del suo amato cane Pagliuca, tutto sembra congiurare contro di lui, coinvolgendolo in una spirale negativa che lo porta ben presto a bere. Toccato il fondo, decide di reagire (quando sei a terra qualunque cosa pur di non precipitare) e si mette a ripulire il garage.
Lì troverà due tesori: una vecchia bicicletta Legnano e una vanga. L’improvvisa passione per la bici, la scoperta del guerrilla gardening e della botanica, l’incontro sulla ciclabile con una bellissima ragazza segnata da una orrenda cicatrice gli danno una speranza di salvezza. Sullo sfondo una serie di omicidi preceduti da lettere minatorie.
L’autore, un professionista che nella vita scrive libri e cura animali (e viceversa), appassionato di letteratura e natura da sempre, dopo aver dato alle stampe una trilogia basata sull’idea di fuga dalla città natale, “Viaggia leggero” e “Non è per sempre” (ed. Incontri), “La spiaggia senza mare” (ed. Damster), ora si cimenta in un nuovo genere letterario, il giallo ecologico, di cui forse “La compagnia delle piante” è antesignano, dando alle stampe un libro cui ha dedicato due anni.
Un lavoro più complicato del previsto?
«Più che complicato, si è rivelato un libro lento da portare a termine. Nato come fatica letteraria si è trasformato in un percorso terapeutico. E poi ci ho riversato dentro tanti argomenti che mi appassionano. Mescolarli tutti nelle giuste proporzioni ha comportato un grande lavoro. Sarà difficile lasciare andare il libro lungo la sua strada, non poterci lavorare più».
Quali sono i temi dominanti del romanzo?
«L’interesse per l’ecologia balza subito agli occhi. Il protagonista si innamora della bicicletta, delle piste ciclabili, della natura. Conosce la fatica della pedalata, accarezza l’idea che un mondo senz’auto possa essere migliore. E scopre il giardinaggio, qui rappresentato nella sua forma più estrema, il guerrilla gardening, la colonizzazione verde di angoli abbandonati delle città da parte dei cittadini. È un thriller classico, con tanto di assassino seriale e terribili omicidi, che racconta anche la riscoperta dell’amore, e l’idea che ci sia sempre una possibilità di riscatto, per tutti».
E Modena? Pare che Modena non manchi mai di comparire tra le righe dei tuoi libri.
«Vero. La nostra città offre tanti spunti, ci si attinge a piene mani, come non approfittarne? Nel libro poi si parla molto dei nostri parchi cittadini, quelli già perfetti e quelli ancora da migliorare».
Stai già lavorando al prossimo romanzo?
«Sì, da pochi giorni ho iniziato a scrivere il seguito de “La compagnia delle piante”.
Ma tu sei appassionato di biciclette? Ami il giardinaggio?
«Moltissimo. Vado in bicicletta e coltivo ogni giorno il mio piccolo pezzo di terra, poco più grande di una aiuola. Per dirla con il grande architetto del verde Paolo Pejrone, “In giardino non si è mai soli”».

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