«Il Pd rispetta i patti e oggi per il voto serve la nuova legge»
di Davide Berti
Il parlamentare modenese è portavoce a livello nazionale: «Mdp non vuole alleanze, Pisapia per ora sceglie D’Alema...»
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Il Pd a Roma oggi ha in Matteo Richetti una figura di riferimento a livello nazionale. Matteo da Spezzano è passato da Matteo il bello, Preferisco Matteo, Meglio Matteo, a presidente dell’Assemblea Legislativa, parlamentare e oggi anche e nuovamente braccio destro di Matteo Renzi. È il suo frontman che gira l’Italia e i mezzi di informazione per cercare di rilanciare il Pd.
Richetti, allora si voterà a settembre?
«Lo decide Mattarella. I politici seri la Costituzione la rispettano sempre, non solo sotto referendum».
Tiene o non tiene il patto sulla legge elettorale?
«Il Pd lo rispetterà. Se il Movimento Cinquestelle si rimangerà gli impegni se ne assumerà la responsabilità davanti agli italiani».
Quanto è un compromesso il testo sulla legge elettorale?
«È un accordo. E in politica non è una parolaccia. Ci hanno rimproverato che le regole non si scrivono da soli. E noi lo stiamo facendo».
Se i grillini dovessero rompere definitivamente, che ne sarà del voto anticipato?
«Continuo a pensare che per andare a votare serve una legge elettorale. Ma i grillini che gridano al voto subito e ad ogni occasione fanno melina per non perdere la poltrona è una scena vergognosa».
Non le fa specie dover portare per mano grillini e forzisti?
«Sono il secondo e terzo gruppo parlamentare per dimensione. Le due opposizioni più importanti. Le regole si scrivono insieme, anche quando richiede fatica».
I posti in Parlamento non saranno calati dall’alto?
«Non conviene a nessuno. Non esistono più collegi sicuri. Se il candidato non è credibile e radicato fa poca strada...».
Niente Primarie?
«Lo decideremo insieme, ma stiamo parlando di collegi e non di liste bloccate con 40 candidati come nel Porcellum».
Renzi cosa le ha chiesto in questa fase?
«Nella nuova segreteria serviva solidità e profondità sul piano politico. Affianco il segretario nella costruzione di una linea politica condivisa e ne curo la comunicazione».
È vero che vi siete giurati fedeltà nella prima segreteria?
«No. Ho giurato fedeltà a Sonia (mia moglie) non a Renzi. Da me si deve aspettare lealtà. E quella non mancherà mai».
Tra lei e Renzi, in passato, i giuramenti hanno avuto alti e bassi. Oggi cosa vi lega?
«Renzi è l’uomo politico più credibile e determinato nel Paese. L’unico leader del centrosinistra italiano. In Europa ha riportato l’Italia in posizione chiave. Deve tornare a guidare il Governo del Paese».
Ma lei è un portavoce in stile “speaker” all’americana o Renzi le ha messo un limitatore?
«Sono io che devo provare a limitare Renzi - sorride - È un vulcano incontenibile, a volte troppo. Diciamo che... ci compensiamo!».
Alfano dice che volevate fare cadere Gentiloni già mesi fa.
«Gentiloni l’abbiamo voluto noi. E lo sosteniamo tutti i giorni in Parlamento. Se ad Alfano non piace la legge non deve nascondersi dietro ad invenzioni».
Veltroni dice che così, votando il proporzionale, si torna agli anni Ottanta.
«Agli anni Ottanta ci siamo tornati il 5 dicembre. Questa situazione è figlia del No al Referendum. Legittimo, ma con conseguenze devastanti».
Bersani dice che a Renzi non crede più nessuno.
«Non credo. È più credibile Renzi che quando ha perso è rimasto a sostenerlo di Bersani che ha abbandonato il Pd dopo aver fatto la lezione sul rispetto alla ditta».
Ma tra voi e Mdp che sarà?
«Mdp non vuole l'alleanza con il Pd. Dice che fino a quando Renzi ne è il leader nessun accordo. Ritengono le riforme che hanno ridotto disoccupazione e aumentato la crescita una sciagura. Mi sembrano molto concentrati sul loro futuro, non su quello del Paese».
Pisapia punta ad un’alleanza larga: come vi porrete?
«Se Pisapia vorrà un’alleanza con il Pd troverà una porta spalancata. Al momento ha scelto D’Alema, che tra Renzi e Di Maio ha detto che non saprebbe chi scegliere. Altro che centrosinistra!».
Oggi com’è il suo Pd?
«Il primo partito di centro sinistra in Italia e in Europa. Che deve però tornare più in prossimità alla sofferenza e alla quotidianità delle persone. La vera sfida della nuova segreteria».
Esiste ancora la definizione “renziani della prima ora”?
«Non è mai esistita. Non è questione di orario di arrivo, ma di coerenza e autentica spinta al cambiamento».
In Emilia sembrano più diffusi i “renziani all’occorrenza”, non trova?
«Le conversioni di convenienza sono come le bugie. Hanno le gambe corte».
Ultima domanda, su Modena: il rimpasto di Giunta ha guardato a sinistra e Muzzarelli senza Mdp in consiglio comunale sa che non regge. Come la vede?
«Il sindaco non mi ha mai parlato del rimpasto di Giunta, l’ho letto sui giornali. Mdp in consiglio c’è entrato con i voti del Pd, tutto da vedere che corrisponda ad un consenso reale».
Richetti, allora si voterà a settembre?
«Lo decide Mattarella. I politici seri la Costituzione la rispettano sempre, non solo sotto referendum».
Tiene o non tiene il patto sulla legge elettorale?
«Il Pd lo rispetterà. Se il Movimento Cinquestelle si rimangerà gli impegni se ne assumerà la responsabilità davanti agli italiani».
Quanto è un compromesso il testo sulla legge elettorale?
«È un accordo. E in politica non è una parolaccia. Ci hanno rimproverato che le regole non si scrivono da soli. E noi lo stiamo facendo».
Se i grillini dovessero rompere definitivamente, che ne sarà del voto anticipato?
«Continuo a pensare che per andare a votare serve una legge elettorale. Ma i grillini che gridano al voto subito e ad ogni occasione fanno melina per non perdere la poltrona è una scena vergognosa».
Non le fa specie dover portare per mano grillini e forzisti?
«Sono il secondo e terzo gruppo parlamentare per dimensione. Le due opposizioni più importanti. Le regole si scrivono insieme, anche quando richiede fatica».
I posti in Parlamento non saranno calati dall’alto?
«Non conviene a nessuno. Non esistono più collegi sicuri. Se il candidato non è credibile e radicato fa poca strada...».
Niente Primarie?
«Lo decideremo insieme, ma stiamo parlando di collegi e non di liste bloccate con 40 candidati come nel Porcellum».
Renzi cosa le ha chiesto in questa fase?
«Nella nuova segreteria serviva solidità e profondità sul piano politico. Affianco il segretario nella costruzione di una linea politica condivisa e ne curo la comunicazione».
È vero che vi siete giurati fedeltà nella prima segreteria?
«No. Ho giurato fedeltà a Sonia (mia moglie) non a Renzi. Da me si deve aspettare lealtà. E quella non mancherà mai».
Tra lei e Renzi, in passato, i giuramenti hanno avuto alti e bassi. Oggi cosa vi lega?
«Renzi è l’uomo politico più credibile e determinato nel Paese. L’unico leader del centrosinistra italiano. In Europa ha riportato l’Italia in posizione chiave. Deve tornare a guidare il Governo del Paese».
Ma lei è un portavoce in stile “speaker” all’americana o Renzi le ha messo un limitatore?
«Sono io che devo provare a limitare Renzi - sorride - È un vulcano incontenibile, a volte troppo. Diciamo che... ci compensiamo!».
Alfano dice che volevate fare cadere Gentiloni già mesi fa.
«Gentiloni l’abbiamo voluto noi. E lo sosteniamo tutti i giorni in Parlamento. Se ad Alfano non piace la legge non deve nascondersi dietro ad invenzioni».
Veltroni dice che così, votando il proporzionale, si torna agli anni Ottanta.
«Agli anni Ottanta ci siamo tornati il 5 dicembre. Questa situazione è figlia del No al Referendum. Legittimo, ma con conseguenze devastanti».
Bersani dice che a Renzi non crede più nessuno.
«Non credo. È più credibile Renzi che quando ha perso è rimasto a sostenerlo di Bersani che ha abbandonato il Pd dopo aver fatto la lezione sul rispetto alla ditta».
Ma tra voi e Mdp che sarà?
«Mdp non vuole l'alleanza con il Pd. Dice che fino a quando Renzi ne è il leader nessun accordo. Ritengono le riforme che hanno ridotto disoccupazione e aumentato la crescita una sciagura. Mi sembrano molto concentrati sul loro futuro, non su quello del Paese».
Pisapia punta ad un’alleanza larga: come vi porrete?
«Se Pisapia vorrà un’alleanza con il Pd troverà una porta spalancata. Al momento ha scelto D’Alema, che tra Renzi e Di Maio ha detto che non saprebbe chi scegliere. Altro che centrosinistra!».
Oggi com’è il suo Pd?
«Il primo partito di centro sinistra in Italia e in Europa. Che deve però tornare più in prossimità alla sofferenza e alla quotidianità delle persone. La vera sfida della nuova segreteria».
Esiste ancora la definizione “renziani della prima ora”?
«Non è mai esistita. Non è questione di orario di arrivo, ma di coerenza e autentica spinta al cambiamento».
In Emilia sembrano più diffusi i “renziani all’occorrenza”, non trova?
«Le conversioni di convenienza sono come le bugie. Hanno le gambe corte».
Ultima domanda, su Modena: il rimpasto di Giunta ha guardato a sinistra e Muzzarelli senza Mdp in consiglio comunale sa che non regge. Come la vede?
«Il sindaco non mi ha mai parlato del rimpasto di Giunta, l’ho letto sui giornali. Mdp in consiglio c’è entrato con i voti del Pd, tutto da vedere che corrisponda ad un consenso reale».
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